Si sta facendo un gran parlare in queste ultime settimane della ripresa economica del nostro Paese, del Pil (prodotto interno lordo) che cresce oltre il previsto, e di altri indicatori positivi. Insieme a queste buone notizie, che sono state divulgate da tutti i mezzi di informazione e dalle autorità governative, ci saremmo aspettati un inizio di discorso sui pensionati a basso redditto e più in generale sui milioni di cittadini (pensionati e non) ridotti in stato di povertà, dai sedici anni di circolazione dell’euro. Sono due gli elementi che hanno ridotto le famiglie in stato di povertà: la mancanza di adeguamento delle pensioni al reale costo della vita in tutti questi anni e lo svilimento del potere d’acquisto dei salari con l’entrata in vigore dell’euro. Milioni di famiglie appartenenti al ceto medio, nel volgere di qualche anno hanno azzerato i propri risparmi e successivamente sono cadute in povertà. La stessa pensione sociale di 500 euro è da considerarsi una miseria che basta a pagare le utenze (gas, luce, acqua, telefono e spese condominiali); andrebbe raddoppiata (1000 euro) per consentire alle famiglie di non morire di fame. E sì, perché dopo aver pagato le bollette, non rimane nulla per mangiare.
Di fronte a questa situazione drammatica, il Governo che cosa fa? Sta definanziando lo stanziamento a favore della sanità, che è sceso al di sotto del 6% del Pil. Questa politica tradotta in termini pratici porterà ad un’ulteriore riduzione di prestazioni sanitarie. Da molti anni gli anziani non si curano più; non possono pagare i ticket e rinunciano, con gravi conseguenze per la salute.
Sono 12 milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi, perché non hanno i soldi. Per contro, grandi gruppi ospedalieri privati (convenzionati con il Servizio sanitario nazionale), dove un po’ tutti noi andiamo ad eseguire gli esami diagnostici, continuano a diventare sempre più ricchi, ed acquistano il controllo di altre cliniche.
Dunque, i conti non tornano cari governanti. Date più soldi ai pensionati e meno agli ospedali per le prestazioni.
Roberto Fronzuti

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