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Yemen, il conflitto nel conflitto

Cresce la tensione in Yemen, dove il conflitto interno torna a intrecciarsi con quello, ben più ampio, tra Stati Uniti e Iran per il controllo delle rotte del Golfo. Ieri il gruppo armato degli Houthi ha preso il controllo della città di Mocha, a pochi chilometri dal Mar Rosso, dopo giorni di combattimenti contro le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita.

di Alessia De Luca | 12 Settembre 2026

Cresce la tensione in Yemen, dove il conflitto interno torna a intrecciarsi con quello, ben più ampio, tra Stati Uniti e Iran per il controllo delle rotte del Golfo. Ieri il gruppo armato degli Houthi ha preso il controllo della città di Mocha, a pochi chilometri dal Mar Rosso, dopo giorni di combattimenti contro le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita. Fonti militari yemenite hanno confermato a Reuters che i reparti governativi si sono ritirati anche dall’isola di Perim, dove le forze Houthi sono sbarcate via mare, completando la presa di posizioni che dominano lo stretto di Bab al Mandeb, porta d’accesso meridionale alla rotta che collega Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez. Mocha era l’ultimo porto occidentale rimasto in mano al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e la sua perdita arriva all’indomani della più intensa ondata di combattimenti mai registrati dall’entrata in vigore della tregua mediata dalle Nazioni Unite nell’aprile 2022. Le ostilità di questi giorni sono tanto più allarmanti in quanto non rischiano solo di ripiombare lo Yemen verso una guerra su vasta scala, ma di alimentare un conflitto il cui perimetro va ben oltre i suoi confini.

Da Hormuz a Bab al-Mandab?

La posizione geografica di Mocha rende la sua conquista una questione di rilevanza globale. La città si trova a 75 chilometri da Bab al-Mandab, la ‘Porta delle Lacrime’ che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden: attraverso le sue acque transita ogni anno tra il 10 e il 12% del commercio marittimo globale, greggio e carburanti oltre a materie prime asiatiche e petrolio russo. Perim, l’isola vulcanica che divide lo stretto nel suo punto più angusto in due corridoi di navigazione, è da anni un obiettivo militare che le forze saudite avevano lavorato per tenere fuori dalla portata degli Houthi: la sua caduta, secondo gli osservatori segna il completamento della presa del gruppo sull’intero valico. È una tenaglia che ora si chiude su entrambe le sponde della penisola arabica: Hormuz e Bab al-Mandeb insieme veicolano oltre un quarto del commercio mondiale di greggio via mare, e quasi un terzo del traffico globale di container passa dal solo Mar Rosso. La caduta di Mocha, inoltre, taglia le linee di rifornimento delle forze governative, inclusa la strada che dal porto risale verso Taiz. “È un punto di svolta nella guerra” ha dichiarato ad Al Jazeera Wolfgang Pusztai, secondo cui l’evento potrebbe portare al collasso delle forze governative nello Yemen meridionale.

Punto di svolta?

La rottura è arrivata dopo mesi di relativa calma. Il 3 luglio un raid della coalizione a guida saudita aveva colpito la pista dell’aeroporto di Sana’a per impedire l’atterraggio di un volo proveniente da Teheran, riacceso lo scontro diretto con gli Houthi. Il 20 luglio il gruppo ha risposto dichiarando un blocco navale contro i porti sauditi nel Mar Rosso e colpendo impianti di estrazione e ponendo di fatto fine alla tregua del 2022. Il 3 settembre gli Houthi hanno lanciato un’offensiva su tre direttrici – Taiz occidentale, Hodeidah meridionale e Mocha stessa – innescando la reazione di terra e aerea delle forze governative. L’8 settembre Riyadh ha denunciato attacchi Houthi contro obiettivi civili ed economici sul proprio territorio. Nessuna delle due parti sembra orientata a fermarsi: né il governo, che dispone di risorse superiori rispetto a qualsiasi momento successivo alla tregua, e che punta a sfruttare lo slancio per insidiare il controllo degli Houthi su Sana’a, pur senza aver finora ottenuto guadagni territoriali significativi; né gli Houthi che, dal canto loro, stanno consolidando il controllo della costa yemenita del Mar Rosso.

Un altro grattacapo per Trump?

La crisi yemenita rischia di innescare un’ulteriore escalation nella regione. Con Bab al-Mandeb sotto il controllo di forze vicine a Teheran, e lo Stretto di Hormuz sigillato, l’Iran stringe ora una tenaglia sulle due arterie energetiche ai lati opposti della penisola arabica. L’Arabia Saudita, colpita dal blocco navale Houthi dallo scorso luglio, risulta particolarmente esposta: tanto che il ministro della Difesa pachistano Khawaja Asif ha avvertito che un’aggressione non provocata contro il regno renderebbe operativo il Mecca Joint Defence Agreement, il patto di difesa collettiva che unisce da agosto Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. Fonti pachistane hanno riferito a Türkiye Today che Islamabad starebbe già valutando “raid aerei contro postazioni Houthi su richiesta saudita”, sebbene la decisione finale non sia stata presa: un’eventualità che introdurrebbe nel conflitto l’unico Stato islamico dotato di arma nucleare. Comprensibile dunque che in poche ore i prezzi del petrolio siano tornati sopra i 100 dollari al barile. Intanto, la svolta yemenita rafforza Teheran proprio mentre il confronto con Washington entra nel suo settimo mese, senza nessuna apparente via d’uscita.

Il commento

Di Eleonora Ardemagni, Senior Associate Research Fellow ISPI

“Senza il controllo delle coste e delle isole del Bab el-Mandeb, gli Houthi erano già in grado di sferrare attacchi alle navi lì in transito. Il vero obiettivo di questa avanzata potrebbe essere, allora, imporre pedaggi replicando le mosse dell’alleato Iran su Hormuz. Oltreché aiutare Teheran e rafforzare il potere di ricatto su Riyadh. La rapidità delle conquiste Houthi pone molti interrogativi sulle forze filo-governative dello Yemen: l’Arabia Saudita ha per anni investito su queste milizie (meno sull’esercito), fornendo armi, addestramento e stipendi, anche alle forze prima leali agli Emirati Arabi. Una disfatta strategica, difficilmente rimediabile, che andrà studiata”. 

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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