Venezia ’70 presentava un film di un giovanissimo regista canadese giunto alla sua quarta opera a soli 24 anni e invitato per la prima volta ad un grande Festival. incuriosita siedo in sala e dalla prima scena, dalla prima inquadratura, ancora sui titoli di testa resto fulminata dalla musica, dalla bellezza, dal dolore, dalla rabbia, dai pensieri di Tom (lo stesso Dolan) che biondo, bello corre con la sua macchina lungo una strada immersa in una campagna desolata e assolata. Deve arrivare alla fattoria di Guillaume il suo compagno di vita morto in incidente, deve presenziare al suo funerale accanto alla madre e al fratello del suo compagno, crede di trovare una famiglia e si trova invece subito immerso in una pesante situazione di menzogne e violenza.

E c’è un’ambiguità di fondo in tutto il film: Tom e Francis proiettano l’uno nell’altro l’identità di Guillome e nel corso della storia Francis che proibisce a Tom, dopo averlo minacciato violentemente, di rivelare la sua tendenza sessuale, la rabbia che Francis prova nei confronti di
Tom , costringendolo a restare e lavorare nella fattoria, “ a sporcarsi le mani” come ha fatto lui per tutta la vita, fanno sì che Tom sia sempre più impaurito ma allo stesso tempo attratto da Francis. Non riesce a decidersi se andarsene o restare Tom, attratto da Francis e la scena del ballo nella stalla tra i due è la più poetica, violenta, paurosa del film.
Dolan attraverso Tom e l’attrazione rabbiosa di Francis (ricordiamo che è omofobo) nei suoi confronti, ci presenta lo spaccato di una provincia chiusa, ostile, piena di pregiudizi, violenta, dove il male è latente , una provincia che attraverso Francis tenta di intrappolare Tom che tenta la fuga attraverso i campi di mais tagliandosi malamente con le foglie lunghe e affilate delle pannocchie. L’arrivo di Sarah, amica di Tom e Guillaume, scambiata dalla madre per la fidanzata di quest’ultimo farà trovare a Tom la forza di affrancarsi dal sacrificio di restare a subire e ritrovare la strada verso la civiltà.
E’ tutto perfetto nel film di Dolan fin dal manifesto. La bocca truccata e sbaffata di Tom ha il turgore del bacio appena ricevuto, mentre lo sbaffo richiama una ferita e gli occhi uno stupore impaurito davanti alla forza dell’amore , spesso crudele, alla vita difficile da vivere, agli stereotipi da combattere.
Le musiche hanno un ruolo importante nel film tratto dalla pièce teatrale omonima di Michel Marc Bouchard , film che ti fa perdere il fiato, film con una fotografia bellissima, regia matura, film che ha dovuto aspettare due anni dopo il passaggio da Venezia per trovare un distributore italiano , ma si sa un film che tratta problemi veri, un film in cui la realtà ha il ruolo delle finzione (devi fingere di non essere gay, devi fingere che Sarah sia la fidanzata di Guillaume, per fare felice la mamma e mettere a tacere le voci degli abitanti del paese) è meno fruibile di una qualunque commedia leggera.
Comunque ben arrivato “Tom à la ferme” sui nostri schermi e voi andatelo a vedere.
Maria Rita Monaco

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