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Zanardi, il coraggio che non faceva rumore

La morte di Alex Zanardi non è soltanto la scomparsa di un grande campione dello sport italiano. È qualcosa di più profondo, che riguarda il modo in cui un uomo ha saputo trasformare la tragedia in una lezione civile. Aveva 59 anni, una vita segnata da due incidenti devastanti – quello del 2001 che gli costò entrambe le gambe e quello del 2020 che lo aveva riportato in un lungo silenzio – eppure capace di riscrivere ogni volta il proprio destino, diventando simbolo del paralimpismo mondiale con quattro ori e due argenti tra Londra e Rio. Ma ridurre Zanardi ai numeri, alle medaglie, alle imprese sportive, significherebbe non aver capito nulla della sua grandezza. Perché Zanardi non è stato solo un atleta. È stato un modo di stare al mondo.

di Cesare Mannucci | 3 Maggio 2026

La morte di Alex Zanardi non è soltanto la scomparsa di un grande campione dello sport italiano. È qualcosa di più profondo, che riguarda il modo in cui un uomo ha saputo trasformare la tragedia in una lezione civile. Aveva 59 anni, una vita segnata da due incidenti devastanti – quello del 2001 che gli costò entrambe le gambe e quello del 2020 che lo aveva riportato in un lungo silenzio – eppure capace di riscrivere ogni volta il proprio destino, diventando simbolo del paralimpismo mondiale con quattro ori e due argenti tra Londra e Rio. Ma ridurre Zanardi ai numeri, alle medaglie, alle imprese sportive, significherebbe non aver capito nulla della sua grandezza. Perché Zanardi non è stato solo un atleta. È stato un modo di stare al mondo.

Chi ha avuto la fortuna di incrociarlo lo sa. Non cercava mai la scena, non alzava mai la voce. Trasmetteva qualcosa di diverso, più profondo, quasi disarmante nella sua semplicità. Lo dico anche per esperienza indiretta, ma concreta. Ho due amici che portano addosso, in modo diverso, il segno della fragilità fisica. Uno a Firenze, paraplegico dopo una embolia da immersione, che con Zanardi ha condiviso gare, fatica, chilometri in handbike e perfino l’esperienza paralimpica. L’altro a Milano, amputato sotto il ginocchio dopo un incidente in moto, che Zanardi non lo aveva mai incontrato, ma che ricevette da lui una telefonata in ospedale pochi giorni dopo l’intervento. Mezz’ora al telefono. Non una formalità, non una frase di circostanza. Una presenza vera. E da quella mezz’ora nacque qualcosa che nessuna medicina può prescrivere: la forza di riprendere in mano la propria vita, con un figlio piccolo da crescere e un futuro da reinventare.

È qui che si misura la statura di un uomo. Non nei titoli, non nei riconoscimenti, ma nella capacità di incidere nella vita degli altri. Zanardi lo faceva senza retorica, senza mai mettersi sul piedistallo dell’eroe. Era, paradossalmente, un uomo normale che aveva compiuto qualcosa di straordinario: rendere la resilienza una pratica quotidiana, non un concetto astratto. In un Paese spesso incline al lamento e alla rassegnazione, lui rappresentava una smentita vivente. Non negava il dolore, non lo nascondeva, ma lo attraversava. E in questo attraversamento trovava una nuova forma di libertà. È anche per questo che la sua figura è diventata un riferimento non solo sportivo, ma civile, umano, quasi pedagogico.

Oggi, mentre arrivano i messaggi di cordoglio e le celebrazioni ufficiali, il rischio è quello di trasformare Zanardi in un’icona immobile, in una figura da ricordare più che da comprendere. Sarebbe l’errore più grande. Perché la sua lezione non è consolatoria. È esigente. Dice che si può cadere e rialzarsi, ma che quel rialzarsi richiede volontà, disciplina, fatica. Dice che la vita non torna mai com’era prima, ma può diventare altro, qualcosa di diverso e, a volte, persino più intenso. E soprattutto dice che nessuno si salva da solo, che una parola, una telefonata, una presenza possono cambiare il destino di una persona.

Zanardi non aveva bisogno di palcoscenici. Gli bastava esserci. Ed è forse questa la sua eredità più grande: aver dimostrato che il coraggio non è un gesto eclatante, ma una scelta quotidiana. Silenziosa, ostinata, profondamente umana. In tempi rumorosi come i nostri, è una lezione che vale doppio.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    3 Maggio 2026 alle 09:58

    Le tue ultime frasi mi hanno commosso.
    È vero. Il coraggio è una scelta silenziosa, quotidiana. Che non fa rumore, in un’epoca assordante e ove tutti vorrebbero fare prevalere il loro pensiero (che non è necessariamente ragionamento).
    Alex Zanardi va ricordato soprattutto per questo.
    Grazie, Cesare, per queste parole.

    Rispondi

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