Mentre si attende la conferenza stampa di presentazione del 62° Festival Pucciniano per conoscere i dettagli del cartellone, incontriamo il Presidente della Fondazione Festival Pucciniano Alberto Veronesi.
Alberto Veronesi, milanese, figlio dell’oncologo (ed ex ministro della Salute) Umberto Veronesi, vanta nel suo curriculum artistico la direzione della Fondazione del Teatro Petruzzelli di Bari, la direzione artistica dell’Orchestra filarmonica del Teatro Comunale di Bologna. nel 1992 fonda l’Orchestra Cantelli divenendone direttore artistico e musicale con la quale, nel 1996, debutta al Festival di Pasqua (Osterfestspiele) di Salisburgo, su invito di Claudio Abbado. Ha inoltre diretto le più grandi orchestre dei teatri del mondo, dai WienerPhilarmoniker alla Scala di Milano, dal Maggio Musicale Fiorentino a La Monnaie di Bruxelles. Dal 2011è Music Director della Opera Orchestra of New York, dal 2013 è direttore principale della Shanghai Opera House.
Ma principalmente, Alberto Veronesi è da quasi vent’anni una delle personalità più significative del Festival Pucciniano all’interno del quale ha svolto attività di direttore d’orchestra, di direttore artistico e di direttore musicale. Un pezzetto di storia recente di questa importante manifestazione che, in qualche modo voluta dallo stesso Puccini ancora in vita (” …mi piacerebbe che un giorno una delle mie opere fosse rappresentata qui sulle rive del lago”), ha vissuto momenti di grande splendore ed altri nei quali il suo destino sembrava segnato. Fasi alterne nelle quali solo il coraggio, la determinazione, lo spirito di sacrificio di coloro che sono stati, a tutti i livelli, l’anima e il braccio di questa kermesse, ha consentito di non cedere alle pressioni esterne o alle varie circostanze che hanno reso difficile la gestione.
Anche quest’anno, la nuova dirigenza si è trovata a gestire un difficile momento di crisi, forse uno dei peggiori perché, nonostante una situazione generale piuttosto solida, debiti pregressi hanno minato la possibilità di agire con la dovuta serenità e libertà.
Ne parliamo proprio con Veronesi che, nel suo ruolo di Presidente, ha dovuto fronteggiare questa emergenza.
“Innanzi tutto permettetemi di ringraziare tutto lo staff della Fondazione, il cui impegno e spirito di sacrificio è stato fondamentale per giungere a questo traguardo di cui vado orgoglioso. Sono stati mesi difficili nei quali la realizzazione di questa 62° edizione è stata in forse e nei quali la pressione esterna ha reso ancora più difficile la mediazione con tutti i soggetti che, legittimamente, chiedevano evasi i loro diritti”.
Può entrare meglio nel dettaglio?
” È presto detto: debiti pregressi per circa tre milioni di euro, decreti di ingiunzione, hanno creato una situazione estremamente difficile per la Fondazione che si è trovata a corto di liquidità e nella difficoltà di far fronte alle spese immediate. Pianificare un Festival al nostro livello in queste condizioni non è stato certamente facile: forti della nostra storia e della credibilità che, ancora credo, distingua la nostra struttura nonostante la crisi, abbiamo fatto una serie di azioni atte a raggiungere l’obiettivo di far partire anche quest’anno il Festival che non volevamo trovasse interruzione. Ristrettezze economiche hanno comportato economie di gestione, ottimizzazione dei mezzi e delle risorse umane e degli artisti ai quali abbiamo chiesto di credere in noi ancora una volta e rifiutando il diktat di alcuni di avere diritto a pagamenti anticipati dei cachet. “se i soldi adesso non ci sono per l’ultima delle maschere del Festival, non ci sono nemmeno per la più famosa delle star”. Ci abbiamo creduto e molti grandi artisti hanno creduto in noi onorandoci della loro presenza. Personalmente non ho preso un euro di rimborso né per la mia attività di Presidente né per il mio ruolo di direttore d’orchestra dal mio insediamento, certo che questa mia piccola scelta potesse essere un esempio per tutti. E devo dire che ho visto davvero molta adesione a questa “economia” destinata ad un obiettivo importante per tutti: trovare le risorse per colmare quei debiti e realizzare la stagione 2016 del Festival.
Ci parli del cartellone…
Quattro i titoli in programma: Tosca, Boheme, Turandot e Butterfly più un importante e doveroso omaggio all’empolese Ferruccio Busoni, un toscano come Puccini, a 150 anni dalla nascita con la rappresentazione della sua Turandot rappresentata in prima assoluta al Teatro Municipale di Zurigo l’11 maggio 1917. Un’opera completamente diversa da quella del Maestro Puccini ma a suo modo grande musicalmente e scenicamente.
Abbiamo utilizzato scenografie esistenti non solo per i motivi di cui abbiamo parlato ma anche perché ognuna di esse rappresenta un asse portante della storia del festival e ci sembrava opportuno che tornasse sul palco a raccontare la sua storia. La Boheme, per esempio, è l’ultima produzione fatta dal grande maestro Ettore Scola recentemente scomparso e di cui ricorderemo la figura attraverso questa proposta che vedrà alla regia il nipote Marco, allora assistente alla regia. Per la Butterfly , in occasione del 150° delle relazioni tra Italia e Giappone, abbiamo inteso riproporre la suggestiva ed evocativa scenografia del grande Kan Yasuda, mentre la Turandot sarà quella di Ezio Frigerio. Per Tosca, l’opera che aprirà la stagione, un ricordo del grande Beppe de Tomasi con il suo allestimento firmato da Antonio Mastromattei.
Ovviamente dentro quelle scene ogni opera rivivrà la sua storia grazie ai registi che parteciperanno a questa edizione: Enrico Stinchelli per la Turandot, Enrico Vanzina per Tosca, Marco Scola di Mambro per la Boheme, Vivien Hewitt per Butterfly. Per la Turandot di Busoni la regia sarà di Alessandro Golinelli con l’ausilio di Cordelia von den Steinen che curerà anche i costumi, mentre Golinelli curerà anche le scene di questo allestimento”.
Per i cast?
” Ne parleremo nel corso della conferenza stampa. Ci saranno grandi nomi della lirica mondiale e dei graditi ritorni che hanno calcato il palcoscenico del nostro teatro quando ancora non erano famosi…”





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