
Dalla Sassonia-Anhalt in Germania, dove si sono svolte le elezioni regionali, arriva un risultato impressionante: la proiezione attribuisce ai neonazisti dell’AFD il 44,4%, contro il 20,8% del 2021, mentre la CDU precipita dal 37,1% al 18,2%. L’estrema destra è più che raddoppiata e i conservatori si dimezzano.
La sinistra della Die Linke arretra dall’11% al 9,2% anche se il risultato della Linke va letto alla luce della scissione del BSW di Sahra Wagenknecht. I Verdi crescono dal 5,9% all’8,7%. I socialdemocratici della SPD restano sostanzialmente fermi: dall’8,4% all’8,6%, diventando una forza di secondo piano, subalterna ai conservatori con cui governano a livello nazionale.
Nel complesso le forze progressiste restano deboli e divise.
AFD è classificata dai servizi tedeschi per la protezione della Costituzione come un partito estremista di destra di ispirazione nazista, con posizioni razziste e contrarie ai principi democratici.
Come può ottenere allora un successo tanto ampio?
A mio avviso, questo voto mostra il fallimento di una strategia politica che rincorrere la destra pensando di sottrarle consensi. Merz è arrivato a far approvare, nel gennaio 2025, una mozione per una stretta sull’immigrazione con i voti determinanti dell’AfD. La SPD si oppose a quel voto, ed è giusto ricordarlo. Tuttavia, i socialdemocratici devono interrogarsi sulle proprie responsabilità. Governano con i conservatori sia a Berlino sia in questo Land, e sono scesi a livelli di consenso bassissimi anche se il loro segretario generale parla di risultato stabile. Sarà anche vero aritmeticamente ma restare intorno all’otto per cento mentre l’estrema destra supera il quaranta è in realtà una pesante una sconfitta.
Questa crisi viene da lontano. Con l’Agenda 2010 e le riforme, il governo socialdemocratico di Schröder ridusse le tutele contro i licenziamenti e la durata dell’indennità di disoccupazione. Fu una svolta che provocò una rottura dentro la SPD e nel suo rapporto con una parte del mondo del lavoro. Le correzioni successive non hanno cancellato quella ferita.
Più recentemente, anche Scholz ha cercato una risposta all’avanzata della destra nell’inasprimento delle politiche migratorie, invocando espulsioni su larga scala per chi non avesse avuto diritto a restare.
La verità è che se prima accetti che il lavoro debba adattarsi sempre alle esigenze del mercato e poi insegui la destra sull’immigrazione, come puoi convincere chi si sente abbandonato che sei dalla sua parte?
Nessuna elezione si spiega con una sola causa. Ma quando anche la sinistra finisce per accreditare l’idea che le leggi del mercato siano intoccabili e che l’insicurezza dipenda dagli stranieri, l’estrema destra ottiene una vittoria politica prima ancora di contare le schede.
Il rifiuto di allearsi con questi partiti resta indispensabile anche se da solo non basta. La democrazia per funzionare deve dimostrare di saper migliorare la vita delle persone con salari e pensioni adeguati, sanità pubblica, politiche per la casa e servizi nei territori, offrendo protezione a chi teme di perdere tutto.
La lezione riguarda anche il PD e il campo progressista italiano: l’unità delle opposizioni deve servire a costruire un’alternativa sociale, a redistribuire ricchezza e potere, a difendere il lavoro e a investire nella conversione ecologica e nella pace.
La sinistra deve tornare a dare ragioni concrete per sperare nel meglio.
Rincorrere la destra fa vincere la destra, le lascia il monopolio della protesta, facendo risorgere dal passato quello che credevamo morto per sempre.
Oggi come allora, il fascismo non cambia i rapporti di proprietà, non redistribuisce la ricchezza tra le classi, ma dirotta la rabbia sociale contro gli stranieri e le minoranze, mette gli sfruttati gli uni contro gli altri e lascia al sicuro i privilegi degli sfruttatori.
È quanto gli basta per vincere se la sinistra abbandona il terreno della trasformazione sociale e della lotta allo sfruttamento e alle diseguaglianze.
Enrico Rossi

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