
La caduta di Wall Street è stato l’evento più importante di ieri con il Dow Jones che ha chiudo in rosso con un -1.29%, diventando negativo per l’anno 2023, mentre S&P500 e Nasdaq hanno perso rispettivamente l’1.37% e l’1.87%. Ben 10 degli undici settori dell’S&P hanno chiuso in ribasso, trascinati dal settore immobiliare e dalla tecnologia. La ragione della caduta deriva ovviamente dalle solite paure degli investitori legate ai tassi di interesse, considerato il fatto che il dato sui Jolts openings, ovvero le offerte di lavoro nelle aree commerciali e industriali, nonché negli uffici degli Stati Uniti, è uscito in deciso miglioramento, supportando l’opinione secondo cui la Fed alzerà ancora e poi manterrà i tassi elevati per un lungo periodo di tempo. Il che, ovviamente, è una cattiva notizia per i listini. Il solito mantra, insomma “good news are bad news” che tanto sta pesando sull’equity nell’anno in corso. I rendimenti dei titoli di stato hanno continuato a far registrare guadagni con il decennale Usa salito al 4.8%, il massimo degli ultimi 16 anni. Non sembrano esserci, almeno per ora, speranze di una inversione, a meno che i dati sul mercato del lavoro che usciranno oggi (Adp) e venerdì (Non Farm Payrolls) non smentiscano categoricamente il dato di ieri, il che magari sarà anche possibile, ma non probabile. Nella notte i mercati azionari asiatici hanno seguito le orme di Wall Street con discese intorno all’1%, in attesa che aprano i mercati europei che dovrebbero muoversi anch’essi al ribasso, almeno in apertura, poi si vedrà. La situazione rimane incerta, con l’indice Vix tornato prepotentemente a ridosso dei 20 punti, mentre l’indice fear and greed è sceso a livello di estrema paura a 17. I timori di calo della domanda globale hanno fatto ripiegare leggermente anche il petrolio che scende sotto i 90 dollari al barile (Wti), mentre il Brent resta appena sopra. Nessun cenno di aumento della produzione, anzi, Arabia Saudita e Russia estendono i tagli all’offerta. Una situazione che induce a pensare che prima o poi arriveremo, in qualche area, a dover affrontare una recessione, tra tassi alti e prezzi altrettanto sostenuti, di non poco conto.
VALUTE.
Sul fronte valutario, ieri abbiamo vissuto un’altra giornata di passione con il dollaro che ha testato le resistenze chiave contro euro, e sterlina, ma soprattutto contro Jpy, che è andato a testare 150.20 per poi improvvisamente crollare fino a 147.30, un movimento che ha fatto pensare chiaramente all’intervento della Boj sopra la soglia psicologica di 150, per stabilizzare il valore della valuta giapponese, sottoposta ad una forte pressione rialzista nell’ultimo periodo. In realtà la banca centrale non ha confermato alcun intervento sul mercato, quindi potrebbe essersi trattato di un sell off generato da rumors e nient’altro. In ogni caso siamo tornati intorno a 149.20 30 area, il che significa che per ora il mercato non crede più di tanto all’intervento. EurUsd, nel frattempo è sceso a ridosso di 1.0440 supporto, ed ha rimbalzato una trentina di punti, senza però dare speranze a chi è long, di inversione. Si tratta solo di correzioni in una price action che evidenzia una pressione ribassista importante. Il che vale anche per il Cable che ormai non è lontano dal supporto psicologico di 1.2000, considerando che in poche settimane, ha messo a segno una discesa di quasi 1200 pips. Stabili i cross, dato che il mercato è quasi perfettamente dollaro centrico, per cui se il biglietto verde spinge e sale contro una valuta, tendenzialmente sale anche contro un’altra e a distinguersi è solo il diverso movimento percentuale delle diverse coppie.
RBNZ, TASSI INVARIATI.
Nella notte, la banca centrale neozelandese ha lasciato i tassi ufficiali (OCR) AL 5.5%, per la terza volta consecutiva, e allineandosi a quanto fatto dalla Rba australiana. Nello statement si legge che la Rbnz rimarrà comunque rialzista sui tassi fino a quando l’inflazione non sarà tornata in un intervallo compreso tra l’1 e il 3 per cento. La reazione del dollaro neozelandese è stata repentina con una discesa di NzdUsd da 0.5920 a 0.5870, per poi tornare a 0.5900 dove si è stabilizzato, per ora.
DATI MACRO.
La giornata di oggi è assai intrigante sul fronte dati con i Pmi dei servizi e composite per l’intera Eurozona, per la Gran Bretagna e per gli Usa questo pomeriggio. Ma non si deve dimenticare che alle 14.15 escono gli Adp, ovvero i dati sul mercato del lavoro del settore privato, anticipatore dei Nfp di venerdì prossimo. L’attesa è per un incremento di 150 mila unità inferiore al dato precedente di 177 mila. Volatilità in aumento sui mercati, da tenere sott’occhio. Tutti davanti ai monitor per una giornata che potrebbe rivelarsi assai significativa.
Saverio Berlinzani

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