
Il leader cinese Xi Jinping è in visita della Corea del Nord. Secondo quanto ha riferito l’emittente statale cinese CCTV: “Su invito di Kim Jong Un, Xi Jinping, Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, effettuerà una visita di Stato nella Repubblica Popolare Democratica di Corea dall’8 al 9 giugno”.
Il governo sudcoreano auspica che la visita del presidente cinese di Xi Jinping in Corea del Nord sia costruttiva e contribuisca alla pace. Poiché il governo della Corea del Nord mira a sviluppare gli scambi con la Cina, l’invito del governo di Seul è rivolto alla Cina con la speranza che possa contribuire alla pace e alla stabilità nella penisola coreana assumendo un ruolo costruttivo nell’affrontare le questioni relative alla penisola coreana.
Il Ministero degli Esteri sudcoreano in un comunicato stampa riportato dai media locali. I media statali cinesi e nordcoreani hanno annunciato una visita di Stato di due giorni del presidente cinese a Pyongyang, su invito del leader nordcoreano Kim Jong-un.
Nel suo comunicato, il Ministero degli Esteri sudcoreano ha ribadito di mantenere stretti contatti con Pechino in merito alla penisola coreana. La Cina è il partner più importante della Corea del Nord e i due Paesi hanno riaffermato i loro legami lo scorso settembre a Pechino, durante la parata militare per commemorare l’80 anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico. La visita di Xi a Pyongyang sarà la sua seconda da presidente, dopo quella del 2019, e si inserisce in un contesto di intensificazione delle relazioni bilaterali.
Il ministro degli Esteri nordcoreano Choe Son-hui si è recato in Cina nel settembre 2015; il premier cinese Li Qiang ha visitato Pyongyang in ottobre per l’anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori al potere. E il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha visitato la Corea del Nord nell’aprile di quest’anno, per la prima volta dal 2019. Il viaggio segue inoltre la ripresa, a marzo, dei servizi ferroviari e aerei passeggeri tra Pechino e Pyongyang, sospesi per sei anni a causa della chiusura delle frontiere nordcoreane imposta durante la pandemia.
Questo incontro si colloca dopo che il mese scorso, incontrando Putin, Xi Jinping ha avvertito che il mondo rischia di regredire alla “legge della giungla” e ha indicato nel rapporto tra Cina e Russia una forza di stabilizzazione globale.
Il presidente cinese ha ricevuto Vladimir Putin a Pechino, pochi giorni dopo il vertice con Donald Trump, in un incontro carico di simboli e seguito con attenzione anche per il confronto implicito con la recente visita del presidente statunitense.
Putin è stato accolto da Xi con gli onori militari nella Grande Sala del Popolo, tra inni nazionali, soldati schierati e bambini con bandiere cinesi e russe. I due leader hanno prima tenuto un incontro ristretto, dedicato ai temi più sensibili, poi una riunione allargata con le rispettive delegazioni.
Al termine dei colloqui, Xi e Putin hanno presenziato alla firma di numerosi documenti di cooperazione nei settori della tecnologia, del commercio, della ricerca scientifica e della proprietà intellettuale.
Tra questi, secondo i media statali cinesi, anche l’estensione del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole tra Cina e Russia, firmato per la prima volta 25 anni fa. Xi ha definito le relazioni tra Pechino e Mosca al “più alto livello di partenariato strategico globale” e ha invitato i due Paesi a opporsi a “ogni forma di bullismo unilaterale” sulla scena internazionale.
Il presidente cinese ha anche richiamato la crisi in Medio Oriente, affermando che un’ulteriore escalation sarebbe “sconsigliabile” e che un cessate il fuoco complessivo è “della massima urgenza”.
Putin, da parte sua, ha parlato di rapporti bilaterali a un livello “senza precedenti” e ha ribadito che Mosca resta un “fornitore energetico affidabile” nel pieno della crisi mediorientale. Il leader russo ha inoltre invitato Xi a visitare la Russia il prossimo anno.
Il vertice arriva in una fase in cui Mosca, colpita dalle sanzioni occidentali per la guerra in Ucraina, guarda sempre più a Pechino come partner economico e politico essenziale. La Cina è il primo partner commerciale della Russia e acquista quasi la metà delle esportazioni petrolifere russe.
L’incontro, inoltre, si inserisce anche nel delicato equilibrio tra Pechino, Mosca e Washington. Proprio mentre Xi accoglieva Putin, il ministero del Commercio cinese ha confermato l’intenzione di acquistare 200 aerei Boeing e di cercare un’estensione dell’accordo commerciale raggiunto con gli Stati Uniti lo scorso anno a Kuala Lumpur. Secondo l’agenzia Interfax, il Cremlino non esclude un incontro tra Putin e Trump a novembre, quando entrambi potrebbero partecipare al vertice Apec in Cina.
All’inizio dei colloqui bilaterali, Putin e Xi si sono definiti amici di lunga data. Putin all’inizio dei colloqui ha definito la Russia come “un fornitore affidabile di energia nel contesto della crisi in Medio Oriente”.
Da parte sua Xi Jinping ha dichiarato che le relazioni tra Mosca e Pechino hanno raggiunto l’attuale elevato livello grazie al “rafforzamento della fiducia politica”. “Russia e Cina definiscono insieme la direzione dello sviluppo delle relazioni bilaterali sulla base del rispetto e del mutuo vantaggio”, ha sottolineato Xi. Il presidente cinese ha aggiunto che, nella caotica situazione internazionale, si osservano egemonia e divisioni, ma “il desiderio di pace, sviluppo e cooperazione rimane l’aspirazione del popolo e lo spirito dei tempi”.
Xi Jinping, auspicando che lo sviluppo e la rinascita di Cina e Russia vengano promossi attraverso un coordinamento strategico globale “di qualità ancora più elevata”, ha affermato che la situazione internazionale è fluida e turbolenta ed ha concluso: “L’unilateralismo e l’egemonismo stanno riemergendo, eppure la pace, lo sviluppo e la cooperazione rimangono l’aspirazione dei popoli e la tendenza prevalente dei nostri tempi. In quanto membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e importanti Paesi a livello mondiale, Cina e Russia dovrebbero adottare una prospettiva strategica a lungo termine, promuovere lo sviluppo e la rinascita dei rispettivi Paesi attraverso un coordinamento strategico globale di qualità ancora più elevata e adoperarsi per rendere il sistema di governance globale più giusto e ragionevole”.
Ad aprile, prima di incontrare Trump, il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato a Pechino il leader del partito di opposizione di Taiwan Cheng Li-wun, secondo quanto riportato dai media statali cinesi.
La presidente del Kuomintang (KMT) Cheng è la prima leader del partito a visitare la Cina negli ultimi dieci anni e ha dichiarato di sperare di seminare i “semi della pace” durante il suo viaggio, il che ha scatenato un dibattito a Taiwan con i critici che la accusano di essere troppo filo-cinese.
La Cina considera Taiwan una delle sue province, che non è ancora riuscita a unificare con il resto del suo territorio dalla fine della guerra civile cinese nel 1949 e non esclude di ricorrere alla forza per assumerne il controllo.
Dal 2016 la presidenza di Taiwan è detenuta da una formazione rivale del KMT, il Partito Democratico Progressista (DPP), di orientamento indipendentista e con un impronta meno conciliante nei confronti di Pechino, il che ha fortemente inasprito le relazioni bilaterali. La Cina considera l’attuale presidente taiwanese, Lai Ching-te, un separatista.
Pechino ha intensificato le pressioni diplomatiche su Taipei. Inoltre, dispiega frequentemente aerei da caccia e navi da guerra intorno all’isola e conduce regolarmente esercitazioni militari.
Lai Ching-te ha scritto che le azioni cinesi “minano gravemente la pace e la stabilità regionali”. Invece, Cheng Li-wun ha affermato che “le due sponde dello stretto non sono condannate alla guerra” e ha presentato la sua visita come un “viaggio storico per la pace”.
“La Cina e Taiwan dovrebbero collaborare per evitare la guerra”, così ha detto la leader dell’opposizione dell’isola democratica al presidente cinese Xi Jinping, in occasione dell’inusuale incontro tenutosi a Pechino. Cheng Li-Wun, in conclusione ha detto a Xi: “Entrambe le parti dovrebbero superare il confronto politico… e cercare una soluzione sistemica per prevenire ed evitare la guerra, affinché lo Stretto di Taiwan possa diventare un modello di risoluzione pacifica dei conflitti nel mondo”.
Da queste mosse della Cina è possibile delineare sua la lenta e costante ascesa per la leadership mondiale.
Infatti, Taiwan la conquisterà quando l’opposizione politica filo-cinese andrà al potere senza arrivare ad un inutile e dispendioso conflitto armato anche se viene sbandierato per mettere tensione agli Usa. Alla Russia concede formalmente un rapporto paritario, ma sostanzialmente si trova in una posizione dominante. Con l’andata in Corea del Nord, la Corea del Sud ha chiesto alla Cina di stabilizzare la pace nella penisola coreana divisa in due dal 38° parallelo. Va ricordato che la Corea del Sud è storicamente legata agli Stati Uniti d’America da quasi ottanta anni con accordi economici e militari.
Salvatore Rondello

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