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“Sforbicia Italia” e “Salva fannulloni”, le stonature che rovinano la melodia del premier!

di Cesare Mannucci | 4 Maggio 2014

Chi è stato presidente di provincia, sindaco, assessore o consigliere regionale, provinciale e comunale sa che la proposta di Renzi difficilmente vedrà una realizzazione completa e compiuta.

MatteoRenziPunto a favore: dopo decenni di tentativi e di annunci lui in meno di sessanta giorni ci sta provando. Punto doppio a sfavore: il provvedimento rischia d’abortire o nascere “rachitico” prima ancora di essere approvato. Stiamo parlando di “Sforbicia Italia” la proposta di riforma della Pubblica amministrazione annunciata nei giorni scorsi dal premier Matteo Renzi. Stupirà il fatto che “pronti via” siamo già in posizione critica prima ancora che la proposta di legge approdi nelle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama per la sua approvazione. Ma come, noi che da mesi su queste colonne stiamo chiedendo a gran voce una modernizzazione e la semplificazione della burocrazia italiana, prima al professor Mario Monti, poi ad Enrico Letta e quindi al sindaco-presidente ora che per la prima volta sembra si faccia davvero siamo già qui a fare la fronda? Ma stiano tranquilli i lettori non siamo certo quelli sempre contro a prescindere, né tantomeno amiamo la storica posizione contraddittoria che ha sempre voluto la sinistra nostrana nel duplice e scomodo ruolo del partito di lotta e di governo. La nostra perplessità, ancora una volta, deriva dalla seria esperienza maturata dai tanti che scrivono per Pensalibero nelle amministrazioni locali italiane sparse per tutte le zone geografiche del Belpaese. E chi ha ricoperto i ruoli di presidenti di province, di sindaco, di assessore e consigliere regionale, provinciale e comunale sa che la proposta di Renzi difficilmente vedrà una realizzazione completa e compiuta ma che già sul nascere fa intravvedere i bizantini e odiosi rituali della politica paludata e del corporativismo sindacale. Ma cosa in realtà ci fa storcere il naso? Beh… prima di tutto la tempistica che propone il giovane sindaco-premier che nell’arco di un mese temporale dalla presentazione in conferenza stampa a palazzo Chigi lascia lo spazio alla concertazione sindacale e quell’inutile specchietto per le allodole della partecipazione alla realizzazione di una legge condivisa dove tutti, sindacati, dirigenti, dipendenti pubblici, nani, ballerine e ignari cittadini potranno dire la loro sulla proposta di riforma partorita da governo. Secondo: Renzi parla di numeri congrui del personale della Pubblica amministrazione che non fanno intravvedere la necessità di ricorrere al licenziamento del personale se non quello che ricopre cariche dirigenziali per i quali sono ipotizzabili anche riduzioni di compensi. Su questi due temi proprio non siamo in sintonia col capo del Governo che sino a due mesi fa era sullo scranno più alto di Palazzo Vecchio ovvero una delle tante “trincee avanzate” degli enti locali italiani che giorno per giorno combattono contro freni, lacci e lacciuoli della asfissiante burocrazia che paralizza ogni attività negli oltre 8500 enti locali che sventolano il tricolore.  Per Matteo Renzi i numeri del nostro personale della P.A. rientrano nei parametri delle medie europee con punte più basse addirittura di Francia e Germania. “Ma caro sindaco-premier, da ex sindaco di un comunello di 12 mila anime dell’hinterland milanese…vogliamo mettere la competenza e la professionalità del personale dei municipi teutonici e quelli d’oltralpe? Vogliamo forse parlare della loro possibilità di avvicendamento e di licenziamento qualora quest’ultimi non garantiscano i livelli primari dei loro doveri o del mancato raggiungimento degli obiettivi loro assegnati da chi ha ricevuto un mandato elettivo della propria popolazione in forza di un programma di governo largamente votato e approvato dai cittadini?”. Perché invece la riforma del lavoro prevede nel mondo imprenditoriale privato la possibilità di assumere e licenziare il personale a tempo determinato, finalmente di lasciare a casa anche i dipendenti a tempo indeterminato per  necessità di bilancio, per “infedeltà professionale” mentre nella pubblica amministrazione si continua a garantire questo assurdo privilegio? E non ci si venga a parlare che il trattamento economico nel privato è decisamente superiore al pubblico. Ma dove si è mai visto in una azienda privata i lavoratori che timbrano il cartellino e se vanno a far shopping o fare altri lavori nelle otto ore che si dovrebbero dedicare invece a chi paga le tasse per garantirti lo stipendio!. E da ultimo: siamo da sempre riformisti e democratici ma non ci piace l’assemblearismo e il populismo demagogico. Se chiediamo al condannato alla pena capitale se  preferisce morire o rimanere in vita scontando l’ergastolo riteniamo (e siamo larghi con i numeri) che almeno il 70% ci dirà che preferisce campare. E allora vi pare credibile che in questi trenta giorni per e-mail qualche dipendente pubblico sosterrà la proposta del Governo e non proporrà delle modifiche per mantenere il vecchio status-quo? Caro sindaco, caro premier il coraggio non ti manca e sino ad oggi non ti è mai mancato. Non deluderci allora adesso che cominciamo a credere che qualche cosa questa volta si possa cambiare davvero!

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Carlo Augusto Dal Miglio

    7 Maggio 2014 alle 22:50

    Purtroppo l’esperienza di tanti anni mi fanno propendere per un giudizio negativo su tutto ciò che riguarda una trasformazione di tipo francese o tedesco dell’amministrazione statale italiana.Vorrei fortissimamente che stia sbagliando, ma quando sento che immediatamente al discutere della modernizzazione del pachiderma amministrativo, subito si alzano le voci di una consultazione sindacale e di voler affrontare il contratto di lavoro fermo da non so quanti anni, mi viene da pensare che tutto rimarrà una pia illusione e che continueremo ad avere i bravi burocrati alle prese con lo studiare i ponti delle vacanze o l’uscita in orario di lavoro per inderogabili necessità…..familiari

    Rispondi
  2. Cesare Mannucci

    6 Maggio 2014 alle 10:16

    Speriamo di sbagliarci entrambi caro Gian Franco….anche se parecchi dubbi li ho anch’io….chissà che Chiara riesca a convincerci…….

    Rispondi
  3. puccio cartoni

    6 Maggio 2014 alle 08:08

    Si galleggia tra il desiderio di una riconquista della serietà comportamentale dei lavoratori pubblici (a favore degli amministrati ) ed il timore di essere affondati da questa ciurma di tengofamighlia…Ma delle due ,l’ una : o certe cose ,oltre che desiderarle ,si fanno ( almeno un tentativo ),oppure è meglio non parlarne neppure . L’atmosfera del vorreimanonposso va bene per i sogni ,non per la politica . Ritenendo sempre che debba essere “cura della comunità”…che non si ha subendo o stando a guardare !

    Rispondi
    • Cesare Mannucci

      6 Maggio 2014 alle 10:27

      Caro Puccio,

      mi faccia capire una cosa…la sua giusta critica è rivolta a Renzi o a noi di Pensalibero???

      Rispondi

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