Come prima cosa chiesi a mio padre perché non parlasse: disse che Enrico era un vecchio silenzioso, camminava per andare al lavoro.
Sotto i portici di corso Matteotti, all’altezza di un negozio, dove di fronte (un tempo) c’era l’IMI (ora un albergo). Avevo (si e no) 11 anni. Era uno dei quei quattro anni passati a Milano. Giocavo con la palla (mio padre al seguito). Era mattina. Forse po’ in ritardo per la scuola. La palla finì ai piedi di un signore piuttosto anziano, curvo. Le mani dietro le spalle. Si fermò. Aveva il cappotto ben abbottonato. Occhi grandi e chiari. Mi guardava dall’alto, senza espressione (a parte quegli occhi che potevano parlare e dicevano: “Io aspetto… tu che fai?”). Rimasi immobile (quando sei bambina puoi rimanere interdetta ed incerta per lunghi secondi). Alla fine, presi coraggio: mi chinai guardandolo dal basso, brancai la palla e corsi via.
Come prima cosa chiesi a mio padre perché non parlasse: disse che Enrico era un vecchio silenzioso, camminava per andare al lavoro.
Lo incontrai nuovamente. Ogni volta lo rincorrevo per salutarlo… infondo, volevo parlasse (come poteva non darmi retta? Come poteva ignorare una come me?).
Una mattina si fermò, mi porse la mano. La strinsi. Chiese come mi chiamavo. Sorrise (finalmente)… e non fu l’ultima volta.
Giovedì su MF (on line) ho letto questo titolo: “Fitch promuove Unicredit, S&P taglia Veneto Banca, Standard Ethics applaude a Mediobanca”. Su Mediobanca per una: “costruttiva fase di innovazione e autoanalisi in merito alla propria sostenibilità”, e poi con “la prospettica revisione dei patti di sindacato, è lecito attendersi un istituto più indipendente e anche più libero di competere sul mercato”.
Ogni volta che penso a Mediobanca mi viene in mente lui.
Oggi, penso sarebbe stato contento di sapere che la sua banca (fra poco) sarà libera di correre, e che il salotto buono è dismesso. Non so fino a che punto fosse felice di fare da balia ad una classe imprenditoriale cosi provinciale e così fragile. Sicuramente, posso dire (per esperienza diretta), che sopportasse con paterna rassegnazione (ed un sorriso) una giovane amica che quando lo incontrava urlava “Ciao Enrico!!! Vai in banca?” (sotto i portici in Corso Matteotti, a Milano, a metà degli anni ‘90).
Ps. Rientrata da un paio d’ore. Tre giorni davvero ottimi, con una singola splendida compagnia. Uno di cui (credo) poter dire “I’ve got (him) under my skin”

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