Sulle colonne del Corriere della Sera, è apparsa la recensione dell’ultimo romanzo, “I traditori” di Giancarlo De Cataldo. Questo, è la storia di un tradimento di un giovane mazziniano, che diventa spia nella Londra di Dickens dove vive ed opera esule, Mazzini. Non è una trovata inverosimile né particolarmente fantasiosa; Mazzini di spie che lo controllavano n’ebbe moltissime ed una più o una meno, poco importa. Il Libro però, almeno dalla recensione, appare come un’ennesima negazione del nostro risorgimento. L’autore, propone il pensiero di Gramsci sul risorgimento come “ rivoluzione passiva” senza partecipazione popolare. Una rivoluzione fatta da pochi, generosi ed isolati giovani. Nel romanzo, s’intreccia la Storia dell’Italia meridionale contadina e quella del Nord operaio. Solo che questa visione è scorretta e falsa. Per cominciare L’Italia era agricola. L’industria non esisteva o era insignificante. I problemi dei salariati erano marginali tra il 1844 e il 1872. La miseria era frequente un po’ dappertutto nella penisola, come l’ignoranza e la superstizione, dove il basso clero faceva da padrone. Il dispotismo non era per nulla illuminato e la Toscana non faceva eccezione, sia pur emancipata più degli altri Stati. La stragrande maggioranza della plebe non aveva coscienza e non poteva averne perché aveva vissuto secoli sotto il giogo dei reazionari e del clero che per giunta in molti casi aveva difeso contro i loro liberatori. In questo romanzo, che non è risorgimentale, semmai è un romanzo sul risorgimento, la realtà storica è stravolta, stereotipata, illiberale. Fin dal cominciare dell’unità d’Italia, monarchici e cattolici cercarono da vincitori, di occultare l’anima del risorgimento, col preciso scopo di farne dimenticare e danneggiare il pensiero originale. De Cataldo continua, come il Corriere della Sera, a pensarla gramscianamente: la sconfitta dei democratici a favore dei filo monarchici, la rivoluzione sociale, il tradimento degli ideali per il tornaconto personale. L’ambiguità di questa posizione che non sa scindere né vedere, toglie ancora una volta agli italiani quel poco che conoscono del più onorevole periodo storico d’Italia. Soprattutto De Cataldo si scorda che il Socialismo di Marx e il comunismo in particolare, che negarono la forza e la giustezza del risorgimento e delle idee di Mazzini, sono state le cause dei più grandi disastri umani e sociali in Italia e nel mondo. Il terrore e l’espansionismo imperialista del socialismo reale e del comunismo ha fatto centinaia di milioni di morti, e d’infelici. Questo dovrebbe essere ricordato a chiare lettere. Il nostro risorgimento fu splendido, con ben poche vittime rispetto alle folli rivoluzioni successive che portarono al nulla. Dovrebbe essere questo, un punto a favore degli italiani, non ricoperto di falsità ed offeso. In nessun paese del mondo come in Italia, sappiamo offendere la nostra Storia. Chi si sacrificò non era un folle e il suo messaggio non fu dittatura e distruzione. Maggiormente questo vale per il pensiero di Mazzini, complesso e lungimirante, apprezzato e riconosciuto nel mondo da uomini grandi come Ghandi e paesi come la Svezia. Non fu un terrorista, non ammazzava civili inermi, come fecero altri in tempi più recenti. Più di tutto in questo ed in altri romanzi, manca l’idea del risorgimento; ed in questo il titolo “Traditori” calza a pennello.
Enrico Martelloni

Il Risorgimento visto e vissuto dalla semplice
” gente comune ” che, a parer mio, ha contribuito più dei cosiddetti ” Grandi ” alla costruzione dell’Italia Unita é fedelmente riprodotto nel Romanzo ” Il vento della mia terra ” di recente pubblicazione, Editrice MjM. Questo Romanzo evidenzia la costruttiva partecipazione di tutta l’Italia, non solo di quella abitante nello stivale, ma anche dell’Italia isolana, non ultima quella dei Sardi, il cui Monarca, da Re di Sardegna divenne, anche a discapito della stessa isola, Re d’Italia.
P. S. Il Romanzo ha ottenuto oltre 20 riconoscimenti letterari in tutta la penisola, fra i quali: Premio Giovanni Gronchi e Accademia Francesco Petrarca, da cui è stato accostato ad alcuni classici del passato, quali:
I promessi sposi,
I miserabili,
Guerra e Pace,
Via col vento,
Orgoglio e Pregiudizio.
Il Risorgimento visto e vissuto dalla semplice
” gente comune ” che, a parer mio, ha contribuito più dei cosiddetti ” Grandi ” alla costruzione dell’Italia Unita é fedelmente riprodotto nel Romanzo ” Il vento della mia terra ” di recente pubblicazione, Editrice MjM. Questo Romanzo evidenzia la costruttiva partecipazione di tutta l’Italia, non solo di quella abitante nello stivale, ma anche dell’Italia isolana, non ultima quella dei Sardi, il cui Monarca, da Re di Sardegna divenne, anche a discapito della stessa isola, Re d’Italia.
P. S. Il Romanzo ha ottenuto oltre 20 riconoscimenti letterari in tutta la penisola, fra i quali: Premio Giovanni Gronchi e Accademia Francesco Petrarca, da cui è stato accostato ad alcuni classici del passato, quali:
I promessi sposi,
I miserabili,
Guerra e Pace,
Via col vento,
Orgoglio e Pregiudizio.