
“Senza etica la fiducia è impossibile, la concorrenza non ha più senso e la libertà economica è in pericolo”.
Henri Hude, direttore del polo etico e deontologico del Centro di ricerca dell’Ecole spéciale militaire di Saint-Cyr-Coetquidan, dedica questo manuale di economia etica a dirigenti e manager chiamati a prendere importanti decisioni in campo economico, politico, militare, con inevitabili conseguenze sulla comunità e dunque cariche di profondi significati etici.
Gli effetti disastrosi sulla collettività di gestioni superficiali mosse soltanto da fini egoistici sono evidenti a tutti, negli ultimi anni abbiamo assistito a troppi esempi che confermano quanto sia importate e delicato il compito di chi deve gestire un bene comune.
Questo di Henri Hude è un libro necessario, un invito rivolto ai “decision-makers” di ogni livello ad assumere un nuovo e più ampio senso di responsabilità, in un momento in cui l’assenza di regole in tutti campi del vivere ha provocato gravi ricadute sul piano economico e sociale.
Di approccio pragmatico e ricca di spunti di riflessione su temi fondamentali come cittadinanza, politica, giustizia, libertà, potere e rispetto, l’analisi di Hude prende il via da esperienze concrete, osservate attraverso la lente dell’etica umana, priva di qualsiasi moralismo. Hude resta fedele a semplici e chiare regole senza accontentarsi di ricette: per essere efficace a lungo termine l’etica deve essere autentica, imposta con fermezza dall’alto verso il basso lungo tutta la catena dirigenziale, deve creare coesione, mirare al bene comune e con esso costruire la pace.
Questo volume vuole indicare una direzione chiara agli attuali e futuri dirigenti. Un progetto professionale fatto di regole e riferimenti nel segno della coscienza e della libertà, che parte dalla riscoperta della philia, l’amicizia, il valore etico universalmente riconosciuto alla base della democrazia e di qualunque relazione umana.
DALLA PREFAZIONE DI HENRI DE CASTRIES: Questo libro non può che interessare un decision-maker di oggi, anche se è possibile che non sia d’accordo con tutte le idee che esso propone. La società può solo guadagnare se se ne discute, e vorrei dire il perché dal mio punto di vista: quello del capo di una multinazionale.
Tornando indietro di dieci o vent’anni, nelle scuole commerciali e in altre business school si parlava solo di strategie e di guerra economica. Andava di moda Sun Tzu, il Machiavelli cinese. Oggi l’etica è sempre più al centro delle preoccupazioni, e molti ne parlano superficialmente, utilizzando un vocabolario politicamente corretto, ma senza una vera riflessione di fondo. L’argomento diviene allora un pretesto, mentre è molto meglio parlarne in modo concreto e sostanziale, non in politichese, al di là dei consensi troppo facili ed esprimendo chiaramente ciò che davvero crea difficoltà.
Le cose stanno così anzitutto perché l’economia è divenuta mondiale. Qualsiasi dirigente finanziario di un’impresa di una certa importanza deve viaggiare tra varie culture e chiedersi che cosa abbiano in comune tra loro. Molti ritengono che le differenze siano nell’etica. Forse la riflessione ci suggerisce che l’etica, al contrario, sarebbe l’elemento più comune tra loro, anche se i valori universali si realizzano in mentalità molto diverse e con stili molto differenti.

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