
Si sente in giro, da più parti, che Wall Street sarebbe destinata ad una discesa importante nelle prossime settimane o mesi, in ragione di ipervalutazioni del settore della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Ma la realtà, ovvero i fatti, dimostrano che la borsa più importante del mondo, resiste, nonostante molti investitori, abbiano recentemente deciso di disfarsi di una buona parte dei portafogli azionari, e attendere tempi migliori per rientrare a livelli più bassi. E se tali livelli non venissero centrati ? Intanto segnaliamo che il mese di novembre ha visto i listini Usa consolidare, con l’ultima sessione di negoziazione che ha registrato guadagni, anche se non rilevanti in termini percentuali. L’S&P 500 è salito dello 0,5%, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,8% e il Dow Jones ha guadagnato lo 0,6% nella sessione abbreviata post-Ringraziamento di venerdì. La propensione al rischio è tornata, con gli investitori che assegnano una probabilità compresa tra l’80% e l’85% che la Fed tagli i tassi entro le prossime settimane. Tra i settori, quello tecnologico a grande capitalizzazione ha registrato andamenti contrastanti, con Microsoft in rialzo dell’1,3%, Amazon dell’1,8%, Meta del 2,3%, Broadcom dell’1,4% e Tesla dello 0,8%, mentre Nvidia ha perso l’1,8% e Alphabet è rimasta pressoché invariata. Va ricordato che nelle ultime due sessioni, un’interruzione tecnica al Chicago Mercantile Exchange ha brevemente interrotto i future statunitensi dopo il guasto dei sistemi di raffreddamento di un data center nell’area di Chicago, contribuendo a movimenti volatili tra i futures. Nel mese l’indice S&P 500 è rimasto per lo più invariato, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,3% e il Nasdaq ha perso l’1,6%, interrompendo una serie di sette mesi di rialzi, mentre gli investitori rivalutano le valutazioni elevate dell’IA.
VALUTE.
“I cambi cambiano”, mi dicevano sempre quando cominciai questo mestiere, nel 1988, ma questo non si può dire oggi, considerato il fatto che, specie negli ultimi mesi, le oscillazioni valutarie si sono ridotte in modo significativo. Saràlo scarso interesse, sarà forse la de-dollarizzazione, che secondo alcuni analisti, è in atto da tempo, ma sta di fatto che le price action medie dei principali rapporti di cambio non supera i 50 60 pips al giorno. EurUsd rimane da tre mesi ancorato tra 1.1480 e 1.1780 e non sembra volersi discostare molto da questo trading range. Il Cable, ugualmente oscilla poco, anche se di ragioni per muoversi ne avrebbe eccome, sia da un punto di vista macro che da quello di politica monetaria. Il UsdJpy si è mosso di più, va detto, ma ci sono ragioni strutturali legate al piano fiscale e di politica economica che il nuovo Governo Takaichi ha messo in piedi, e che hanno generato volatilità. Le oceaniche, dopo mesi di ribassi lenti ma costanti, sembrano dare segnali di qualche risveglio, in ragione di qualche spiraglio a livello globale sulle questioni geopolitiche, che alimentano speranze di ritorno del risk on duraturo.
ARGENTO, NUOVI RECORD !
L’argento sta facendo registrare nuovi massimi, cin i prezzi che hanno superato il record di 56 dollari l’oncia, tra crescenti preoccupazioni sull’offerta e positive aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Le scorte cinesi sono scese al livello più basso degli ultimi dieci anni a seguito di ingenti spedizioni a Londra innescate da una stretta dell’offerta, mentre le esportazioni di Pechino hanno raggiunto il massimo storico di oltre 660 tonnellate a ottobre. Sul fronte della politica monetaria, i mercati, assegnano come quasi certo il taglio dei tassi a dicembre, ma anche nel 2026 prevedono almeno tre tagli. Le aspettative sono state rafforzate dalle notizie secondo cui il direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, Kevin Hassett, sarebbe il principale candidato per la prossima presidenza della Fed, una scelta considerata in linea con la preferenza del presidente Donald Trump per tassi più bassi. Da ottobre, l’argento ha ripetutamente testato massimi storici, poiché l’incertezza economica globale, la prospettiva di una politica monetaria più accomodante e la restrizione dell’offerta fisica hanno continuato a rafforzare la domanda.
GERMANIA, INFLAZIONE.
Il tasso di inflazione annuo in Germania si è attestato al 2,3% a novembre 2025, invariato rispetto a ottobre, e al di sotto delle previsioni del 2,4%. L’inflazione dei servizi si è stabilizzata al 3,5% e quella dei beni è scesa all’1,1% dall’1,2%. Rispetto al mese precedente, l’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,2%, il primo calo da gennaio, dopo un aumento dello 0,3% a ottobre e rispetto alle previsioni di un calo dello 0,3%. Il tasso di inflazione di fon corre su base annua, è sceso al 2,7% dal 2,8%. EurUsd che oscilla intorno a 1.1600.
PMI CINA
L’indice PMI manifatturiero cinese, è salito a 49,2 a novembre 2025, rispetto al minimo semestrale di 49,0 di ottobre, in linea con le aspettative del mercato. Tuttavia, si tratta dell’ottavo mese consecutivo di calo dell’attività manifatturiera, poiché i produttori hanno dovuto affrontare una domanda debole, un’intensificata concorrenza sui prezzi in patria e un cauto sentiment delle esportazioni in un contesto di incertezza globale. UsdCny in calo con 7.0650 come minimo delle ultime sedute. Da segnalare che la Cina rimane uno degli acquirenti mondiali di Oro, e si legge che la rivalutazione lenta, ma inesorabile dello Yuan potrebbe portare, secondo alcune analisi, alla creazione di un “gold standard cinese” con un legame tra Oro e valuta del gigante asiatico. Gli americani lo consentiranno ?
Saverio Berlinzani

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