
Il volume – La testimonianza di Antonelli, fiorentino classe ’65, inizia dalla decisione presa assieme alla moglie di adottare un figlio, scelta che – un po’ come un salto nel buio – li metterà presto di fronte a dubbi, interrogativi, e qualche paura. Il percorso è accidentato, fatto di lunghe attese e centinaia di documenti da firmare. Tre anni senza notizie, senza speranze, solo col silenzio e con la fatica di tenere accesa dentro la fiducia. Ma al primo incontro con Alexander in un orfanotrofio in Russia, tutto cambia. “Quel giorno”, racconta, “ho conosciuto mio figlio dalla stretta di mano. Il suo viso non mi diceva nulla, la sua immagine mi faceva dubitare di essere nel posto giusto. Ma poi mi dette la mano e mi strinse così forte da farmi male”. E alla luce di questo, anche l’attesa che sembrava estenuante acquista un significato: come un laboratorio per forgiare la pazienza, riportare le pretese a un giusto equilibrio, aumentando allo stesso tempo il desiderio di confrontarsi con un bambino in cerca di una famiglia. E se anche l’esperienza dell’adozione richiede impegno e sacrifici, e ci costringe a mettere in discussione molte delle nostre certezze, nondimeno ci saprà ripagare ogni giorno di più, nella consapevolezza che essere genitori è un’esperienza unica, totalizzante, emozionante oltre ogni possibile descrizione. Senza voler salire in cattedra, elargire consigli sull’educazione né tantomeno stilare un “manuale pratico”, Antonelli trasmette una verità fondamentale: così come un tempo siamo cresciuti da figli, arriva un momento in cui dobbiamo crescere come genitori.

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