Abbiamo bisogno di martiri, di sacrifici. Ne è una prova l’amore. E con quanta serenità, ed a cuor leggero se ne canta, d’amore. E poi stupirsi, di come è difficile parlare della vita, e della morte… Quando semplicemente si nasce e si muore, come individui. Come alla notte segue il giorno, un altro.
Abbiamo bisogno di martiri, di sacrifici. L’evidenza della morte e della morte come evidenza.
Allora noi oggi abbiamo l’evidenza, l’esempio, che prolungare artificialmente la sofferenza è martirizzare.
C’è da chiedersi se è questo che vogliamo veramente: abbiamo un reale bisogno di martirizzare? Siamo noi così sadici?
Quanto il martirio è intessuto nella trama della nostra cultura, manifesto, emblematico…
Soffrire per essere, essere per soffrire. Quindi morire.
Allora adesso noi oggi abbiamo una nuova esigenza, un’urgenza: liberare l’essere, liberare l’individuo, liberarsi da colpe ataviche ed inesistenti, guardare la vita e la morte, con occhi nuovi, attenti, laici.
Ed avere il coraggio di parlarne, adesso, con la semplicità dell’evidenza.
Non abbiamo più bisogno di chi, semplicemente, se ne lava le mani.
Giovanni Saetta

Caro Saetta,
stai parlando di uomini e donne o di lamette da barba usa e getta? Vorrei capire. Oggettivare la vita e la morte non ti fa più laico e ateo, ma ti trasforma solo in un addetto della sala autoptica, dove la vita è studiata con le lenti della morte. A.D.