Hanno perso tutti: cercasi nuovi protagonisti

Urge un radicale movimento che porti in breve tempo a smantellare piccole e grandi rendite di posizione per dare vita ad una grande sinistra democratica, pervasa di cultura laica e riformista.

di Nicola Cariglia | 5 Marzo 2018

Al dunque, hanno perso tutti. Il centrodestra, prima coalizione, lontana per voti e seggi dal poter fare un governo, fosse anche con l’apporto di eventuali transfughi. I 5 Stelle, primo partito, con una buona percentuale ma non quanto sperata e tale da non consentire un esecutivo presieduto da un loro esponente. Il PD ed il centrosinistra che ha subito una disfatta che tale sarebbe stata anche aggiungendo i voti di Liberi e Uguali. Ma la sconfitta non riguarda solo i partiti che nemmeno hanno attaccato manifesti e raramente hanno convocato comizi o riunioni. Al contrario dei media, che hanno svolto una lunga e martellante campagna elettorale: direttamente, attraverso articoli strabuzzanti di messaggi rozzi o subliminali; o indirettamente, con interviste ed inviti nei talk show indecentemente sbilanciati.
Il risultato elettorale, per chi ha profuso tanti mezzi per condizionarlo, è stato decisamente deludente. Non ci sono maggioranze per governi stabili e, dunque, nessuna speranza di politiche in grado di ricompensare gli sforzi profusi per sostenere certi partiti. Insomma, gli elettori si sono liberati in un colpo solo dai vincoli di appartenenza ai partiti e dalla influenza dei media e dei poteri che nella “seconda repubblica” così tanto hanno giocato per incanalare il consenso. E da questo può nascere un po’ di ottimismo per il nostro futuro.
La partita dovrà essere rigiocata quanto prima, possibilmente con una diversa legge elettorale, tenendo anche conto degli impegni più pressanti di politica estera ed economica da affidare ad un governo di transizione.
Ma non sarà sufficiente cambiare le regole del gioco, cioè, la legge elettorale. Anche i protagonisti non potranno essere i soliti. O, se i soliti, non potranno presentarsi nelle stesse condizioni. I Cinque Stelle sono primi come partito ma hanno una presenza non omogenea e sono in difficoltà in alcune regioni, tali da non consentire loro di aspirare al governo. Il Centrodestra, che pure ha conseguito un risultato fino a pochi mesi fa impensabile, non può continuare a coltivare nel suo seno le contraddizioni che lo hanno accompagnato in tutta la campagna appena conclusasi. In particolare per quanto riguarda i temi cruciali dell’Europa e dell’immigrazione, sui quali marcate sono le differenze tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. A maggior ragione se una nuova legge elettorale dovesse avere connotazioni maggioritarie che renderebbero non più eludibile la scelta di un leader capace di rappresentare l’intero schieramento.
Da ultimo, ma non per importanza, il PD ed il Centrosinistra. Pensalibero non scopre da oggi gli errori, principalmente di Renzi, ma non solo, che hanno portato alla cocente sconfitta di oggi. Basta rilevare che la perdita del governo del Paese non è la conseguenza più grave. Più ancora è l’avere ridotto tutto lo schieramento ad un campo minato con rischio di una lunga catena di esplosioni. E la crisi di rappresentanza delle categorie tradizionalmente orientate a sinistra non è nell’interesse dell’Italia, prima ancora che della stessa sinistra. In questa area il risultato del 4 marzo ha avuto conseguenze addirittura disastrose. Urge un rinnovamento epocale, una grande personalità o/e un radicale movimento che porti in breve tempo a smantellare piccole e grandi rendite di posizione per dare vita ad una grande sinistra democratica, pervasa di cultura laica e riformista, che ambisca a candidarsi al governo. Personalmente mi auguro che a tale processo possa partecipare da protagonista anche la galassia laica, liberale e socialista una volta che smetta di guardare esclusivamente al proprio ombelico ed abbia il coraggio di spingersi in mare aperto. L’occasione di parlarne capiterà a breve, in occasione della manifestazione in programma a Livorno per il 24 marzo ad iniziativa di vari circoli e associazioni socialisti. Lo sguardo non potrà non proiettarsi sull’intero campo della sinistra.
Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un'intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana. Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell'Aeroporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

25 commenti

  1. Gian Franco Orsini

    In attesa del “rinnovamento epocale” penso che la sinistra debba prendere coscienza che facciamo parte di una comunità europea governata dal 1992 (trattato di Maastricht) da una economia di mercato a libera concorrenza. Gli aiuti di stato all’industria sono proibiti. I responsabili della sinistra non parlano quasi mai dei problemi economici attuali e non hanno preso coscienza che l’industria di stato è finita da circa 25 anni, con la fine delle partecipazioni statali. L’ultimo bilancio dello stato è stato approvato in deficit e servono 3,5 miliardi di €, per evitare l’aumento dell’IVA al 25%. Oggi Pierre Moskovici, commissario UE agli affari economici, ha detto che “gli squilibri macroeconomici dell’Italia restano eccessivi come a Cipro ed in Croazia”. Chi andrà a governare prossimamente l’Italia dovrà correggere questa situazione macroeconomica, senza indugio, per evitare sanzione UE. Il M5S non è un partito tradizionale ma una “agenzia di comunicazione”; il suo presidente-segretario non ha mai approfondito questi problemi.

    • Paolo Francia

      Mi pare che sia l’ora di finirla con la genuflessione ai diktat dell’Europa che non hanno impatto nel regolare il problema, ma solo di aumentare le diseguaglianze, questo il messaggio uscito dalle urne.
      Hanno risolto qualcosa Monti con la Fornero, o il PD?!?
      Bisognerebbe anche fare chiarezza, i vincitori non sono “populisti”, ma gente che protesta pacificamente, per ora. Ascoltare i commenti di Renzi, non solo è avvilente perché niente ha capito, ma la dimostrazione di quanto il distruttore della sinistra italiana sia cosi irrispettuoso e poco intelligente.

      • andrea moroni

        innanzi tutto ” la genuflessione ai diktat dell’Europa” è una frase generica ripetuta a dismisura da alcuni in campagna elettorale e, come si vede, ha preso ampio campo senza però mai dire cosa significhi, quali siano i famosi diktat e quali sono i rapporti in base ai quali si possa ritenere che l’Italia si genufletta. Quindi generalismo. Monti ha salvato l’Italia dalla bancarotta di Berlusconi (=Grecia); la Fornero, pur con qualche errore dovuto alla fretta obbligata, ha sancito che aumentando l’aspettativa di vita, dovebbe alzrsi l’età pensionabile (non è ovvio?); il PD, pur nelle sue incertezze ha portato l’Italia in una situazione economica migliuore di quella in cui l’ha presa (dati di organismi terzi). La “chiarezza” non è dire che i populisti sono pacifici (quando mai si è detto che sono violenti?). I populisti sono solo coloro che cercano di avvicinare le masse al politico quindi non hanno una accezione necessariamente negativa se non quando questo rapporto è incentrato sulla demagogia. I giudizi su Renzi così come la presunzione di “dimostrare” qualcosa, li lascio a coloro che ancora credono che la sinistra sia impersonata dai D’Alema e dai Bersani.

        • Paolo Francia

          Risposta da paese del “bengodi”, lei confonde i dati di una Paese, per di piu gonfiati da propaganda, con la situazione reale della gente, della quale né Monti, né la Fornero si sono minimamente preoccupati. Quanto alla situazione nella quale il PD lascia l’Italia, pura propaganda, se l’Italia, o meglio se gli ITALIANI andassero davvero bene, come lei dice, il PD avrebbe trionfato col 35 %. L’Europa ci impone dei sacrifici per rispettare parametri assurdi, che non potranno sistemare la situazione ormai fuori controllo, ma solo aumentare le diseguaglianze e la povertà.
          La realtà è un’altra ed è quella che gli elettori hanno espresso.

  2. Paolo Francia

    Consiglio a tutti di leggere due pezzi da “Repubblica” e “Fatto Quotidiano”, il primo di Concita de Gregorio sulla Repubblica di oggi è molto interessante, si intitola “Io non mi sono spostato, è la sinistra che non esiste più”, fa riflettere su cosa ne pensa la gente e l’altro di Emiliano del PD, l’unica persona degna e seria, o una delle rarissime che restano in quel partito.
    Ricordo la grande massa di elettori che si sono spostati per votare, quindi anche il partito dell’astensione ha perso la sua battaglia. In Francia, Macron, ha vinto solo per lo “spauracchio” fascismo e uscita dall’Euro (corretto troppo tardi dalla Le Pen), ma al primo turno aveva ottenuto appena il il 24%, et la Le Pen il 21,5 %. Solo il fronte “antifascista” ha permesso poi, al primo, di vincere al secondo turno, con votanti in % bassissimi, quindi ben lontano dal 32,5% che Di Maio, da solo e senza establishment, ha ottenuto!
    La casa della sinistra si chiama 5 stelle, e anche in caso di nuove elezioni maggioritarie, è destinata, come fu in Francia, a trionfare su Salvini. Ci sarà, e Marzio ha ben previsto, un governo a guida 5 stelle con i profughi di un partito distrutto e umiliato dal suo arrogante e incapace segretario (difeso da Nicola non si sa per quali ragioni!).
    Si vede che Nicola e Marzio abitate a Firenze, il Cacciucco (con 4 C!!!) lo si mangia meglio in un posto sgarrupato al Calambrone (vi daro’ le coordinate, devo trovarle) o allora all’Osteria del Mare (vicino all’Istituto Nautico), al Sassoscritto andava bene decenni fa. Poi come lo faceva la mia Tata Cesarina, nessun altro lo puo’ e sa fare.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/il-piu-grave-danno-dopo-laventino-matteo-ha-offeso-11-milioni-di-elettori-ora-lasci/

  3. NICOLA CARIGLIA

    Nessuno si offenda, visto che stiamo civilmente discutendo. Sono d’accordo con l’analisi di Marzio, nella quale l’ironia niente toglie alla lucidità. Assai meno con quelle di Moroni e Paolo. Il dato complessivo è che gli Italiani, divisi e forse anche confusi, non hanno attribuito a nessuno voti sufficienti a governare. Poi, ovviamente, c’è chi è arrivato primo, secondo, terzo e quarto con grande distacco. Ma le elezioni non sono una gara sportiva. Sono un mezzo per scegliere un governo. Ecco perchè, secondo me, nessuno ha vinto. Le tifoserie si consolino pure scorrendo la classifica…..

    • andrea moroni

      Beh, in politica le vittorie, come sai, non sono necessariamente legate al numero di voti ma al significato che questi ultimi talvolta danno……ma ci si può anche non credere.

  4. marzio siracusa

    Di fronte alla dea contabilità tutti hanno perso e perderanno, vecchi e nuovi protagonisti, se non si vuol ammettere che la politica può essere resuscitata solo da una ventata di sana irrazionalità, come nel caso attuale, perché piaccia o no, solo l’irrazionalità e la sua occulta e vera razionalità storica si oppongono alla dea contabilità. Il resto è la solita diceria dei giochi parlamentari, sto con te in cambio di.. ecc.ecc. Sbaglierò ma penso che il PD si spaccherà per appoggiare un governo 5S, e questo caro Nicola sarebbe già un buon successo che ci porterebbe dopo il 24 marzo oltre Livorno, almeno al Sasso Scritto dove il cacciucco è più buono, almeno una volta! Non vedo la possibilità e l’utilità di nuove elezioni che accentuerebbero lo stato attuale, e porterebbero in Italia un clima di qualunquismo più sudamericano che cattolico, poiché non siamo la Germania.

  5. andrea moroni

    NON TUTTI HANNO PERSO
    Nelle elezioni del 4 marzo ci sono stati dei vincitori. Netti: il Movimento Cinque Stelle e la Lega. Questo evento deve rappresentare un punto fermo se vogliamo provare ad avere una minima visione del futuro. Questo punto fermo deriva dal fatto che in Italia hanno sempre governato forze di origine tradizionale che hanno pensato e proposto schemi tradizionali. Quelle due forze vincitrici, oggi, ad un montante senso di sfiducia nelle istituzioni hanno aggiunto istanze quali economia, sicurezza e identità che rappresentano le caratteristiche della globalizzazione iniziata ormai da una trentina d’anni.
    I risultati delle amministrative 2016 e del referendum del 2017, eventi appariscenti di ciò che da tempo covava, non sono riusciti a far capire ai partiti tradizionali, l’entità e più che altro la qualità della protesta. Qualità come identificazione qualitativa delle origini: disoccupazione, corruzione, migrazioni, mancanza di prospettive, delocalizzazione. E la cecità nel non percepire queste caratteristiche specie per coloro che di lavoro fanno i lettori delle emozioni di un popolo, è ulteriormente colpevole e grave in quanto tali eventi erano già emersi con la Brexit in Gran Bretagna, Donald Trump negli Stati Uniti, ed il rischio Le Pen in Francia oltre ad «Alternativa per la Germania» più recente. È l’Occidente che nella sua classe dirigente, la borghesia, reagisce all’impoverimento, alla concorrenza sleale, ed all’aumento delle disuguaglianze.
    Ma in Italia, differentemente dagli altri paesi occidentali, questa protesta e questo scontento sono stati rappresentati da due raggruppamenti politici che puntano su metodologie e proposte differenti (discutibili quanto si vuole ma differenti) e quindi l’elettore si è trovato a poter anche scegliere nel coro dell’antisistema consentendo ad ambedue le forze di risultare vincitrici. Sentimento antisistema che nella sua diversificazione non solo rappresenta una originalità in occidente ma identifica l’Italia come il paese in cui si può sperimentare, con tutti i pericoli di instabilità (degeneranti o socialmente innovative) che un tale laboratorio presenta. Certamente l’ingovernabilità italiana preoccupa l’Europa che, in vista delle prossime elezioni, si trova di fronte uno stato con due raggruppamenti politici diversi ma che hanno in comune un rapporto conflittuale proprio con l’Europa.

    Questa che appare come situazione ingovernabile e strategicamente delicata diventa un banco di prova per la presidenza della Repubblica che deve gestire in special modo le tensioni del PD (e testare le capacità di leadership di Di Maio) per formare un governo specialmente in chiave europea facendo in modo che l’Italia non diventi dirompente per il futuro dell’Europa stessa obbligata com’è ad unirsi per la sopravvivenza di tutti (gli stati) e per la gioia degli Stati Uniti, Russia ecc.

  6. Paolo Francia

    qui, leggerete l’analisi del voto di Massimo D’Alema, che al contrario di cattivi perdenti (Sgarbi) spiega perfettamente il quadro attuale, chi ha vinto, chi ha perso, e le ragioni. Chapeau!

    «Non abbiamo percepito quanto fosse grave la situazione. Non siamo riusciti a distinguerci abbastanza dal centrosinistra, né a capire quel che covava realmente sotto la pelle delle persone e della società. La polarizzazione ha favorito il cosiddetto “voto utile”; non al Pd come voleva Renzi, ma a scacciare le paure». È il momento dell’analisi generale. Non per prevedere ciò che accadrà, ma per provare a interpretare ciò che è accaduto: «Gli elettori sono entrati nel gioco scegliendo il centrodestra nel timore che prevalessero i grillini, o viceversa. Si sono schierati sui due fronti che avevano qualche possibilità di vittoria. Il Pd è rimasto fuori dal gioco, e così noi. La trappola del meccanismo maggioritario residuo ci ha schiacciato. E ci sarà molto da riflettere sulla portata dello tsunami che s’è abbattuto sulla sinistra italiana».

  7. Caro Paolo

    Dimentichi che 5 Stelle e Lega volevano andare al governo e non hanno raccolto i voti per farlo. Non ti piace? Devi accettarlo. Il popolo nel suo complesso ha voluto così.

    • Paolo Francia

      Come leggerai nella risposta di D’Alema, devi accettare lo tsunami che ha investito, principalmente, la sinistra tradizionale, che non è scomparsa, ma si è riversata in massa nel M5S. Ce l’hai gia la tua “casa” Nicola, non voler creare una baracca che non terrà a nessun vento, la notizia della vittoria cosi grande, da soli, del M5S ha fatto e sta facendo il giro del mondo! Non sarebbe bastato per governare, come non basta al centro destra, ma resta la vittoria, e non riconoscerla ma arrampicarsi sugli specchi per sminuirla, non ti fa onore. La volontà del Popolo è chiarissima. Questo si sapeva già prima delle elezioni, non fingere di non saperlo, neanche Macron col suo “en marche” ha ottenuto al primo turno queste percentuali, né ha avuto il 75% dei votanti in Francia. Non avete argomenti, siete condannati, soprattutto se vi rifiutate di comprendere lo tsunami del 4 marzo 2018 (eppure le avvisaglie ci furono in un 4 dicembre 2016, pure esse, chiarissime).
      Renzi, incoerente e sbruffone nel DNA, dovrebbe per correttezza morale dimettersi da senatore, poiché per abbattere il senato ha organizzato referendum costoso per le finanze italiane, e invece farà il parassita.
      D’Alema invece ha perso, ma è una persona integra.
      La maggioranza del popolo, Nicola, ha cacciato la sinistra al 55%, sei te che devi mandare giu il rospaccio!

  8. Paolo Francia

    La storia e la cultura non sono una colpa, ma la politica è un’altra cosa. Insisto, minimizzi una grande vittoria di Di Maio, minimizzi la rimonta della Lega e il fatto che ha vinto la protesta contro i diktat europei, cosi democraticamente si è espressa la maggioranza degli italiani, accettalo, e non fare titoli assurdi, non è vero che tutti hanno perso!
    La Bonino ha perso, LeU ha perso, FI ha perso, e il PD di Renzi è crollato ai minimi storici, la nuova politica è nata ed ha in nomi di Luigi di Maio e Matteo Salvini, che ti piaccia o meno, questa è la realtà! Prendine atto, non minimizzare la realtà e analizza, semmai, come mai gli altri sono stati cosi duramente sconfitti.

  9. NICOLA CARIGLIA

    Ri-caro Paolo,

    tra le tante cose sbagliate che mi attribuisci, c’è anche quella di volere rianimare e resuscitare partiti morti. Che è esattamente il contrario, anche in questo caso, di ciò che penso e scrivo. Sono persuaso da almeno quindici anni che molti partiti sono ormai “bad companies” sui quali è sbagliato ostinarsi ad investire. Auspico, questo si, un forte movimento che tragga ispirazione dalla cultura laica, liberale e socialista democratica. Da quando in qua la storia e la cultura sono una colpa? Mi preoccupa questo tuo continuo richiamo ad esperienze tragicamente vissute nel secolo scorso.

  10. NICOLA CARIGLIA

    Caro Paolo,

    ammiro la tua ostinazione che ti fa vedere Di Maio alla testa di un esercito di cavalieri puri e vendicatori. Svegliati, le cose non stanno così. Ricordi Renzi che aveva detto che non sarebbe mai andato al governo se non dopo essere passato e legittimato dal voto popolare? Ora tu, con sprezzo della Costituzione, affermi che Di Maio “deve” avere l’incarico di formare il governo senza dire come otterrà i voti che gli mancano. E invece Mattarella glielo darà solo se si convincerà che ci sono fondate probabilità di ottenere poi la fiducia del parlamento. Sai quanti voti mancano, alla Camera? Un centinaio. Ogni partito si è presentato davanti agli elettori con un programma, ancorchè scombiccherato. Per cui, i 5 Stelle possono coronare il loro sogno solo accordandosi o con la Lega o con il PD, dopo averli ricoperti di improperi. Non è problema. Purchè il tutto avvenga alla luce del sole. Detto questo, comincia a preoccuparmi la tua abitudine di attribuirmi sistematicamente cose mai dette. E, addirittura, ad attribuirmi il contrario. Avevo scritto, nell’articolo che tu citi, che il voto non avrebbe dato alcuna maggioranza ed è proprio quello che è successo. Per cui, sono spiacente, continuerò a discutere con te per amicizia. Ben sapendo che per te è puro esercizio retorico che prescinde da qualsiasi riferimento alla realtà.

  11. Dario Seglie

    Elezioni 4Marzo 2018. Mancanza di leader, mancanza di idee, mancanza di politici di statura. Gli italiani hanno espresso figure della governance e per la governance che sono in linea con la mancanza di cultura, sia generale che politica; l’agorà democratico non funziona più, se mai ha funzionato. E le piazze sono solo platee applaudenti coloro che salgono sul palco. Se non faranno un governo, alle prossime elezioni si ripeterà questo povero spettacolo; povero Bel Paese !

  12. Paolo Francia

    Questo pezzo, Nicola, è la conferma che le ragioni della sconfitta, a sinistra, non sono state né anticipate, né capite.
    Ti affanni a ricostruire o ridar vita ad una pianta morta, quando la sinistra l’hai davanti a te, moderata, desiderosa di governare, di presentarsi al Paese con un prorgramma. Gli italiani hanno designato una sola lista, non la somma di tanti cocci che insieme proprio non potrebbero stare, a chi affidare le sorti del Paese, se al sud e isole il M5S fa cappotto, la sua presenza è estesa anche nel resto d’Italia, dalla Valle d’Aosta al Lazio. Stendiamo poi un velo pietoso sull’analisi che fai dell’esito del voto, nel pezzo precedente ci dicevi che niente sarebbe cambiato dopo il 4 marzo, si aspettano rettifiche su questo punto, credo dovute, una mini mea-culpa, no? Il M5S era dato in alcuni sondaggi al 26 o 27 % al massimo, è arrivato, da solo, quasi al 33%! La Lega, passata dal 4 al 18%! Questo significa una sola cosa, che la maggioranza degli italiani, intorni al 55%, hanno scelto la protesta, e un voto contro un sistema imposto dall’Europa e dalle finanze. Finita la sinistra, radicale o centro-cattolica, finita l’era Berlusconi che si ritrova al 13%, con un PD che avanza la Lega solo di 1%! Questa, caro Nicola, è la vera rivoluzione, dopo la quale, se inistete a far tirar giu al popolo la pillola “greca” di lacrime e sangue imposte dall’alto, si tradurra in rivoluzione in strada. Ben venga che questa protesta sia stata captata soprattutto dal M5S, che al contrario di quanti pensavano che si sgonfiasse, ha tenuto e distanzia il secondo partito del 13%, una cosa enorme e non prevista, come fai a tacerla e a cavartela cosi?!? Che dire poi dell’altro vincitore, amico della Le Pen? Nessuna parola, ma solo le alchimie di una sinistra morta, per resuscitarla, per governare icché mi verrebbe da dire! Cosa volete governare, la sinistra perde e fa cilecca in tutta Europa, ma non ve ne eravate accorti?!? Finito il centrismo Gentiloniano, finito anche il cattolicesimo in politica, la Lega in parte lo intercetta, ma in modo piu laico. Finita la Fornero, finito Renzi con le promesse da giullare, da guitto di terz’ordine quale era e quale si è dimostrato! D’altronde, se avesse avuto buon senso, intelligenza e senso del pudore, il 4 dicembre del 2016 avrebbe dovuto far perdere le sue tracce! Le sue dichiarazioni stasera allucinanti, fuori da ogni logica, si dimette, ma non si dimette, una vergogna.
    La soluzione sono i 5 stelle, mi auguro che Mattarella dia l’incarico a Luigi Di Maio, che è il vincitore assoluto di questa tornata elettorale, e che magari il PD chj si sta dislocando come una carcassa d’aereo in tanti tronconi, saprà dare l’appoggio necessario a far ripartire, dai 5 stelle, questo Paese. Se oggi Renzi si fosse tolto dagli zebedei, avrebbe fatto servizio a quel che resta del suo partito e al Paese.
    Altra soluzione, che non terrebbe, perché fatta da partiti che hanno avuto il 13 e il 17,5 %, non sarebbe moralmente accettabile e poi destinata, come dicevo, a concludersi, sarebbe come mettere assieme la Le Pen con Sarkozy, impensabile, solo un cartello acchiappa voti, non destinato a governare gia prima del voto.
    Grande giorno di riscossa di un’Italia umiliata e gabbata per anni da questa gente, chisi definisce laico, liberale e socialista, dovrebbe rallegrarsi e brindare!

  13. NICOLA CARIGLIA

    Caro Valerio,

    io lo vorrei e mi pare di averlo scritto ancora una volta. Ma non le vecchie siglette….

  14. Valerio Giannellini

    “ha perso la sinistra capitalista…. (hanno vinto) i liberalliberisti” il diavolo ovunque! ma non vorremmo unire i laici?

    • Unire i laici ? A che scopo ?
      Pasolini così scrisse:

      “L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”.

      (Pier Paolo Pasolini, “Vie nuove”)

      • Paolo Francia

        i fascisti, caro Bagatin, tanto invocati e agitati come spauracchio, con casapound, non sono neppure al 1%, restano solo nella testa di chi crede che esistano ancora. Gli italiani non sono fascisti. La frase di Pasolini va inquadrata in una prossimità storica con quel periodo, oggi è solo una bella storica frase.

        • Caro Paolo, forse non hai capito la frase di Pasolini, ripresa in ben più occasioni.
          Egli non parla del fascismo storico (morto nel 1945), ma identifica il nuovo fascismo nel capitalismo, nella società dei consumi, nell’egoismo…
          Tutti aspetti ancora oggi da combattere.
          Tutto il resto è solo vuota ideologia (fascismo, antifascismo, laicismo ecc…).

  15. In realtà ha perso la sinistra capitalista.
    E per fortuna.
    Quella degli aumenti iva, degli 80 euro solo a chi lavora, dei tagli ai servizi, dei balzelli sulle prime case.
    Peccato che a vincere siano stati finti populisti, un realtà liberal liberisti.
    Occorre una radicale svolta socialista autogestionaria. Oltre gli steccati ideologici.

  16. NICOLA CARIGLIA

    Caro Giampaolo,

    scrivi cose giuste ma troppo spesso applicate male. Le differenze da te indicate dentro “la sinistra” e nel corso della storia, sono un fatto indiscutibile. Poi, nella pratica, accade troppo spesso che il giudizio sulle persone preceda quello sui fatti. E così nascono scomuniche e scissioni, come se anche i partiti della sinistra “idealista e concreta che sa proporre le riforme” debbano avere una cultura dogmatica. Questo non va bene, secondo me. E la discussione deve essere intrapresa con tutti e aperta a tutti.

  17. Giampaolo Mercanzin

    Nicola, dobbiamo specificare cosa intendiamo per “sinistra democratica”. Come sai vi sono due sinistre: una idealista e concreta che sa proporre le riforme per uno stato moderno che guarda al mondo, ed una arrogante ed ideologica che ha sempre speculato sui più poveri, dei quale il ceto operaio era la massima parte. Ebbene, secondo me dobbiamo guardare solo alla parte ideale, non a quella dogmatica ed ideologica che vende ancora i miracoli della madonna di Medjougore, mentre il mondo a cui questa madonna dovrebbe riferirsi dovrebbe essere quello di disperati che muoiono nel mediterraneo o quello dei massacri nelle regioni mediorientali (ah, ma quelle sono liberi arbitri del genere umano e non si possono fare miracoli!).
    Non voglio intromettermi su questioni religiose, ma credo che dovremo stabilire una volta per tutte la separazione tra fede e politica. Cosa disse quel saggio: mostrami la moneta, quindi dai a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare. Il Cesare che io desidero è uno stato laico che valorizza tutte le sue ricchezze, certamente anche quelle derivate dall’arte religiosa, ma che si sburocratizza ed investe la maggioranza delle sue risorse nella modernizzazione, nella “messa a norma” del territorio, perché anche le grandi catastrofi siano ridotte con opere adeguate e che si rapporta, orgogliosamente e dignitosamente secondo la sua plurimillenaria storia, con le altre organizzazioni politiche del pianeta. Forse sto idealizzando l’epoca Craxiana, ma quel socialista aveva capito che la forza della volontà doveva supplire anche al pessimismo della ragione.

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