W.la Birmania libera!W.l’insurrezione non violenta ed eroica dei monaci buddisti che hanno fatto vedere al mondo una loro religione della libertà; e dei cittadini che per questo li hanno seguiti.Quarantacinque anni fino a oggi è durata ( dal 1962!) la dittatura dei militari di Rangoon che hanno spacciato la formula di una “via birmana al socialismo”.Ma il loro socialismo porta la sigla SS(socialismo sovietico)e non ha niente a che vedere con il socialismo; tanto meno con il liberalismo, di cui il regime è la negazione assoluta e violenta.Purtroppo ha ragione Enzo Bettiza ( La Stampa di venerdì 28 settembre):”la Birmania dei monaci marciatori tra fucilate e monsoni, dei monasteri colti,del buddhismo antitotalitaro, è sola ancora una volta”, perchè i governi occidentali ed europei non hanno la volontà, nè , forse, la possibilità, nè, soprattutto, l’interesse di entrare in collisione con i tre grossi protettori della feroce dittatura birmana,che sono la Cina, la Russia, l’India, che ai militar socialisti birmani forniscono armi in cambio d gas e petrolio,che sono terrorizzati dall’ipotesi che un Buddha liberatore ed insurrezionale possa “contagiare”i buddisti del Tibet, anche loro oppressi dalla Cina assassina. Questi complici e protettori non possono-in nome del dio quattrino-essere disturbati neanche per difendere chi crede nel Dio delle libertà.
Anche noi possiamo (sappiamo?) fare poco in questa situazione drammatica, ma almeno vogliamo inondare di proteste civili le nostre città, la nostra Italia, le sedi istituzionali d’Europa e del mondo.Mentre Romano Prodi, parlando all’ONU, si è sciacquato la bocca con la solita predica sulla moratoria universale sulla pena di morte, noi laici e liberali chiediamo le firme per un appello che almeno sia una chiara protesta e richiesta:libertà e diritti civili per i cittadini birmani a cominciare dalla fine della prigionia per il premio nobel Sun Kyi; libere elezioni per un nuovo governo;diritto di libera informazione; condanna della fucilazione come metodo di ordine pubblico.
Adalberto Scarlino

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