• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

A 25 anni dal trattato di Maastricht e a 60 anni del trattato di Roma, gli stati sono ancora i peccatori e i mercati i benefattori

di Tommaso Sessa | 12 Marzo 2017

25 anni fa, con il Trattato di Maastricht, si costruiva la nuova Europa. Il silenzioso collasso dei regimi comunisti, dopo la caduta del Muro di Berlino, aveva rimesso in moto l’orologio della Storia. Da qui nasce l’obiettivo di darsi una moneta unica mentre si facevano sempre più evidenti gli squilibri all’interno dell’Europa derivanti dalla Riunificazione tedesca. Nella negoziazione del Trattato, la Germania aveva ben chiari i propri interessi, sapeva esattamente che cosa voleva e che cosa le serviva per ritornare una grande potenza, dopo aver subìto per cinquant’anni la divisione e soprattutto la limitazione della sovranità in politica estera e nella conduzione degli affari interni. Il Trattato prevedeva, tra l’altro, la istituzione dell’Unione economica e monetaria (UEM), articolandola in tre fasi: dal 1990 la liberalizzazione della circolazione dei capitali; dal 1994 la convergenza delle politiche economiche degli Stati membri; dal 1999 la creazione di una moneta unica e la costituzione di una Banca centrale europea (BCE). L’ambizione di una moneta comune era fondamentale per sottrarsi alla tirannia del dollaro, e per questo serviva un passo decisivo nel coordinamento delle politiche economiche dei diversi Paesi della Comunità. Alle spalle c’era l’Accordo valutario del Louvre del 1987, assunto nell’ambito del G6, che era stato subito disatteso dalla Germania: avrebbe dovuto reflazionare, mentre la Francia si impegnava a ridurre il deficit pubblico. Ed invece Berlino fece di testa sua: guardava già alla Riunificazione e all’immenso sforzo finanziario che le sarebbe costato e infatti a settembre dello stesso anno alzò autonomamente il tasso di sconto per frenare l’inflazione, mandando in frantumi l’Accordo. L’approvazione del Trattato fu travagliata, anche per via della crisi valutaria che nel 1992 portò l’Italia e l’Inghilterra a svalutare abbandonando lo Sme: la speculazione aveva origini geopolitiche, volte a disinnescare il processo di convergenza verso la moneta comune. Solo il franco francese si salvò, per via del mantenuto sostegno tedesco. Questo attacco mise in ombra due questioni: in primo luogo, lo sconquasso sul mercato dei capitali che era stato determinato dalla Bundesbank, che aveva portato il tasso di sconto al 9% per finanziare la riunificazione e frenare l’inflazione derivante dal cambio 1:1 dei marchi della DDR. Nascose anche l’obiettivo strategico sotteso al vincolo ai deficit pubblici che veniva inserito nel Trattato: la deflazione strutturale determinata dal plafonamento dei deficit pubblici serviva alla Germania per ampliare la disponibilità dei capitali privati da indirizzare alla reindustrializzazione dei Lander orientali e per abbassarne il costo. Sull’altare della moneta comune la Francia si sacrificò, nel timore di essere ancora sopraffatta dal colosso tedesco e dalla autonomia monetaria del marco, come avevano dimostrato la fragilità degli Accordi del Louvre e la crisi valutaria del 1992. Prevalsero la morale protestante e l’ordoliberismo. I princìpi contenuti nel Trattato possono essere riassunti nel motto: “Vizi statali e virtù private”. Ponendo vincoli quantitativi solo al deficit ed al debito pubblico, poi specificati con il tetto del 3% al deficit e l’obiettivo di portare il debito al 60%, venne ribaltata quella che, nella settecentesca favola delle api, era solo una sferzante satira sociale. Secondo il racconto di Bernard de Mandeville, infatti, sarebbero i vizi privati a determinare la prosperità collettiva: il perseguimento del lusso e dello sperpero, con l’aumento dei consumi dei più ricchi, mette in moto l’economia, contribuendo a fare circolare il denaro e ad aumentare il lavoro per le classi più povere. Questa impostazione, apparentemente neutrale e giusta, si è rivelata parziale e faziosa: ha diffuso, per anni, la colpevole illusione secondo cui la eliminazione degli squilibri dei bilanci pubblici avrebbe di per sé assicurato la stabilità finanziaria europea. Il Trattato si fonda infatti sulla esaltazione delle virtù dei privati e della finanza, e sulla certezza che il mercato sia dotato di un’intrinseca capacità di autocontrollo e riequilibrio. L’obiettivo di tenere i conti pubblici in ordine e di assicurare la stabilità dei prezzi al consumo, il mito dei miti a tutela del risparmio, ha messo in secondo piano gli squilibri ben più gravi. Quelli che, secondo la Scuola austriaca, derivano dalla alterazione del tasso naturale di interesse e che costituisce la principale responsabile delle crisi economiche ricorrenti: per sostenere la crescita, sobillate dagli Stati, le Banche centrali riducono il tasso di sconto al di sotto del livello naturale, facendo gonfiare a dismisura ed immotivatamente gli investimenti e gli acquisti dei beni più distanti da quelli di consumo, fino alla esplosione della bolla. La profondissima crisi bancaria nei Paesi del nord Europa nel 2009, determinata dalla evaporazione degli impieghi originati negli Usa, ha fatto da innesco a quelle di Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro: per ripianare le perdite bancarie, si dovevano ritirare gli impieghi all’estero. In questi anni, le banche tedesche e francesi si sono comportate nei confronti del resto dell’Europa esattamente come i finanzieri americani dopo la crisi del ’29, determinando le medesime crisi finanziarie e sociali che allora colpirono l’Austria e la Germania, ancora debilitate dopo la guerra mondiale. Stavolta, la colpa dei dissesti è stata fatta ricadere sulle finanze pubbliche in disordine, sui debiti pubblici eccessivi. I meno giovani forse ricorderanno le dichiarazioni di Andreotti alla viglia della riunificazione tedesca: “amo a tal punto la Germania che preferisco averne due”. Un quarto di secolo dopo la Merkel, proponendo l’Europa a due velocità, sembra dire: “amo a tal punto l’Europa che preferisco avere quella tedesca e quella mediterranea”. Al vertice di Malta e nei giorni scorsi a quello di Versailles, il suo punto di vista è stato recepito da Italia, Francia e Spagna. Evidentemente italiani e spagnoli si illudono di far parte della prima fascia mentre i tedeschi puntano ad un rinnovato asse franco-tedesco. Non è un caso che al ballottaggio per le elezioni presidenziali francesi i sondaggi prevedano uno scontro Le Pen – Macron. A 44 giorni dal primo turno, Macron guadagna tre punti arrivando al 25,5% mentre la Le Pen si attesta al 26,5%, Fillon precipita al 18,5% e il socialista Hamon al 14%. È evidente che la vera partita questa volta si gioca tutta in Francia dove una vittoria di Macron rafforzerebbe l’asse franco-tedesco mentre quella di Le Pen farebbe saltare, con molta probabilità, la stessa elezione di Angela Merkel alla Cancelleria. A 25 anni dal trattato di Maastricht e a 60 dalla fondazione dell’Europa, non è più tempo di commemorazioni, ma di decisioni per la crescita e per un’Europa sociale, senza questo i cosiddetti populismi vinceranno la partita.”

Guido Salerno Aletta e Tommaso Sessa

Pubblicato in : Primo pianoTag: andreotti, angela merkel, anni, banca centrale, banca centrale europea, banche, banche centrali, bce, bilanci pubblici, bundesbank, caduta del muro, capitali, conti, conti pubblici, costituzione, crisi, debito pubblico, elezioni, europa, finanze, finanziaria, francia, germania, giovani, grecia

Info Tommaso Sessa

Presidente nazionale di Risalire Italia

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti