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Nicola Terracciano, segretario-servitore del Partito d’Azione Liberalsocialista

di Redazione Pensalibero.it | 8 Agosto 2005

Poche parole, essenziali, chiare, precise, storicizzate, giacchè le energie maggiori vanno concentrate poi soprattutto sui fatti, sui fatti, precisi, verificati, verificabili, da strutturare, da migliorare sempre più.

Anzitutto ognuno con la sua storia, ognuno con la sua via, chiaramente esplicitate. Questa è l’unica via della vera chiarezza, del vero rispetto reciproco, della vera collaborazione, del vero antidoto a trasformismi e strumentalizzazioni varie e volpine.

Poi gli uomini e le donne sono diversissimi, liberi, ed è arduo, non produttivo, impegnarsi a unificare posizioni etico-politiche troppo divergenti nel profondo.

Noi del Partito d’Azione Liberalsocialista (pur in pochi attualmente) siamo e ci dichiariamo uomini liberi di sinistra libera, chiaramente, preliminarmente esplicitata, eredi consapevoli di precise, nobili tradizioni etico-politiche, che non hanno mai mentito, tradito, rubato, lottizzato, criminalizzato o assassinato, direttamente o complici, anche compagni, educati alla scuola del dovere e dell’impegno etico-politico di mazziniana, matteottiana, gobetttiana, rosselliana, parriana memoria, che intendono la politica come ardua, doverosa, disinteressata partecipazione per il bene comune, per i più umili e indifesi specialmente, e basta. Siamo contro i professionisti della politica, contro quelli che vivono di politica e non hanno avuto o non hanno un lavoro, non hanno conosciuto l’esperienza faticosa, dolorante, ma umanizzante del lavoro, come afferma solennemente nel primo articolo anche la nostra Costituzione repubblicana. Siamo contro i parassiti, sotto qualsiasi veste. Tutti al lavoro e lavoro per tutti.

Partiamo dalla drammatica consapevolezza della inadeguatezza profonda di questa classe dirigente e di queste tradizioni etico-politiche egemoni nell’attuale centro-destra e nell’attuale centro-sinistra, a far fronte ai complessi problemi del presente, agli ardui problemi del prossimo futuro.

Giudichiamo che i DS, lo SDI, con le altre piccole forze che ruotano in modo diretto o indiretto attorno ad essi (es. PSDI, PLI, Partito Sardo d’Azione, Repubblicani Europei), per non parlare dei tragici e sbandati Comunisti Italiani e Comunisti cosiddetti rifondati, i traditori PRI e Nuovo PSI, per tanti aspetti i Radicali pannelliani, sono elementi della crisi e non forze possibili di riforma, di rinnovamento, insieme al sindacato partitocratrico strutturatosi nei decenni. Già la storia, che cammina lentamente, ma porta al pettine tutti i nodi, prima o poi, ha emesso le sue prime, precise, inequivocabili sentenze: la fine anche formale del PCI, del PSI.

Essi vanno chiamati permanentemente al tribunale della storia, per approfondire criticamente le ragioni del loro essere divenuti cause della crisi, con i continui appuntamenti storici mancati, i continui tradimenti etico-politici, che hanno permesso in modo inimmaginabile, a fronte di tanti storici sacrifici, di tanti martiri, di tante storiche realizzazioni di conquiste civili e democratiche, a forze post-fasciste, separatiste, trasformiste all’estremo, di pervenire al governo del paese.

Giudichiamo poi i vari cattolici cosiddetti democratici tutti collocati storicamente, sostanzialmente, sempre a destra, come è esplicito a livello europeo, coi quali non è possibile formalmente alcuna collaborazione ordinaria, tranne che in situazioni storiche eccezionali, di emergenza democratica. In Italia poi le ragioni della non collaborazione sono aggravate dalla presenza del centro del cattolicesimo, che li rende ancora più refrattari ai valori di laicità e di stato autenticamente liberale, che sono invece dimensioni fondamentali, identitarie del nostro essere uomini liberi di sinistra libera, di nuovo libero centrosinistra. I cattolici democratici, oltre indubbi meriti storici nella costruzione dell’Italia repubblicana, sono stati, e permangono nei loro attuali eredi, dopo la giusta fine storica della DC, tra i maggiori responsabili del degrado del costume politico-amministrativo, che è uno dei tanti aspetti della crisi attuale.

Anch’essi vanno sottoposti al doveroso tribunale della storia, per esplicitare in modo sempre più chiaro, approfondito, a livello collettivo, soprattutto il ruolo segretamente, accanitamente antiliberale, antidemocratico, antisocialista, portato avanti dalla Rivoluzione francese al Risorgimento, al fascismo, all’età repubblicana, come sostanziale ‘longa manus’ della chiesa cattolica nella società italiana, al servizio del suo temporalismo antico e nuovo..

L’ardua, doverosamente lunga (secondo l’insegnamento salveminiano) via del rinnovamento e della riforma passa attraverso un lento, lucidamente controllato, radicamento a livello locale (contro l’ingresso e la preminenza di trasformisti, arrivisti, parassiti, incompetenti, ladri e briganti), a partire anzitutto e soprattutto dagli 8.101 Comuni italiani, all’opposizione politico – ideale di ‘questo’ centro-destra, ma anche di ‘questo’ centro-sinistra, da soli o alleati solo di forze libere e integre collocate su posizioni di libero, rinnovato centro-sinistra, per affrontare i quotidiani, concreti problemi della gente, specialmente dei più umili, e collaudare a quel livello la validità e l’efficacia delle soluzioni proposte, alla luce della propria visione del mondo ‘socialista liberale democratica’ di sinistra, esplicitamente richiamata nei simboli elettorali e nell’immaginario politico locale.

Solo successivamente al radicamento a livello locale, da tentare con esperimenti finalizzati e realisticamente programmati, con possibilità di successo pur minime (almeno un consigliere per Comune) alle amministrative della primavera del 2006, si potrà nei prossimi anni passare alle provinciali, poi alle regionali e poi alle nazionali del 2011.

Una prima grande conquista sarebbe un umile, non pretenzioso, strumento nazionale di collegamento, di servizio (non di guida o direzione tradizionali) delle varie esperienze locali, specialmente per evitare qualsiasi degenerazione o tradimento, informando e denunciando ampiamente in modo tempestivo le situazioni equivoche, che si vanno man mano avviando e sperimentando a livello locale.

A partire da queste premesse e da queste chiarezze precise, si è disposti al dialogo operativo, all’incontro proposto di ottobre, con forze che, pur con altre storie, si muovono o intendono muoversi seriamente verso la stessa direzione.

prof. Nicola Terracciano
segretario-servitore del
Partito d’Azione Liberalsocialista (www.liberalsocialisti.org)
consigliere liberalsocialista di sinistra dal 2001
di opposizione democratica ai DS-SDI-Margherita (che governano in modo clientelare sistematico) e al centro-destra
nel Comune di Parete (Caserta), di 10.000 abitanti.

Pubblicato in : Primo piano

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