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XI Jinping e Donald Trump: il primato imperiale

Con la consueta cortesia cinese i temi globali vengono posti davanti all’interlocutore in forma di domanda. E con la prima Xi Jinping segretario del PC cinese, presidente della Repubblica Popolare di Cina e presidente della Commissione militare centrale del Partito Comunista cinese, offre un omaggio alle basi della cultura occidentale: “Oggi il mondo si trova di nuovo di fronte a un bivio: riusciremo a non far scattare la trappola di Tucidide?”, chiede al presidente degli stati Uniti d’America, e ai leader del globo che lo stanno ascoltando. Il riferimento è alla guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta che, uscite da poco vittoriose nell’immane confronto militare con l’impero persiano, entrarono in guerra tra di loro provocando nel mondo greco una crisi che portò alla perdita dell’indipendenza a favore dei Macedoni.

di Claudio Rocco | 15 Maggio 2026

Con la consueta cortesia cinese i temi globali vengono posti davanti all’interlocutore in forma di domanda. E con la prima Xi Jinping segretario del PC cinese, presidente della Repubblica Popolare di Cina e presidente della Commissione militare centrale del Partito Comunista cinese, offre un omaggio alle basi della cultura occidentale: “Oggi il mondo si trova di nuovo di fronte a un bivio: riusciremo a non far scattare la trappola di Tucidide?”, chiede al presidente degli stati Uniti d’America, e ai leader del globo che lo stanno ascoltando. Il riferimento è alla guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta che, uscite da poco vittoriose nell’immane confronto militare con l’impero persiano, entrarono in guerra tra di loro provocando nel mondo greco una crisi che portò alla perdita dell’indipendenza a favore dei Macedoni. Nel confronto tra il capo della Cina e l’aspirante capo degli Stati Uniti d’America, nessuno dei due può tenere sottotraccia l’evidenza: che l’esigenza di misurarsi sui temi lasciati in sospeso nell’ultimo anno e mezzo coincide con il reciproco riconoscimento del ruolo giocato da entrambi i Paesi quali decisori primari sulla scena mondiale. Soprattutto Xi Jinping vuole che l’evidenza risalti: “Siamo potenze responsabili. Abbiamo il dovere di assicurare la stabilità per 8 miliardi di persone nel mondo” dice. E ricorda che ormai più di 50 anni fa il presidente americano Richard Nixon realizzò il disgelo con la visionaria ma realistica diplomazia del ping pong attuata da Henry Kissinger, il fuoriclasse segretario di Stato dell’epoca.
Da parte sua Donald Trump si è fatto annunciare con una prova di amicizia lasciando che una grossa nave cargo cinese, la superpetroliera VLCC Yuan Hua Hu, superasse la linea di controllo americana per uscire dallo Stretto di Hormuz. La Cina riconosce la primazia condivisa con gli USA ma vuole che gli USA facciano le stesso. La dichiarazione che la Cina non è più in una posizione subordinata rispetto agli Stati Uniti arriva con le parole evocative di Xi: “La Grande Rinascita della Nazione Cinese e Make Great America Again procedono insieme”. Così dopo 9 anni dal loro primo incontro i leader di Cina e Stati Uniti si ritrovano per declinare le nuove regole della geopolitica globale all’interno dello schema più circoscritto di quelle di un accordo tra due Stati-impero.
Trump vorrebbe tenere la questione di Taiwan fuori dai colloqui e chiarisce che “il commercio è la base della nostra relazione”. Ma Xi ha già dichiarato che una gestione improvvida del problema potrebbe portare anche al conflitto. La Cina vuole che gli americani cessino di dare forniture militari a Taipei. Sugli altri fronti geopolitici uno straccio di consenso sembra raggiunto: la guerra con l’Iran deve finire e lo Stretto dev’essere liberato. Xi però puntualizza: l’attuale regime iraniano deve restare al potere. È vero che Pechino importa oltre l’80% dell’oro nero degli ayatollah, ma il petrolio non è l’unica fonte di energia a cui attinge. Riguardo alla guerra in Ucraina, forse la prova dell’impegno che il premier cinese avrebbe preso per convincere Putin a una tregua, è proprio nelle ultime mosse dell’autocrate russo che si mostra disponibile e però porta contro gli Ucraini uno degli attacchi più massicci dell’ultimo anno, nel tentativo di conquistare terreno in vista di eventuali negoziati.
Quanto all’idea trumpiana di dar vita a un “Board of Investment”, per il momento resta il peso del patrimonio di molti miliardi di dollari che hanno viaggiato con Donald Trump sull’Air Force One con i loro portatori e con tutta la spinta verso il mondo nuovo, potente e ricco che rappresentano: la finanza con Larry Fink presidente e amministratore delegato di BlackRock società di investimento multinazionale, Jane Fraser e David Solomon, entrambi amministratori delegati di due tra le più grandi banche del mondo, di Citi la prima e di Goldman Sachs il secondo, con loro Ryan McInerney ceo di Visa, Michael Miebach ceo di MasterCard, Stephen Schwarzman ceo della finanziaria Blackstone Group, le telecomunicazioni con Cristiano Amon ceo di Qualcomm Incorporated società di ricerca e sviluppo, con Tim Cook successore di Steve Jobs a capo di Apple, Dina Powell McCormick presidente di Meta, l’impresa aerospaziale con Larry Culp ceo di GE Aerospace prima al mondo nella produzione di motori aeronautici, Elon Musk capo fondatore di Space X, Kelly Ortberg presidente e ceo di Boeing Company, l’intelligenza artificiale con Jensen Huang ceo di Nvidia azienda primaria del settore, i semiconduttori con Jim Anderson ceo di Coherent e Sanjay Mehrotra ceo di Micron Technology, l’automotive con la Tesla ancora di Elon Musk, il settore alimentare con Brian Sikes ceo di Cargill multinazionale, e le biotecnologie con Jacob Thaysen ceo di Illumina leader mondiale.
E niente ancora trapela riguardo agli altri temi, dalle terre rare, essenziali per microchip, magneti industriali, elettronica avanzata e tecnologie strategiche, settore nel quale la Cina possiede una posizione dominante globale, al fentanyl la droga letale del cui traffico attraverso l’esportazione verso i cartelli messicani e da questi al mercato americano, Trump accusa le aziende cinesi mentre Xi Jinping chiede che la Cina venga rimossa dalla lista nera dei Paesi coinvolti nel traffico. Affrontare poi il tema dell’intelligenza artificiale significherà discutere della protesta cinese contro le restrizioni statunitensi all’esportazione di chip avanzati prodotti da NVIDIA -e la presenza del suo ceo nella delegazione che ha accompagnato Trump a Pechino dovrebbe garantire una significativa apertura da parte statunitense: la Cina considera fondamentali quei chip per lo sviluppo della propria IA. D’altra parte le imprese americane lamentano l’efficacia con cui le imprese cinesi sottrarrebbero la proprietà intellettuale americana. Rilevante è anche la questione dei cittadini americani detenuti nelle carceri cinesi e della scarcerazione di Ekpar Asat richiesta dal Congresso americano. Asat militante uiguro fu arrestato nel 2016 dalle autorità della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang al suo rientro in Cina dagli Stati Uniti dove si era recato per partecipare a un programma del Dipartimento di Stato.

Claudio Rocco

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Pubblicato in : Editoriale, Esteri

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