
Nell’ottobre del 22 Maria Luisa Finatti, docente dell’istituto Itis Marchesini di Rovigo venne colpita con una pistola ad aria compressa dai suoi alunni che le scaricarono addosso una serie di pallini.
La Finatti fu esposta a ludibrio sui social e i genitori dello studente insorsero persino contro di lei, rea di aver eccessivamente pubblicizzato la vicenda.
Giorni fa è accaduta la stessa cosa al Romanazzi di Bari contro il professor Pasquale Pellicani. Una pallottola di pistola ad aria compressa lo ha colpito al petto arrecandogli per fortuna solo un livido. Il professore non ha querelato, ma ha denunciato alla dirigente scolastica l’accaduto. Se il pallino avesse colpito un occhio? Qual è il limite di una bravata a scuola e fuori della scuola?
E ci si attende al momento un’espulsione. A meno che non intervengano delle attenuanti dovute ai rapporti instaurati dal docente con i suoi alunni e delle pubbliche scuse, che sono il meno.
Le riflessioni che nascono da questi episodi sono molteplici. Io parlerei soprattutto del fatto che le famiglie hanno rinunciato al compito di formare i propri figli ma ne sono i fiancheggiatori in ogni circostanza. In altre parole, quel principio sacrosanto per cui un bambino è per i suoi genitori “sua maestà il bambino”, resta ormai tale per tutta la vita. Un giovane e poi un adulto resta il bambino di casa per sempre. Con una società di figli unici e di bamboccioni pronti a scalpitare di fronte a ogni ostacolo.
Così, i genitori non sono più affianco alla scuola, ma vedono la scuola come nemica dei propri figli che vanno coccolati e vezzeggiati vita natural durante. Ho presente il caso di genitori accorsi in compagnia di un avvocato dopo che i propri figli hanno riportato delle insufficienze.
Segue la sensazione di una eccessiva leggerezza che accompagna i gesti dei nostri ragazzi, che non comprendono più il senso del limite, ovvero ciò che è grave e ciò che non lo è. D’altro canto, la televisione “cattiva maestra” continua a divulgare maleducazione e cafonaggine e non esiste limite, anzi la sbruffoneria, la bravata, la volgarità sono diventati meriti e modi da seguire per contare nel mondo.
Tutto dipende da un altro elemento importantissimo a cui la nostra società non da più peso, il giusto valore da riconoscere al rapporto tra libertà e autorità. L’autorità è morta. E non parlo di autoritarismo, ciò che era legato a una società patriarcale e reazionaria. Ma un’autorità fondata sul rispetto e sulla distanza che giovani e meno giovani dovrebbero riconoscere tra discenti e docenti, tra soggetti di un corpo sociale e tra genitori e figli. Fino a che punto si può restare amici e confidenti dei propri figli? E qual è il limite tra libertà e rispetto? Qual è il limite tra la mia libertà e quella di un altro? Perché dall’assenza del rispetto in casa scaturisce l’assenza di rispetto per gli altri.
Con tutte le conseguenze che ne derivano.
E affianco a questo è caduto un altro valore fondamentale, l’esemplarità. La ragione per cui Socrate decise di morire. Medici parlamentari docenti genitori nonni sacerdoti artisti showman, tutti dovremmo ricordare che gli altri guardano il nostro comportamento e che il futuro dei nostri giovani sarà ciò che noi siamo e come ci comportiamo oggi.
Raffaele Nigro
(da “Avanti Online”)

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