
All’indomani del suo compleanno, 80 anni compiuti il 14 giugno Trump si è regalato la pace o meglio la tregua con la Persia. Una pace dichiarata quasi 40 volte ma che all’ultima svolta tra la sorpresa generale si è avverata. Quaranta dì, quaranta nott, sbattuu de su, sbattuu de giò, il presidente Usa per l’occasione è tornato sui suoi passi ribadendo la bravura del nostro premier ed enfatizzando il suo aiuto che in realtà resta misterioso ed oscuro, i cui dettagli chissà se mai il Donald vorrà esplicitare chiaramente. I più sorpresi di tutti sono gli europei che si apprestavano all’ennesimo summit in terra di Francia, tutti sul piede di guerra contro le mosse del tycoon e che ora si trovano costretti ad omaggiarlo ed a seguirlo pedissequamente. In particolare gli europei si stanno accalcando nell’urlare il loro divieto assoluto per il nucleare persiano, il che significa il rifiuto per l’accordo preso a suo tempo dall’ex presidente Obama. Ed a suo tempo la denuncia trumpiana di detto accordo aveva spaventato e contrariato gli europei. Non solo gli europei, Francia e Uk in testa, sembrano scalpitare dalla voglia di schierare le marine militari in quello stretto di mare che divide Persia e arabi (Emirati, sauditi e soprattutto Oman, new entry di testa nell’intesa). Proprio la stessa intenzione verso la quale gli europei apparivano fino ad oggi neghittosi, richiesta da Trump per dare senso alla Nato,.
Forse Trump era disposto pur di farsi un regalo per il compleanno a concludere qualunque accordo. Certo è che le due parti leggono la tregua ciascuna a modo suo. Per gli Usa è dirimente la rinuncia persiana al nucleare ma in realtà le trattative a riguardo partono ora e probabilmente dureranno un tempo biblico. D’’altronde il tema è un braccio di ferro che dura da 2002. Per l’Iran è tassativa la difesa dei suoi alleati antisraeliani libanesi che al momento Gerusalemme sta massacrando. Solo la forza, di cui non si vede traccia, potrebbe far ritirare Israele dal Libano. Nel frattempo il secondo conflitto americopersiano del 2026 ha introdotto il pericoloso strascico della libertà di navigazione nello stretto. Per gli Usa la tregua significa libertà e neutralità dello stretto di Hormuz, per la Persia al contrario riconosce che lo stretto è cosa sua (in condominio con l’Oman).
Trump segue l’informazione come qualunque cittadino occidentale, news strillate di cui contano i titoli. Se passerà impunito lungo ben due attacchi in un anno al nemico con sotto al braccio la testa della guida suprema ed annichilimento dell’erede, si potrà presentare da presidente pacificatore al suo elettorato e passerà ad occuparsi del prossimo file, vedesi il cubano. Sanzioni e blocchi economici americani non verranno meno, come nemmeno aiuti persiani al terrorismo e querelle sulla navigazione. Tutte cose che senza guerra conclamata non faranno notizia mentre in cambio di una quota esportabile di petrolio persiano le armi taceranno. Quanto al regime change, le popolazioni alla fame sono le migliori sostenitrici delle dittature (basta ricordare l’esperienza sovietica).
Gli europei si ritrovano più confusi e ondivaghi mentre il trend degli elettorati sembra riconoscere la supplenza esercitata da Israele. La tregua del 2026 è un nuovo ’56 con tanto di pace regalata da un pout pourri di paesi asiatici centrali e del golfo, senza nemmeno intervento e ritiro europeo e trionfo della velleità urlata fuori tempo massimo. Non a caso Gerusalemme prosegue senza badare all’ex alleato, anzi, al suo posto. E nell’occidente europeo la cosa è tanto palese da allontanare, divergenti, elettorati sempre più destri dai padroni del pensiero, media e accademia, con claques pseudoproletarie e rumorose al seguito. Poche cose potrebbero fare gli europei, in particolare mettere ordine nelle cose proprie, il che sembra obiettivoirraggiungibile. Come liberarsi dall’ipoteca dell’Intesa, inaugurata nella Crimea del 1854 e viva tutt’oggi. Un’ipoteca che mette perennemente on mute tutte le continue nuove cariche e istituzioni dell’Unione. Un’ipoteca sostanzialmente defunta dall’ultimo conflitto mondiale e tumulata nel ’56, fatta dall’usurpazione di potere europeo esercitato da una Francia mosca cocchiera cui si deve lo sputtanamento della denominazione di europeo in Africa e dall’anda e rianda dell’Uk che con la Brexit è tanto europea quanto il Brasile.
L’Intesa lotta perché l’Europa non abbia una sola voce e soprattutto non l’abbia razionale. È la vera minaccia all’Unione. Molto più di Trump un che mi sont de quei che parlen un sac.
Giuseppe Mele

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