
“10 Volte Meglio”. E’ questo il nome del neonato movimento politico formato da imprenditori, professori, scienziati e manager– capitanato dal trio Andrea Dusi, classe 1975, Gian Luca Comandini, classe 1990 e Stefano Benedikter, classe 1983 – che ha deciso di spiccare il volo verso l’innovazione riportando i curricula al governo. Perché “a dirci se dobbiamo vaccinarci o no, deve essere il miglior medico possibile” ha detto Dusi. Come il curricula di Francesca Cortese, trent’anni, candidata capolista #Lecce, rintracciata via Linkedlin, proprio come gli altri candidati, per cambiare lo status quo italiano. Un incarico, cui un’anima cosmopolita e visionaria del futuro come la sua, con alle spalle un’esperienza in Parlamento Europeo, non poteva certo non accettare. Fosse solo per quell’appello social così democratico e inconsueto dal quale ricevette “chiamata” lo scorso agosto.
Che forma dovrebbe avere il mondo per “10 Volte meglio”? Immaginiamo un mondo moderno abitato da cittadini che siano ottimismi e preparati ad affrontare lo tsunami tecnologico che presto invaderà il nostro Paese. Siamo nell’era post-ideologica e perciò dobbiamo puntare ad acquisire una formazione diversa anche da un punto di vista politico.
Qual è l’ideologia che vi rappresenta di più? La ricerca della felicità è una nostra ideologia. Felicità è quando ti svegli la mattina e ti senti realizzato. Felicità è quando ti senti utile e senti di aver costruito qualcosa di valido per te stesso. Oggi molti di noi sono infelici proprio perché si vedono negata la possibilità di realizzarsi. Per noi la felicità non è utopia ma un concetto concreto raggiungibile grazie alle nostre competenze e capacità.
Anche se nessuno di voi ha mai fatto politica? Di certo non siamo politici di professione ma di certo siamo persone che hanno avuto ampio successo sia in ambito tecnologico sia in ambito innovativo. Essere dei politici non è poi così positivo: i precedenti e gli attuali governatori sono lì a dimostrarlo.
Avete deciso di riportare i curricula al governo perché “a dirci se dobbiamo vaccinarci o no deve essere il miglior medico possibile”. Parola di Dusi. E’ un’allusione? Certo, si riferiva a Beatrice Lorenzin, l’attuale ministra della salute. Abbiamo bisogno di persone competenti al governo. Se mi chiedi di fare i vaccini non posso risponderti perché non sono un medico e quindi non accetterò consigli da un ministro della salute che non è medico. Poi, il moVimento 5 stelle, è un governo incazzato e noi non abbiamo bisogno di protestare per altri cinque anni. Abbiamo bisogno di costruire.
Avete deciso di “costruirvi” attraverso un linguaggio che non è quello della politica ma quello della cultura. Come si fa a fare cultura dentro un grande calderone animato da crisi politica? E’ una sfida molto importante che ci proponiamo di superare mettendo sul tavolo tutti i nostri successi in modo che fungano da esempio. Il primo passo? Educare attraverso corsi universitari (e non) proprio per coinvolgere tutte le fasce di popolazione.
Un politico può avere autonomia senza cultura? Può avere autonomia nel momento in cui non diventa populista. Sono proprio i politici che non hanno cultura a utilizzare concetti assai populisti per arrivare a tutte le fasce di popolazione ma non è questa la politica che serve a ricostruire l’Italia.
Mi farebbe un riassunto del governo italiano? Avendo vissuto all’estero, l’idea del nostro Paese me la sono fatta guardandolo da quella prospettiva. Noto una grande rassegnazione. La maggior parte degli italiani quando sentono parlare di politica girano la testa. Direi che siamo arrivati a un punto di non ritorno: bisogna fare tabula rasa e ripartire da zero. Sono cambiati i vari governi eppure continuano a ricandidarsi gli stessi politici con le stesse competenze non aggiornate e poco moderne. Ci sono politici che si stanno ricandidando al loro undicesimo mandato solo perché vedono nella politica una forma di potere; non c’è assolutamente meritocrazia e così si è completamente dispersa la volontà di cambiare le cose. Mentre in passato gli italiani andavano al voto perché speranzosi che qualcosa potesse cambiare, oggi non è più così. Tant’è vero che l’astensionismo al voto non è mai stato così alto.
Marco Travaglio disse “antipolitica è dire che è sempre colpa dei politici precedenti, delle Torri Gemelle, della crisi mondiale, dello tsunami, delle toghe rosse, dell’euro, della Merkel, di Adamo ed Eva”. L’uomo per natura tende sempre a ricordare il negativo. Personalmente, se mi guardo indietro, non vedo soltanto negatività ma anche leader di valore.
Gli esperti dicono che quella di quest’anno, sia la campagna elettorale più ridicola mai esistita. Le colpe maggiori bisogna attribuirle ai politici o agli intellettuali? Credo che il problema non sia né degli intellettuali né dei politici ma di noi cittadini ad aver permesso alla politica di scendere così in basso. Mi viene in mente una frase che mi piace molto “non aspettarti il cambiamento se non sei pronto a cambiare”.
Il vostro “manifesto” sostiene che la scuola si basa su programmi obsoleti che preparano ad affrontare il passato, il presente ma non al futuro. L’attuale istruzione è retrograda. Abbiamo calcolato che le prossime generazioni cambieranno diciannove lavori nella stessa vita, nove dei quali non esistono ancora in Italia. L’università italiana dovrebbe insegnare a lavorare in gruppo proprio come all’estero. Anche gli esami dovrebbero essere affrontati in gruppo per imparare a gestire conflitti e diversità. D’altronde non conta solo la preparazione teorica: puoi avere tutta la conoscenza di questo mondo ma se non sai fare fronte alle diatribe che si creano tra colleghi, beh…
Una politica, quella da voi contestata, che pare aver bruciato la macchina di un vostro candidato a Bagaria, in Sicilia. Purtroppo il nuovo fa sempre paura, in Italia ancora di più. Diamo fastidio perché la gente è spaventata dal nuovo. Non ci faremo intimorire da fatti come quello di Bagaria, anche perché sono casi isolati. Si tratta di congiunture che possono spezzare dei fiori, ma non possono spegnere la primavera. Noi poi, siamo esperti nella gestione del cambiamento. Siamo già abituati a gestirlo all’interno delle aziende nelle quali lavoriamo. Non è facile trasformarsi e noi lo sappiamo bene. Ci prenderemo cura anche di questi episodi negativi.
A proposito di Meridione, è possibile eliminare il gap Nord-Sud? Pino Aprile, autore del libro intitolato “Terroni” riferendosi agli ultimi dati del bilancio di Stato, afferma: “Ai Comuni del Nord è stato elargito il 300 per cento rispetto al loro fabbisogno standard, mentre al Sud solo il 53 per cento”. Credo che il Sud sia completamente svuotato dai giovani e quando svuoti un territorio dai giovani svuoti anche i nuovi germogli e la creatività di quel territorio. Così è chiaro che quei ragazzi riversandosi tutti al Nord (o nei paesi dell’Europa settentrionale) vanno ad alimentare l’economia di un paese che non è più loro. Quindi bisogna sì, spronarli a viaggiare ma poi bisogna anche stimolarli a ritornare. Una volta tornati potrebbero, per esempio, esprimere la loro creatività realizzando Start-up. Posso citare l’esempio di un mio caro amico che ha deciso di lasciare New York e di tornare in Calabria grazie al successo di una Start-up da lui ideata.
In che cosa consiste? Nella creazione di un campo agricolo digitale in Italia meridionale: l’interessato potrà comprare un albero e quando i frutti saranno pronti, avrà modo di raccoglierli e riceverli a casa propria entro 24 ore.
Interessante, ma è molto difficile far planare una Start-up oggi. Difficile ma non impossibile. Rimane comunque un buon modo per fare esperienza lavorativa, quella che attualmente manca quando esci dall’università. Perché oggi non manca il lavoro – io l’ho sperimentato su me stessa – mancano le persone che possano rivendere la propria esperienza lavorativa nel mondo del lavoro.
Non ha ancora risposto alla mia domanda però. Pino Aprile, dice: “Il Nord sfrutta le risorse del Sud, da sempre. Lo stato italiano da’ al Sud 85 miliardi di euro in meno rispetto ai cittadini del Nord”. Cosa ne pensa? Potrebbe essere corretto e legalmente giustificabile. Però è anche vero che se un territorio produce di più ha altresì bisogno di più budget. Tuttavia potrebbe essere anche il contrario: il Sud potrebbe ricevere dei fondi che si disperderebbero a causa della corruzione. Sono solo ipotesi ma posso dire per certo che la gestione di questi fondi andrebbe rivista e ristrutturata, sia che a gestirli siano degli algoritmi sia che a gestirli sia la blockchain. Anche la tecnologia può essere parte attiva in questo lavoro perché non è detto che laddove ci siano le mani degli uomini ci sia più ordine di dove ci sono i robot.
Non c’è trasparenza quindi. Non c’è trasparenza e non c’è organizzazione, anche da un punto di vista digitale: non ci sono portali chiari che riuniscano tutti i bandi in un unico sito.
Mentre la politica si è sempre ispirata al nuovo, la cultura ha sempre dovuto fare da collante tra il vecchio e il nuovo. Il vostro partito s’identifica con la modernità, come pensate di creare questo collage? Noi non vogliamo assolutamente eliminare il vecchio perché crediamo che il passato possa solo insegnare. Tanto che vorremmo reintrodurre nelle scuole la filosofia dei greci, quella classica, perché quando i giovani studiano filosofia, imparano anche ad avere un pensiero critico e non ad accettare la realtà come viene loro propinata. Io sono una grande appassionata di filosofia e l’ho sperimentato su me stessa.
La critica che vi viene mossa da altri partiti è quella di avere un programma a lungo termine, che volge lo sguardo a dieci anni più in là. Noi a differenza di altri gruppi politici non vogliamo venderci per il 4 marzo perché siamo convinti che alcuni problemi come quello dell’immigrazione saranno risolti non prima di dieci anni. L’immigrazione poi, è un fenomeno nuovo, abbiamo bisogno di digerirlo. Solo così potremo capire quale direzione prendere. Gli altri partiti, invece, vendono le loro soluzioni e i loro programmi come se l’incognita dell’immigrazione potesse essere risolta qui e ora. Non funziona così.
L’immigrazione può essere una risorsa per il nostro Paese? Sì, se è ben gestita. Io che ho vissuto a Londra ho visto con i miei occhi quanto gli immigrati possano essere integrati e quanto la loro presenza possa essere valida ai fini di una maggiore produzione. Noi di “10 Volte Meglio” vogliamo imparare da altre culture.
Si dice che l’estremismo sia la malattia infantile del politico. Voi siete estremisti? Non siamo assolutamente estremisti, non ci piacciono gli estremi, seppur ci riteniamo estremamente a un altro livello.
Si può cambiare il mondo senza anelare al potere? Certamente. Non c’è bisogno di avere potere per cambiare le cose. All’interno di un team c’è il leader che è la persona deputata al potere e poi ci sono tutti i follower. E non è detto che quei follower non aiutino al raggiungimento dell’obiettivo. Anzi, molto spesso il cambiamento avviene grazie ad ognuno di noi, da chi il potere non ce l’ha. Siamo noi follower che nel nostro piccolo abbiamo il nostro grande potere che è quello di consegnarlo a chi dovrà rappresentarci.
Vuole dire qualcosa ai suoi follower-elettori? Il 4 marzo avremo un’occasione irripetibile, avremo la possibilità di votare il giusto e non il meno peggio. Votiamo per ciò che riteniamo giusto e supportiamo il cambiamento tramite “10 Volte Meglio”.
Sara Cariglia

Luca. E” vero, ho usato la q al posto della C.Riconosco l”enormità dell”errore. Per il reso della sbrodolata, ti potevi risparmiare la fatica. Non solo ho avuto un figlio che ora ne ha due dei suoi tutti regolarmente vaccinati , come del resto è stato per me. E” ridicolo insistere su questa posizione.i numeri mondiali parlano chiaro su milioni dipersone vaccinate. Quando ero bambino si moriva di poliomielite,menegite,e altre malattie debellate dai vaccini.Poi, vai a vedere quanta gente motiva di tubercolosi all”inizio del 900 fino al dopoguerra,e quanti ora. Sono decenni che i medici sanno che non vanno vaccinati soggetti con difese immunitarie al disotto del normale e altre situazioni anomale. La guerra ai vaccini è una dimostrazione di negazione della scienza in nome del nulla, dettata da una totale non conoscenza di ciò di cui si parla.
Non capisco questo commento.
Non ho mai parlato di guerra ai vaccini.
Anzi.
Sono un sostenitore della scienza e della sanità pubblica e ben finanziata.
A differenza di quanto avviene oggi, attraverso indiscriminati tagli alla spesa pubblica.
Mi sembra il partito della “Generazione Erasmus” medio alto borghese, cosmopolita, modernista e culturalmente sradicata che vede nell “espertocrazia” (criticata dal sociologo Christopher Lasch) la risoluzione a tutto.
Personalmente preferisco gli ideali storici, il radicamento comunitario e culturale.
Ciò che manca all’ Occidente globalizzato, ormai in totale decadenza, che ha elevato il danaro e il web a unica Divinità assoluta.