Vince Zelensky , così appare dal primo exit pool alle ore 19,30 italiane, il verdetto è stato annunciato e con un divario che non lascia spazio ad incertezze: circa 74 % a 26%. Arriva uno che fa ridere al potere, permettete il gioco di parole, ma come dice un detto di quelle parti, in troppi con muso severo hanno fatto danni all’umanità. Poroshenko ha avuto il potere in un momento molto drammatico. Ricordo bene l’inverno del 2015 e lo scontro a Minsk con Hollande, Merkel e Putin. La tragedia di Debaltesevo , i carri armati russi, i ragazzi di diciotto venti anni che abbracciavano le fidanzate prima di partire per la guerra: ad oggi tredici mila sono caduti. Non era neppure antipatico, Poroshenko. Aveva recuperato i quadri rinascimentali rubati a Verona da una organizzazione criminale. Ma non è riuscito nelle riforme del suo Paese per conflitto d’interessi. Ora si affaccia uno veramente nuovo. La democrazia è questa. In Ucraina le riforme sono urgenti: da quelle istituzionali, a quelle che permetteranno al paese di crescere velocemente grazie alla sua enorme potenzialità: dalle sue risorse nel sottosuolo ricco di gas e petrolio, alla laboriosità di questo popolo. Da domani Zelensky sarà il nuovo presidente ed avrà il medesimo severo giudizio sul suo operato. Da domani avrà molte patate bollenti da risolvere. Lo attendiamo anche come europei, perché potrebbe essere una speranza contro la nostra ipocrisia e doppiezza che fino ad ora nell’operato della giovane nazione bagnata dal Dnepr, aveva trovato lo spazio da una parte per condannare con sacrosante sanzioni Putin e dall’altra aprire una porta alla Russia che ha speso soldi e ucciso non solo all’Ucraina e in Cecenia, ma alla stessa Georgia che oggi ha isolato l’Abcazia occupata. La medesima cosa dovrà fare l’Ucraina con il Donbas: isolarlo, evitando un’azione militare che in questo momento potrebbe non servire e con molte incognite da valutare. L’endorsement di Saakashvili e Hrytsenko hanno fatto da garante al giovane Zelensky; il rapimento di Saakashvili, al contrario ha giocato un brutto tiro e si è rivelato un boomerang per il presidente uscente, ma non vi è dubbio che la popolarità dell’attore comico e avvocato, hanno permesso la sua vittoria. Tributo riconosciuto da milioni di giovani. Questo è appunto, un vero cambiamento generazionale sostenuto da molti “padri” che riconoscono ampio credito al nuovo vincitore. La mia sensazione rivolta allo sconfitto, è che anche Poroshenko alla fine avrebbe votato Zelensky. Con il peso di un conflitto d’intresi che cinque anni fa poteva essere accettato nella disperazione nazionale sviluppata dopo Maidan, Poroshenko aveva ormai concluso la sua spinta rinnovativa. Ad un certo punto del confronto all’Olimpic Stadium con Zelensky trasmesso in tv l’altra sera e con un ampia affluenza di pubblico, si era accorto di non poter essere più il presidente. Sarà alla fine la sua fortuna d’imprenditore e un bel disimpegno come oligarca tra gli oligarchi ucraini.
Enrico Martelloni

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