
Non auguro a nessuno di coloro cui questi auguri sono indirizzati nulla di quello che essi già da sé desidererebbero: sarebbe del tutto inutile e replicativo.
Nè auguro loro quello che a me piacerebbe che essi potessero desiderare o quello verso cui sarebbe ‘oggettivamente’ e ‘conformisticamente’ bene si orientassero: sarebbe un moralistico e pedante ‘sopruso ottativo’.
Auguro solo a tutti noi di essere sorpresi, a un certo punto del (proprio) tempo storico, da quella vertigine destabilizzante e dis-orientante di trovarsi portatori di un punto di vista sulla realtà mai prima sperimentato ed esperito, insomma, del tutto inedito e originale, tanto da desiderare di viverla intensamente per cambiarne il senso/la rotta, troppo pericolosamente, collegialmente e a-criticamente ritenuto unico e incontrovertibile, e ciò senza che nemmeno se ne abbia, purtroppo, la minima coscienza.
Per questo il mio augurio non va nella direzione di un nuovo anno di colmo spensieratezza, ma, al contrario, di un periodo di grande e piena ‘pensieratezza’, nel quale si torni filosoficamente a ‘pensare-le-cose-del-mondo’, in modo autenticamente interrogativo, profondo e trasformativo, evitando, così, che siano solo ‘alcuni altri’ o solo le ‘anonime e amorfe masse umane’ a potere determinarne il corso.
Pietro Polieri

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