Parlare delle “Idi di Marzo” è parlare della congiura contro Giulio Cesare, delle ventitré pugnalate mortali inferte nel suo corpo, sotto la statua di Pompeo nel Senato di Roma.
“Giulio Cesare”, una delle più espressive tragedie di ShaKespeare, svela le debolezze umane che inducono una persona ambiziosa ad odiare, ad uccidere nella convinzione di fare cosa utile per se e per il Popolo. Nelle scene della tragedia le contraddizioni e i contrasti assumono i toni della disperazione, della solitudine, della violenza. E’ scoperta la complessità morale dell’uomo che diventa l’organizzatore della congiura contro Cesare.
Riletta oggi la tragedia “Giulio Cesare”, si dedurrebbe che la storia si ripete, a distanza di tempo, nei minimi particolari.
Giulio Cesare divenne, negli anni rigogliosi della sua vita, il più temuto e il più potente condottiero. Egli procurò gloria e prestigio a Roma per il dominio che gli procurò con l’annessione d’immensi territori. Le doti di Cesare nell’arte della guerra preoccuparono i Senatori di Roma, che immaginavano Cesare, già Pontefice Massimo e Pretore, anche con la fronte cinta dalla corona regale.
L’invidia scatenò le ire di Cassio, verso Cesare, fino al punto di ordire la congiura e ucciderlo.
La fine di Cesare, vergogna per i cospiratori, non sortì la conservazione del potere, da parte dei codardi omicidi, ma al contrario, la loro vergognosa fine politica e fisica.
A Marcantonio fu concessa l’orazione funebre, occasione giusta per esaltare tutte le doti di Cesare, fino al punto di spingere i romani contro i cospiratori dopo aver letto il testamento lasciato da Cesare in favore del popolo di Roma.
Citare la storia di Cesare, per fare dei riferimenti con quanto sta avvenendo oggi in Italia tra la sinistra e Berlusconi, vuol dire vedere ripetere a distanza di secoli gli stessi errori e per le medesime ragioni.
Franceschini, Di Pietro, i Magistrati di sinistra farebbero meglio ad interessarsi dei problemi che assillano tante famiglie italiane e lavorare seriamente per superare la crisi. Non è giustificabile l’affannoso impegno quotidiano di tal Signori a criticare Berlusconi anche su cose assolutamente private che prescindono dalla funzione pubblica, nella veste di capo del Governo.
La rabbia, degli ex comunisti e democristiani, è legata al fatto di essere stati relegati all’opposizione, non doti magiche di Berlusconi, bensì, per espresso volere del popolo, stanco di una sinistra demagoga, stalinista e impreparata ai compiti che riguardano la buona amministrazione pubblica. Berlusconi nulla avrebbe potuto fare senza l’apporto decisivo del Popolo italiano. Franceschini sa bene chi li ha resi politicamente deboli nel Paese. Egli, se ha il coraggio delle proprie azioni, se la deve prendere con gli elettori, i quali, peraltro, sanno bene, grazie anche al giornalista e scrittore di sinistra, Marco Travaglio, dei rapporti tenuti in passato, dai DS, ora PD con Berlusconi tramite Veltroni. Franceschini sa bene di essere politicamente inferiore a Berlusconi. Egli ha capito che poco o nulla gli è servita l’alleanza Di Pietro, come l’aiuto dei Magistrati di sinistra. Il vero nervosismo di Franceschini, causa di gaffe ridicole e ingiustificabili, è dimostrare al PD che è stato capace di portare un voto in più di Veltroni al Partito, pur sapendo che la sua fine politica è stata già sentenziata dai suoi stessi compagni di Partito.
L’errore che accomuna Franceschini, Di Pietro e i Magistrati di sinistra è quello di aver trascurato la storia e di conseguenza i suoi insegnamenti.
Sarebbe consigliabile che i citati personaggi leggessero la storia legata alla vita di Giulio Cesare e alle conseguenze delle
“IDI DI MARZO”
Domenico Civitano

Salve
Non vorrei essere pedante, ma la statua dell’ immagine è di Ottaviano Augusto(Augusto di Prima Porta) e non di Giulio Cesare.
Un saluto e scusate l’ intromissione.