
Ieri, la sessione operativa a New York, si è chiusa con un risultato che spiega chiaramente quali siano il clima del mercato e il sentiment degli investitori, in questo periodo. Le price action dei principali listini sono estremamente nervose, ma Wall Street non pare ancora disposto a mollare. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,07%, l’S&P 500 lo 0,10% e il Nasdaq lo 0,14%. Il punto non è tanto il decimale, ma è la trama sottostantte. Il comparto tecnologico è riuscito a raddrizzare la giornata grazie al rimbalzo di Nvidia e Apple, ma la frattura interna al “mondo AI” resta netta: i titoli software hanno continuato a soffrire (con vendite marcate su nomi come Intuit e Cadence Design Systems). In mezzo, il mercato manda un messaggio chiaro: l’intelligenza artificiale non è più solo una storia di crescita, è anche una storia di redistribuzione del potere e dei margini. E lo “shock” potenziale è diventato tema da portafoglio, non da convegno. Non a caso, la giornata è stata accompagnata da frasi che fotografano l’ansia (e l’opportunismo) degli investitori: “Il mercato guarda al breve termine, ma ci sarà comunque un ritorno all’intelligenza artificiale”, ha detto Tim Ghriskey (Ingalls & Snyder) parlando da New York il 17 febbraio 2026. Tutto ciò anche se nel breve termine, la rinnovata incertezza rimane. Nel frattempo, banche e istituti di credito hanno registrato un solido rialzo grazie al nuovo supporto dei titoli del Tesoro, poiché le speranze di tassi più bassi da parte della Federal Reserve potrebbero stimolare l’attività creditizia.
VALUTE.
Sui cambi, l’EurUsd ha provato a sfondare 1.1800, senza però riuscirvi ed è tornato a 1.1840, così come la sterlina che per effetto dei pessimi dati sul mercato del lavoro di ieri, era sceso fino a 1.3490, per poi correggere a 1.3550 nella notte. EurGbp verso 0.8760 80 area. UsdJpy ha perso terreno fino a 152.30 per poi risalire fino a 153.50, ove si trova ora, in un contesto di acquisti di Jpy sui specialmente cross, come EurJpy che resta per ora sopra i supporti di 180.90. Oceaniche stabili e nel range delle ultime sedute. Si attende un trigger che possa scatenare qualche breakout, e uno di questi potrebbe essere l’eventuale breakout ribassista di EurUsd che come sappiamo è in bilico, considerate le enormi posizioni long dei grandi istituzionali sui futures e sul cash.
PERDE QUOTA LO ZEW.
L’indicatore ZEW del sentiment economico tedesco è sceso a 58,3 a febbraio 2026, dal massimo degli ultimi quattro anni di 59,6 registrato a gennaio, al di sotto delle aspettative di mercato di 65. Il dato sostanzialmente stabile indica una fragile ripresa nella più grande economia europea. Persistono sfide strutturali nell’industria e negli investimenti, evidenziando la necessità di riforme per rafforzare l’attrattività economica della Germania. I settori orientati all’export hanno registrato guadagni da moderati a forti a febbraio, probabilmente riflettendo un aumento degli ordini superiore alle aspettative verso la fine del 2025. Il sentiment è migliorato notevolmente nei settori chimico e farmaceutico, siderurgico e metallurgico e dell’ingegneria meccanica. Anche le prospettive per i consumi privati si sono rafforzate, salendo di 6,0 punti nonostante la persistente incertezza. Al contrario, il sentiment è peggiorato nei settori bancario, informatico e assicurativo. Nel frattempo, la valutazione delle condizioni attuali ha continuato a migliorare, con l’indice di situazione in aumento a -65,9.
UK, SALE LA DISOCCUPAZIONE.
Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è salito al 5,2% a dicembre 2025, leggermente al di sopra delle aspettative del mercato, che prevedevano un tasso invariato al 5,1% rispetto al periodo precedente. Si tratta del livello più alto dal febbraio 2021. La disoccupazione totale è aumentata di 94.000 unità su base trimestrale, raggiungendo quota 1.883 milioni, trainata dall’aumento del numero di disoccupati fino a 6 mesi, tra 6 e 12 mesi e oltre i 12 mesi. Nel frattempo, l’occupazione totale è aumentata di 52.000 unità, raggiungendo quota 34.244 milioni, sebbene il tasso di occupazione sia sceso di 0,1 punti percentuali al 75,0%. Il numero di persone con un secondo lavoro è diminuito marginalmente a 1.287 milioni, pari al 3,8% degli occupati.
RBNZ, TASSI INVARIATI.
La Reserve Bank of New Zealand ha lasciato invariato il tasso di interesse ufficiale al 2,25% nella riunione di febbraio, in linea con le aspettative, mantenendo i costi di finanziamento al livello più basso da metà 2022. La banca centrale ha segnalato che la politica monetaria rimarrà accomodante per un certo periodo, con i precedenti tagli dei tassi che continueranno a sostenere la ripresa economica e ad assorbire gradualmente la capacità produttiva inutilizzata. Sebbene l’inflazione annua sia ancora leggermente al di sopra dell’intervallo obiettivo dell’1-3%, le pressioni sottostanti su prezzi e salari si stanno attenuando e si prevede che l’inflazione tornerà verso il punto medio del 2% nel prossimo anno. Lo slancio economico è migliorato, con il PIL in espansione negli ultimi trimestri grazie a prezzi delle esportazioni più solidi, e un migliore sentiment delle imprese. Il Board ha descritto i rischi per le prospettive come ampiamente bilanciati e ha ribadito che le future mosse politiche saranno guidate dai dati economici e di inflazione in arrivo.
GIAPPONE, AUMENTA L’EXPORT !
Le esportazioni giapponesi sono aumentate del 16,8% su base annua, , in forte ripresa rispetto alla crescita del 5,1% del mese precedente e segnando il ritmo più rapido da novembre 2022. L’ultima rilevazione ha anche superato le previsioni di mercato del 12%, sostenute dalla robusta domanda in vista del Capodanno lunare proveniente dalla Cina e da altri mercati asiatici. Le vendite sono aumentate anche in India, Australia, UE, Russia e Germania. Al contrario, le spedizioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 5%, a causa della debolezza dei settori farmaceutico, dei macchinari per la lavorazione dei metalli e dell’auto, dopo un calo dell’11,1% a dicembre. Dopo il duro colpo dei dazi statunitensi nel terzo trimestre del 2025, le esportazioni giapponesi hanno iniziato a riprendersi in seguito all’accordo di settembre con Washington, che ha imposto un dazio uniforme del 15% sulla maggior parte dei beni. Tuttavia, la ripresa rimane fragile, a fronte della persistente incertezza globale.
Saverio Berlinzani

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