
In occasione dei 100 anni della radio merita ricordare che la sede Rai di Firenze ha sempre avuto una vocazione radiofonica. Nel 1944 dopo la liberazione i programmi furono diretti da Silvio Gigli che impostò un palinsesto di ben 15 ore al giorno. Tra l’altro, con Botta e risposta, il 16 dicembre 1944 inaugurò il quiz radiofonico ed ebbe subito grande successo. (Cfr. Eleonora Corgiolu in https://www.radiospeaker.it/blog/silvio-gigli-quiz-radiofonico/).
C’erano, inoltre, innovativi programmi di varietà che videro protagonisti cantanti come Narciso Parigi e Odoardo Spadaro. E celebri orchestre come quella di Francesco Ferrari o di altri maestri del jazz (una stagione narrata nel libro Firenze radio swing di Fosco D’Amelio e Rosaria Parretti). Vennero nei decenni successivi Corrado con una stagione della celebre la Corrida, Pippo Baudo, Memo Remigi. E L’Approdo, uno dei più celebri programmi culturali, nacque a Firenze nel 1944 e annoverò i maggiori scrittori italiani.
Inoltre, in Toscana fece epoca il Grillo Canterino prototipo di futuri contenitori di varietà RF e TV.
Inoltre, la Sede fiorentina della Rai fu protagonista della grande stagione del radiodramma con alcuni tra i maggiori attori e registi a livello nazionale. Lo sceneggiato, negli anni dell’Eiar, era chiamato anche “teatro alla radio” perché recitato in diretta. Ma nel secondo dopoguerra apposite tecniche di sceneggiatura, di recitazione e del montaggio hanno dato vita ad uno specifico linguaggio. Nel tempo, ulteriori modifiche finché hanno portato al radiofilm, con peculiarità che evocano un’ “immagine radiofonica” grazie a una sincronizzazione, di tipo cinematografico, tra voci, effetti sonori e musica.
Nella Sede Rai di Firenze (il Palazzo delle Cento finestre in Piazza S.Maria Maggiore, poi dal 1968, la Sede di Bellariva, progettata da Italo Gamberini) si è avuta una intensa produzione di sceneggiati radiofonici che hanno avuto per protagonisti grandi registi. Cito per tutti (perché l’elenco sarebbe lungo) Umberto Benedetto considerato “inventore” del radiodramma italiano. E attori come Ugo Pagliai, Alberto Lupo, Arnoldo Foà, Sarah Ferrati, Ave Ninchi per citarne solo alcuni. In particolare, il mitico studio “C” dove lavorava la celebre compagnia di prosa della Rai conserva ancora, come cimeli. gli spazi e le attrezzature di scena: camminamenti in ghiaia, in terra battuta, in legno, salette fonoassorbenti, porte e finestre,serrature, serrande per creare rumori che adesso sono prodotti da una tecnologia digitale ma che all’epoca venivano effettuati dal vivo.
Il radiodramma è stato fin dall’inizio un genere innovativo perché, pur mutuando dal teatro determinate tecniche espressive ha un’intrinseca e fondamentale peculiarità: l’esaltazione della parola. Tutto ciò che nel teatro e nel cinema è affidato al linguaggio del corpo, qui deve avvalersi di toni, ritmi, inflessioni della comunicazione verbale. E accanto alla parola, come supporti, la musica e gli effetti sonori che accompagnano l’azione o che creano un ambiente, con una funzione soprattutto evocativa.
Quanto alle tecniche di realizzazione, le modifiche, sono state, nel tempo, assai profonde. Come ho già accennato, agli esordi del radiodramma si andava in onda in diretta o in diretta differita, quindi senza montaggio. come in uno spettacolo dal vivo . Ciò conferiva all’evento una dimensione di “unicità”.
Ma la specificità del linguaggio radiofonico si determinò con il passaggio alla registrazione delle singole scene. Il montaggio consentiva di scegliere le migliori versioni delle battute ma si doveva mantenere una coerenza, un’ unitarietà espressiva dato che ogni versione non è mai uguale alla precedente.
Della diretta restava la sincronicità. Infatti, si registravano simultaneamente le voci degli attori, la musica e gli effetti sonori; quelli ambientali scaturivano da una fonte preregistrata(il frinire delle cicale, la risacca del mare, la pioggia, il vento) mentre quelli inerenti all’azione (la portiera di un’auto, la chiave che gira nella toppa, rumori di stoviglie, il cozzare delle lame in un duello) erano effettuati direttamente dagli attori perché seguivano il ritmo dell’azione.
La complessità di fattori, portava, non di rado, a cinque-sei versioni prima di dire: “buona”
Si poteva anche scegliere di registrare prima le voci degli attori e d’inserire dopo musiche ed effetti. Tuttavia, i tempi di lavorazione non si riducevano in modo sensibile e il doppio passaggio sul nastro magnetico, andava a detrimento della qualità della registrazione. Da quando operiamo con apparecchiature digitali e si registra su piste diverse questo problema del doppio passaggio non c’è più. La creatività rimane ma è di segno diverso; avviene ex post e se consente di cercare il migliore amalgama perde un po’ dell’originaria “magia” conferita dalla sincronicità, quando il regista, calibrava l’intensità degli effetti, la durata della musica in primo piano, simultaneamente alla recitazione.
Arrivato, come regista Rai quasi alla fine della grande stagione della prosa, ho realizzato decine e decine di sceneggiati radio a puntate e, negli anni 2005-2010, vari radiofilm (la differenza riguarda i mutamenti nel linguaggio (registrazioni, montaggio, effetti sonori).
Mi preme ricordare che Nicola Cariglia quando era Direttore della Sede Rai di Firenze promosse la diffusione dei nostri sceneggiati radio su Rai international e avemmo positivi riscontri dai nostri italiani all’estero ma anche da numerosi giovani stranieri che attraverso di essi approfondivano la conoscenza della lingua italiana.
La foto di questo articolo è stata scattata appunto in occasione di un radiofilm con protagonisti Chiara Conti nota attrice cinematografica e televisiva (attualmente la vediamo in Un posto al sole) e Bruno Santini anch’egli noto attore cinematografico e televisivo ma anche autore e regista radiofonico . Proprio della suggestione della radio ho parlato con lui in questa intervista
Qual è il fascino intramontabile della radio?
“Con il motore dell’immaginazione si possono fare migliaia di chilometri e raggiungere qualsiasi meta” sostiene Pieraccioni nel suo ultimo film… ed io concordo pienamente con lui. Il fascino della radio è davvero tutto qui: puoi immaginare di essere in qualsiasi posto, di incontrare qualsivoglia personaggio… non ti pone confini né muri.
C’è chi la considera legata al passato….O secondo te può guardare al futuro ?
Legata al passato?? È quantomai attuale. È una scossa elettrica, una scarica adrenalinica che ti riavvia il cervello che ormai da tempo sonnecchia in forzato riposo. Arrivo a dire che la radio del futuro potrebbe essere… la radio del passato. Quella delle inchieste in prima linea realizzate in trincea, nelle strade; quella dei radiodrammi dove venivi catapultato alla corte di Lorenzo de’ Medici o nella giungla più impenetrabile alla caccia di templi e tesori perduti. E il tutto realizzabile con una manciata di euro, alla faccia di budget milionari!
Nella tua lunga attività di attore e di autore per RadioRai quali ricordi ?
Non c’è nostalgia nei miei ricordi ma solo la consapevolezza e l’orgoglio di aver preso parte ad un’ epoca (purtroppo al tramonto) in cui, come in una bottega di un artigiano, si realizzavano prodotti dove ingegno e professionalità erano i veri strumenti del mestiere. Intorno a un microfono grandi attori provenienti da Roma e un folto gruppo di buoni interpreti locali creavano dal nulla con voce, suoni (erano abolite la scarpe da ginnastica perché anche lo scalpiccio aveva la sua componente di recitazione) e musica, la magia del radiodramma.
Gabriele Parenti

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