La Finanziaria si avvicina e, parallelamente, sale il nervosismo nella maggioranza. Ai più sembra difficile la quadratura del cerchio che è chiamata a fare il governo. Da un lato la richiesta della sinistra radicale di non tagliare la spesa sociale, specie dopo il buon andamento delle entrate nel primo semestre dell’anno, dall’altro l’esigenza di far quadrare i conti dello Stato che, ormai da decenni, sono sbilanciati proprio nei settori della sanità, della previdenza e nelle spese per i trasferimenti agli enti locali e per i dipendenti pubblici. L’ultimo episodio la dice lunga. Un articolo del Corriere, a firma di Francesco Gavazzi, critico verso la ritrosia del ministro dell’economia a parlare di “tagli” ha innescato prima la piccata risposta di Padoa Schioppa, che continua a privilegiare il termine di “riforma” per sottolineare la necessità di spendere meno, e poi l’ironica controreplica dello stesso Gavazzi. La polemica, come è evidente, è solo apparentemente terminologica. I numeri hanno una loro logica e questi dicono che se non si riduce la spesa nei quattro settori indicati, l’economia italiana va a rotoli, a meno che non voglia aumentare ancora la pressione fiscale. I termini della questione, dal punto di vista economico, sono questi. Dal punto di vista politico invece sono del tutto diversi. Nella scorsa legislatura Tremonti era ricorso ai condoni per non diminuire la spesa pubblica e non aumentare, anzi per diminuire sia pur di poco, il livello delle tasse. Era stata una politica contingente ma efficace nel breve termine. In questa legislatura anche il centro destra si sarebbe trovato di fronte alla necessità di fare scelte diverse. A maggior ragione il discorso vale per il centro sinistra che aveva criticato la politica tremontiana perché non affrontava i nodi strutturali e rimandava le scelte. Tanto più poi che il centro sinistra, strumentalmente, accusava il governo di fare della macelleria sociale, cosa che per altro non era assolutamente vera. Ora che è al governo il centro sinistra si trova di fronte a due esigenze opposte: fare le riforme di struttura, il che significa ridurre la spesa, e non tagliare la spesa sociale che costituisce l’80 per cento della spesa pubblica. La sinistra radicale non sente ragioni, la sinistra riformista, più pragmatica, sarebbe invece pronta a ingollare qualche rospo pur di raggiungere l’obiettivo. Fino ad oggi si è cercato di salvare capra e cavoli dicendo che il governo non farà “tagli” ma “riforme”, lasciando intendere che dalle “riforme” arriverà la tanto attesa riduzione della spesa. Ma la sinistra radicale, che sarà radicale ma non è certo stupida, aspetta con il fucile spianato. La prima avvisaglia si è avuta con il fuoco di sbarramento all’ipotesi di accorpare Inps e Inpdap.
Il problema è tutto qui. Giavazzi ha sottolineato come nella politica governativa, almeno per ora, non si vedono segnali né di tagli né di riforme. Padoa Schioppa, che sa quali gatte si trova a dover pelare, ha avuto uno scatto di nervi. Per non prendersela con i suoi se l’è presa con Giavazzi. L’ha accusato di non tener conto della sua intenzione di procedere alle “riforme” e ha precisato che le “riforme”, pur essendo diverse dai “tagli” otterranno lo stesso scopo.
Speriamo per lui che finiscano per crederci anche i Diliberto, i Giordano e i Pecoraro Scanio.
“Come d’autunno, sugli alberi le foglie”. Arriva la finanziaria e cadono le illusioni. E’ il tempo delle scelte. Padoa Schioppa e Francesco Gavazzi ai ferri corti.
Stilettate fra due economisti principe del centro sinistra. Giavazzi, guru economico del Corriere,
punzecchia il ministro dell’economia che risponde per le rime. Motivo del contendere: il taglio della spesa sociale che va fatto ma non si può dire.

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