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174 bambini palestinesi uccisi nella Cisgiordania occupata negli ultimi due anni

La situazione nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, continua a deteriorarsi. Negli ultimi tre anni, la violenza dei coloni israeliani, coadiuvati dall’esercito israeliano, e le operazioni sempre più militarizzate da parte di Israele hanno subìto una forte escalation in tutta la Cisgiordania. Tra gennaio 2024 e la fine di luglio di quest’anno, l’ONU ha verificato che 174 bambini palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est: si tratta di più di un bambino alla settimana.

di Agenzia Aise | 16 Agosto 2026

 La situazione nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, continua a deteriorarsi. Negli ultimi tre anni, la violenza dei coloni israeliani, coadiuvati dall’esercito israeliano, e le operazioni sempre più militarizzate da parte di Israele hanno subìto una forte escalation in tutta la Cisgiordania. Tra gennaio 2024 e la fine di luglio di quest’anno, l’ONU ha verificato che 174 bambini palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est: si tratta di più di un bambino alla settimana. Più di 1.500 sono rimasti feriti. Quasi la metà dei feriti è stata colpita da proiettili veri. Nello stesso periodo, 3 bambini israeliani sono stati uccisi e 15 feriti. I ragazzi, in particolare gli adolescenti, costituiscono la maggior parte dei bambini uccisi e feriti. L’ONU continua a monitorare e verificare gravi violazioni ai danni dei bambini in Cisgiordania.
A riportare questi drammatici numeri è stata Hannan Sulieman, Vicedirettrice generale UNICEF, in occasione della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’escalation di violenza in Cisgiordania.
Sulieman ha quindi spiegato come stiano aumentando gli episodi di violenza da parte dei coloni israeliani. Tra gli episodi documentati figurano bambini colpiti da arma da fuoco, picchiati, accoltellati e spruzzati con spray al peperoncino; abitazioni e mezzi di sussistenza attaccati; infrastrutture idriche danneggiate o distrutte. E come indicato nell’ultima relazione annuale del Segretario Generale sui bambini e i conflitti armati, l’assunzione di responsabilità per le gravi violazioni commesse contro i bambini rimane estremamente rara.
“Questi episodi lasciano ben più che ferite fisiche – ha spiegato la vicedirettrice generale UNICEF -. I bambini che sopravvivono a gravi lesioni potrebbero convivere con disabilità per il resto della loro vita. Alcuni rischiano l’arresto. Altri faticano a tornare a scuola. Esporre un bambino alla violenza, alle incursioni, alle intimidazioni e allo sfollamento comporta un profondo impatto psicologico”.
Secondo il cluster sull’istruzione, oltre 800.000 bambini in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, incontrano ostacoli all’accesso a un’istruzione sicura e continuativa a causa della chiusura delle scuole, dell’insicurezza, delle restrizioni alla circolazione e dei danni alle infrastrutture. Solo nel 2026 sono stati documentati 99 episodi legati all’istruzione, tra cui bambini uccisi, feriti o arrestati all’interno delle scuole o mentre si recavano a scuola; scuole demolite; edifici scolastici utilizzati dalle forze armate; e bambini a cui è stato negato l’accesso all’istruzione.
Secondo l’OCHA, in tutta la Cisgiordania, negli ultimi due anni e mezzo sono state imposte oltre 900 ulteriori barriere e restrizioni alla circolazione. Molti varchi vengono chiusi frequentemente, il che comporta forti limitazioni alla libertà di movimento e all’accesso ai servizi essenziali, compresi i servizi sanitari e le fonti idriche.
Secondo il Servizio penitenziario israeliano, almeno 355 bambini palestinesi della Cisgiordania sono attualmente detenuti nelle strutture militari israeliane: si tratta del numero più alto degli ultimi otto anni. Quasi la metà – 164 bambini – è sottoposta a detenzione amministrativa senza alcuna accusa né processo. I bambini detenuti continuano a denunciare violenze, maltrattamenti, trattamenti umilianti e degradanti, nonché condizioni di vita difficili – con una situazione di alimentazione e igiene inadeguate che provoca un’estrema perdita di peso e una diffusione dilagante della scabbia tra i minori detenuti.
Nonostante queste difficoltà, l’UNICEF e i suoi partner rimangono sul campo. Quando le famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie case, l’UNICEF e i suoi partner forniscono assistenza di emergenza, servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale, denaro contante, acqua potabile e prodotti per l’igiene, oltre a sostegno per garantire la continuità dell’istruzione. “Ma l’assistenza umanitaria può solo mitigare le conseguenze. Non può eliminare le cause. Ciò richiede un’azione politica”.
Sulieman si è quindi rivolta al Consiglio con quattro richieste urgenti: “Primo: proteggere i bambini. Il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani devono essere rigorosamente osservati e rispettati. Le norme relative all’applicazione della legge devono essere rispettate e la forza letale deve essere utilizzata solo quando è strettamente inevitabile per proteggere la vita. Devono essere messe in atto misure di salvaguardia specifiche ovunque possano essere presenti dei bambini. La detenzione amministrativa dei bambini deve cessare e tutte le pratiche relative ai bambini palestinesi nel sistema di giustizia militare devono essere allineate agli standard internazionali in materia di giustizia minorile e diritti dei bambini”.
Sulieman si è quindi unita, a nome dell’UNICEF, all’appello del Segretario Generale nell’esortare Israele a concordare e attuare un piano d’azione con le Nazioni Unite per porre fine e prevenire gravi violazioni contro i bambini.
“Secondo: porre fine allo sfollamento forzato dei bambini e delle famiglie palestinesi. Gli Stati membri devono esercitare la loro influenza politica e diplomatica per impedire ulteriori sfollamenti e manifestare tolleranza zero nei confronti della violenza contro i bambini, le famiglie e le comunità”.
“Terzo: garantire ai bambini l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ad altri servizi essenziali. I bambini devono poter raggiungere la scuola in sicurezza. E i bambini che necessitano di cure mediche devono poter raggiungere ospedali e strutture sanitarie”.
Infine, Sulieman ha chiesto anche di proteggere le operazioni umanitarie. “Le forniture essenziali devono poter entrare e transitare in Cisgiordania senza inutili ritardi. I servizi pubblici da cui dipendono i bambini e le famiglie devono essere protetti da eventuali interruzioni. E le organizzazioni umanitarie e i loro partner devono poter operare in sicurezza, in modo indipendente e senza misure amministrative che impediscano loro di raggiungere i bambini bisognosi”.
“I bambini della Cisgiordania hanno gli stessi diritti dei bambini di tutto il mondo – ha concluso -: il diritto di vivere, di imparare, di essere protetti e di immaginare un futuro al di là della violenza e della paura. L’UNICEF continuerà a impegnarsi per la tutela di tutti i bambini e a fornire assistenza umanitaria e protezione a ogni bambino che riusciamo a raggiungere”. 

Agenzia Aise

Pubblicato in : Dossier

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