Del Foglio che fu di Giuliano Ferrara, nihil nisi bonum. Di scriverne male, proprio non se ne parla. Nel pieno del festival manettaro di Tangentopoli, è stato tra i pochi a tenere dritta la barra, denunciandone eccessi, strumentalismi, idiozie e viltà. Ha fatto a pezzi il politically correct della nostra stampa conformista. Ha assunto la difesa persino di qualche socialista e comunista minoritario. Per Ferrara, spretato due volte, dell’una e dell’altra confessione, non deve essere stato semplice. Eppure lo ha fatto in nome delle superiori ragioni della razionalià e della decenza. Insomma, tanto di cappello di fronte ad un giornale intelligente, coraggioso, indipendente, anche dagli amici.
Per questo abbiamo sobbalzato non poco, sabato scorso, leggendo il titolo ed il contenuto dell’articolo dell’attuale direttore, Claudio Cerasa, in alto su tutta la prima pagina: “I godimenti del ballottaggio. Meraviglie di un sistema elettorale che impone il bipolarismo e costringere a cestinare il metodo Zagrebelsky”. Il succo di questo articolo è presto riassunto. Secondo Cerasa, gli Italiani avrebbero avuto autentiche polluzioni, domenica notte, apprendendo, poco dopo la chiusura delle urne, i nomi dei sindaci delle grandi città, grazie al sistema elettorale che prevede il ballottaggio. E tali polluzioni saranno destinate a ripetersi quando si voterà con la nuova legge elettorale voluta da Renzi, il cosidetto Italicum che, pure, prevedendo il ballottaggio, renderà il popolo edotto su chi avrà ottenuto la maggioranza non appena terminato lo spoglio.
Ora, polluzioni a parte (si possono avere, come è noto, per semplice suggestione), tutto ciò non è affatto vero. Si tratta di un film già visto varie volte negli ultimi 22 anni, al quale il buon Cerasa ha cambiato il finale per bonaria generosità verso i lettori. Perché l’Italicum, come già era successo varie volte con il Mattarellum ed il Porcellum, ci farebbe senza dubbio sapere chi ha ottenuto la maggioranza dei deputati. Ma non garantirebbe affatto la scelta del capo del governo, il bipolarismo e, ancora meno, la sua sopravvivenza per cinque anni. Non risulta, infatti che la legge elettorale abbia abolito il sistema parlamentare e nemmeno la figura del Presidente della Repubblica al quale spetta designare il presidente del Consiglio dopo avere constatato la sua capacità di superare il voto di fiducia. Nemmeno le riforme Costituzionali di madonna Boschi si sono spinte a tanto. E dunque? Dunque, tutto come prima, da questo punto di vista. Le aggregazioni, la composizione delle liste, ed altri simili marchingegni, potranno garantire come negli ultimi venti anni e passa, di ottenere il maggior numero di parlamentari. Ma il rischio di maggioranze fragili, cioè destinate ad esplodere nel corso della legislatura e a dare vita a tanti partitini, resta tale e quale a prima. Cioè: l’Italicum con relativo ballottaggio non garantisce, a differenza di quanto sostenuto da Cerasa, il bello del maggioritario e il bipolarismo. In compenso non elimina tutti i difetti dei precedenti sistemi: la nomina dall’alto dei parlamentari, la rapina della sovranità popolare, le forzature attuate tramite voti di fiducia, decretazione di urgenza che di urgenza non è, eventualità di governi che durano assai meno di una legislatura. Insomma, il peggio ce lo teniamo sicuramente, il meglio, se ci dovesse essere, non dipenderebbe dal sistema elettorale ma dalle condizioni politiche ed altri fattori. Cosa si è costretti a scrivere, a volte, in nome dell’amicizia con Denis Verdini, che pure è un sentimento nobile!

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