Circa due ore e mezzo di scenografie sfavillanti.
D
Senza dubbio visivamente bello, perfetto per confondere gli occhi e la mente per l’eccesso di tutto, pieno di troppi fiori, troppe feste faraoniche, troppi fuochi d’artificio, troppi effetti speciali avevano fatto sparire quello che mi aveva suscitato una delle prime scene del film: Di Caprio/Gatsby inquadrato di spalle dalla macchina che si avvicina fino a portarcelo in primo piano; sempre di spalle, fissa una casa al di là della baia…palpita una luce verde Gatsby allunga una mano quasi a volerla cogliere.
Rohmer diversi anni fa ha dedicato un film alla luce verde, quella particolare luce che si crea a volte all’orizzonte, qualche attimo prima che il sole si tuffi nel mare; Rohmer afferma che quella luce può essere vista solo da chi è profondamente innamorato e Gatsby è ossessionato dal suo amore per Daisy, tanto da cogliere una luce verde nel buio della notte.
Ma dopo circa mezz’ora Gatsby entra pienamente in scena ed ecco che il film decolla e il suo “sogno” si dipana grazie alla sua “straordinaria propensione alla speranza”.
Gatsby sarà anche un fuorilegge, ha fatto fortuna grazie ai ricatti (il suo club è frequentato da politici corrotti, capi della polizia altrettanto viziosi e corrotti) ma il suo amore/ossessione per Daisy, la sua convinzione che il passato si possa ripetere, lo rende un eroe romantico e allora non ci sono fiori sufficienti in un tripudio abbondante al primo incontro con Daisy dopo cinque anni, anche se c’è ironia nella domanda di Gatsby a Nick,l’amico confinante e cugino di Daisy “…son un po’ troppi?”
L’emozione sul volto di Gatsby è chiaramente visibile; da parte di Daisy c’è solo sorpresa e imbarazzo in questo primo incontro e infatti si rileverà una fraschetta distratta, concentrata solo su se stessa, incapace di amare perfino la figlia, innamorata solo del denaro e della rispettabilità che il marito, appartenente da generazioni all’alta borghesia, volgarmente arrogante, traditore, inutile appassionato di golf, le può assicurare. “Siamo nati diversi…ce l’abbiamo nel sangue” dirà con disprezzo a Gatsby..
Toby Maguire dà una grande interpretazione di Nick Carraway, consapevole del suo essere “dentro e fuori i fatti vissuti”.
Ma su tutti svetta Leonardo/Gatsby eroe romantico maniacalmente elegante, immerso nella sua profonda solitudine, insicuro a tratti ma al contempo feroce, icona del sogno americano, capace di ricrearsi e arricchirsi anche in modo illecito ma incapace di salvarsi dalla sua ossessione.
“…e così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato.” Guida a forte velocità la sua Rolls gialla tra l’opulenza di Long Island e la povertà e il degrado della discarica di carbone, quasi a ricordare che la frenesia di vita sta correndo verso la grande crisi e finirà in tragedia.
La macchina da presa vola sopra i grattacieli, scende in picchiata verso Wall Street, riprende la macchina gialla che corre verso la morte.
Il sogno di Gatsby finisce con un colpo di pistola al bordo di una piscina mentre lui aspetta ancora una telefonata che non sarebbe mai arrivata perché Daisy non è capace di amare, di prendersi delle responsabilità e del film restano le parole sincere e disperate di Nick Carraway l’unico che ha capito il vero animo di Gatsby, davanti alla bara dell’amico: “Loro sono tutti marci, tu vali più di tutti loro messi insieme” e su questa dichiarazione di amicizia assoluta poche inquadrature ci separano dai titoli di coda.

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