
C’è un momento preciso dell’estate in cui l’essere umano, creatura tecnologicamente evoluta, torna alle origini. È quello in cui, alle tre di notte, si mette a caccia di una zanzara con la racchetta elettrica in mano, il sonno negli occhi e la dignità ormai sotto il letto. La scena è sempre la stessa: zzzzzzzz. Accendi la luce. Niente. Spegni. Zzzzzzz. Riaccendi. Nulla. Aspetti. Ti sembra di averla vista. Partono due schiaffi nel vuoto. Poi un colpo al muro che lascia più danni dell’insetto. La zanzara, nel frattempo, probabilmente ti guarda e pensa che gli umani siano davvero una specie bizzarra. Dracula, almeno, aveva un certo stile. Mantello nero, castello, bare, canini. E soprattutto un difetto di fabbrica: lo potevi sistemare con un paletto di legno nel cuore. La zanzara no. È piccola, velocissima, sfuggente e, soprattutto, democratica: non guarda in faccia nessuno. Ti trova al mare, in montagna, in giardino, sul balcone e perfino dentro casa, dove teoricamente dovresti sentirti al sicuro. Le mosche, al confronto, sono quasi dilettanti. Certo, si posano dove capita e magari, cinque minuti dopo, si accomodano sulla nostra forchetta. Ma ci consoliamo pensando agli anticorpi. La zanzara, invece, non viene a fare una passeggiata. Viene a pungere. E qualche volta, insieme al morso, può portarsi dietro qualcosa di molto meno innocuo del prurito. A ricordarcelo sono i numeri del secondo bollettino dell’Istituto superiore di sanità sul West Nile virus: 141 casi confermati in Italia e sei decessi, con la circolazione del virus accertata in 50 Province e 16 Regioni. E improvvisamente quella che consideravamo la solita rompiscatole estiva assume un altro aspetto. Dei 141 casi, 64 hanno riguardato la forma neuro-invasiva, la più grave, compreso un caso importato dalle Maldive. Altri 27 casi sono stati individuati in donatori di sangue asintomatici, mentre 50 riguardano la febbre da West Nile. Tra questi c’è un caso importato dal Burkina Faso. Dei sei decessi notificati, uno è collegato a un caso di importazione. Numeri che non hanno bisogno di essere drammatizzati. Bastano da soli. L’Italia delle zanzare. La circolazione del West Nile è stata confermata in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Diciamo che, se fosse una classifica turistica, non sarebbe esattamente quella che vorremmo vedere crescere. Sono inoltre tre i casi di virus Usutu segnalati, tutti in Lombardia. E qui forse conviene smettere per un momento di ridere della zanzara. Perché abbiamo costruito un curioso rapporto con questo insetto: lo odiamo profondamente, ma lo consideriamo poco più di un inconveniente. Una tassa estiva, come il sudore, la sabbia nelle scarpe e quello che resta del ghiacciolo sulle dita dei bambini. Ci dà fastidio, sì. Ma non ci preoccupa. Finché non leggiamo i numeri. Il problema, infatti, non è la singola zanzara che ci ronza intorno alla testa. È la capacità di questi insetti di diventare vettori di virus, soprattutto quando caldo e condizioni ambientali favorevoli ne facilitano la proliferazione. Ed è qui che entrano in campo sorveglianza epidemiologica ed entomologica: parole poco sexy, ma decisamente più utili di una ciabatta lanciata contro il muro. E le vacanze? Anche loro possono viaggiare. Poi ci sono dengue, Chikungunya e Zika. Dal primo gennaio al 31 luglio 2026 sono stati registrati 192 casi confermati di dengue, tutti collegati a viaggi all’estero. In 125 casi, il probabile luogo di esposizione sono state le Maldive. Seguono 17 casi di Chikungunya, anch’essi tutti importati, e tre casi di virus Zika. Nessun decesso è stato segnalato per queste infezioni. Qui la questione diventa anche un fatto di costume. Perché viaggiamo sempre di più, spesso verso luoghi lontanissimi, ma continuiamo a pensare che le malattie infettive debbano restare dove le abbiamo lasciate. Non funziona proprio così. Un aereo porta persone, bagagli, souvenir discutibili e, talvolta, anche qualche virus. Per questo informarsi prima di partire non è da ipocondriaci: è semplicemente una forma di buon senso. L’estate è bella. La zanzara un po’ meno. Nessuno vuole trasformare agosto in una puntata di un film catastrofico. Le zanzare fanno parte dell’estate, purtroppo. Come fanno parte dell’estate le finestre aperte, le cene all’aperto e la serata che sembrava perfetta fino a quando qualcuno non comincia a grattarsi una caviglia. Ma proprio perché siamo abituati a considerarle soltanto una seccatura, rischiamo di sottovalutarle. Dracula, almeno, aveva la cortesia di presentarsi. La zanzara no. Arriva senza invito, non bussa, non lascia il numero di telefono e se ne va prima ancora che tu riesca a darle una manata. E adesso sappiamo che, in qualche caso, non lascia soltanto il prurito. Altro che Dracula.
Angelo Santoro

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