
Nella seduta di venerdì 4 settembre 2026, Wall Street ha chiuso in territorio negativo. I principali listini azionari statunitensi hanno registrato cali diffusi a causa dei dati macroeconomici sull’occupazione nettamente superiori alle aspettative, riaccendendo i timori del mercato riguardo a possibili strette monetarie da parte della Federal Reserve, oltre ad un maggior margine di manovra. L’S&P 500 ha perso lo 0,4%, il Dow Jones 272 punti, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,2%. A livello macro, I nuovi posti di lavoro non agricoli sono aumentati di 162.000 unità, superando le aspettative di un incremento di poco più di 50.000 posti di lavoro. A livello di titoli, Alphabet ha perso l’1,1%, Microsoft il 2%, Tesla il 5,9% e Palantir il 4,5%, mentre JPMorgan ha ceduto lo 0,9% e Visa l’1%. Ciononostante, i produttori di chip sono saliti dopo le performance deludenti di inizio settimana, contribuendo a sostenere il Nasdaq. Nvidia ha guadagnato lo 0,8%, Micron il 6,1%, Intel il 4,5% e Marvell il 7%, grazie ai segnali di ottimismo relativi al nuovo modello GPT di OpenAI. Nel corso della settimana, il Dow Jones ha perso lo 0,3%, l’S&P 500 è salito dello 0,1% e il Nasdaq dello 0,4%. La borsa statunitense rimarrà chiusa oggi per la festività del Labor Day.
VALUTE, JPY IN RIALZO.
Lunedì lo yen giapponese si è attestato intorno a 155.90 contro il dollaro, dopo aver guadagnato oltre il 2% la scorsa settimana, sostenuto dalle crescenti aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone, GIà questo mese. Takuji Aida, consigliere economico del Primo Ministro Sanae Takaichi, ha affermato che la banca centrale probabilmente aumenterà i tassi a settembre e ne incrementerà ulteriormente uno entro gennaio del prossimo anno. Queste dichiarazioni indicano una crescente consapevolezza all’interno dell’amministrazione Takaichi, che in precedenza aveva adottato una politica monetaria accomodante, della necessità di ulteriori aumenti dei tassi da parte della BOJ per arginare l’eccessivo indebolimento dello yen. La valuta ha beneficiato anche della chiusura delle posizioni di carry trade, delle aspettative di rimpatrio di capitali e delle crescenti pressioni politiche da parte degli Stati Uniti. Nel frattempo, i dati hanno mostrato che le riserve valutarie del Giappone sono diminuite di un record di 79,6 miliardi di dollari ad agosto, a seguito del più grande intervento di acquisto di yen mai effettuato da Tokyo, con le autorità che hanno speso circa 99 miliardi di dollari tra il 30 luglio e il 26 agosto per contenere la persistente debolezza della valuta.
Per quel che riguarda gli altri rapporti di cambio, oscillazioni laterali per EurUsd, GbpUsd e cambi correlati come le oceaniche. Poco da segnalare anche sul Chf, stabile contro euro e dollaro.
MACRO USA.
L’economia statunitense ha aggiunto 162.000 posti di lavoro nell’agosto 2026, il dato più alto degli ultimi cinque mesi, dopo un aumento rivisto al rialzo di 23.000 unità a luglio e ben superiore alle aspettative del mercato, che si attestavano a 56.000. L’occupazione è aumentata di 59.000 unità nei servizi di ristorazione e nei bar e di 42.000 unità nell’istruzione pubblica locale, compensando in gran parte il calo del mese precedente. L’occupazione nel settore manifatturiero ha continuato il suo trend positivo (16.000 unità) e si sono registrati aumenti anche nell’occupazione nella produzione di macchinari (6.000 unità) e nella produzione di prodotti metallici lavorati (6.000 unità). Nel frattempo, la variazione totale dell’occupazione non agricola per giugno e luglio è stata rivista al rialzo di un totale di 55.000 unità.
PETROLIO.
Questa notte, il prezzo del petrolio Wti ha superato i 92 dollari al barile, estendendo i guadagni della scorsa settimana, mentre Stati Uniti e Iran continuano a guerreggiare in Medio Oriente, alimentando le preoccupazioni per prolungate interruzioni dei flussi energetici dalla regione. Gli Stati Uniti hanno preso di mira tre petroliere iraniane nel fine settimana in rappresaglia per gli attacchi missilistici balistici contro navi da guerra della Marina statunitense. In risposta, Teheran ha attaccato petroliere e altre navi legate agli Stati Uniti e ha annunciato l’istituzione di una zona marittima “ristretta” oltre lo Stretto di Hormuz nei prossimi giorni. Nel frattempo, il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha affermato che gli Stati Uniti manterranno la loro presenza navale in Medio Oriente, compreso il blocco navale volto a limitare le esportazioni di petrolio iraniano e a garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali attraverso Hormuz. Gli scontri tra le due parti sono ripresi la scorsa settimana dopo circa un mese di relativa calma, spingendo i prezzi del petrolio in rialzo di circa il 10%.
Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni è salito di quasi 3 punti base, raggiungendo il 4,79%, invertendo le perdite delle due sedute precedenti a seguito della pubblicazione dei NFP che hanno alimentato la necessità da parte della Fed , di alzare ancora il costo del denaro. Il rapporto ha spinto gli investitori ad aumentare le scommesse su un rialzo dei tassi, con i mercati che ora prezzano una probabilità di quasi il 52% di un aumento di 25 punti base del tasso sui fondi federali questo mese. All’inizio della settimana, le obbligazioni hanno subito un calo a seguito dell’impennata dei prezzi del petrolio e dell’impegno del presidente della Fed Warsh a contenere l’inflazione, per poi recuperare dopo che il governatore Waller ha dichiarato che avrebbe sostenuto il mantenimento dei tassi invariati se l’inflazione avesse continuato a muoversi verso l’obiettivo del 2%. Tuttavia, la decisione della Fed di settembre rimane altamente incerta per gli investitori, con i dati sull’inflazione in uscita la prossima settimana che dovrebbero fornire ulteriori indizi sulla prossima mossa della banca centrale.
GOLD.
Ancora ribassi per il Gold, sceso verso i 4.400 dollari l’oncia, ampliando le perdite della sessione precedente, sotto pressione a causa delle crescenti aspettative di un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,1%, mentre la crescita salariale annua è rallentata al 3,1%, sebbene il calo sia stato inferiore alle previsioni degli economisti. I mercati hanno aumentato le scommesse su un aumento dei tassi della Fed a settembre, portandole intorno al 60%, rispetto al 50% circa precedente alla pubblicazione dei dati. L’oro è rimasto inoltre sotto pressione a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio, mentre Stati Uniti e Iran continuano a scambiarsi attacchi alle navi durante il fine settimana, alimentando i timori di rinnovate pressioni inflazionistiche.
SETTIMANA ENTRANTE.
La questioen geopolitica rimarrà presumibilmente al centro dell’attenzione dei mercati, mentre sono previste le pubblicazione di dati macro Usa, quali i tassi di inflazione al consumo e alla produzione. Altri dati chiave includono l’indice di fiducia dei consumatori del Michigan e le vendite di case esistenti. Nel frattempo, è attesa anche la Bce alla decisione sui tassi, con possibile rialzo. La Germania svelerà i dati sulla produzione industriale e il Regno Unito pubblicherà i dati mensili sul PIL. In Asia sarà una settimana intensa, caratterizzata dai flussi commerciali di merci dalla Cina a seguito del rinnovo dei dazi da parte degli Stati Uniti, oltre ai nuovi dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI). Anche il Giappone pubblicherà i dati sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI), e sugli aggregati salariali.
Saverio Berlinzani

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