
Piano Mattei, memorandum, accordi strategici. Era maggio quando il presidente del Consiglio Meloni tornava a Roma raggiante dopo una visiti a Tunisi dopo l’incontro con il presidente Kais Saied. In quell’occasione spiegava che grazie al memorandum firmato con il dittatore gli barchi sarebbero crollato e la situazione finalmente sotto controllo grazie alle iniziative del governo italiano che tornava centrale non solo in Europa ma sulla scenario internazionale. Sappiamo come è andata a finire e quale è stato il valore di quel memorandum. Ora Saied di cui il governo si è fidato ciecamente, va oltre: si rifiuta di accettare i fondi stanziati dall’Unione europea a favore della Tunisia in cambio – tra l’altro – di impegni nel controllo dei flussi migratori. Tra le motivazioni della decisione, Saied denuncia l’importo “irrisorio” che sarebbe in contrasto con l’accordo concluso a luglio tra le due parti, il cosiddetto memorandum di Cartagine. Parole che gelano ancora una volta l’Ue e l’Italia in particolare, dopo l’avvertimento lanciato dal ministro dell’Interno di Tunisi appena due giorni fa: “La Tunisia non può agire come un gendarme la cui missione è proteggere i confini degli altri. Può solo difendere i suoi confini, le proprie frontiere”.
Saied spiega che “La Tunisia, che accetta la cooperazione, non accetta nulla che assomigli alla carità o al favore, perché il nostro Paese e il nostro popolo non vogliono compassione e non la accettano quando è irrispettosa. Di conseguenza, la Tunisia rifiuta quanto annunciato nei giorni scorsi dall’Ue”. E poi aggiunge che il suo Paese “sta facendo il possibile per smantellare le reti criminali che trafficano in esseri umani”.
Il 22 settembre, la Commissione europea aveva annunciato che avrebbe iniziato “rapidamente” a stanziare i fondi previsti dall’accordo con la Tunisia, precisando che dei 105 milioni di euro di aiuti previsti dall’accordo per la lotta all’immigrazione clandestina, circa 42 milioni di euro sarebbero stati “rapidamente assegnati”. Altri 24,7 milioni di euro sono già stati stanziati per i programmi in corso.
Secondo la Commissione europea, i fondi dovrebbero essere utilizzati in parte per riparare le imbarcazioni della Guardia costiera tunisina e per cooperare con le organizzazioni internazionali: sia per la “protezione dei migranti”, sia per le operazioni di rimpatrio dei profughi dalla Tunisia ai loro Paesi d’origine.
Edoardo Gianelli
(da “Avanti Online”)

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