“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Se questa frase attribuita impropriamente a De Gasperi racconta il vero, Matteo Renzi difficilmente avrà la possibilità di dimostrare a breve le sue capacità di statista. Anche se non lo ha ancora dimostrato, non è detto che non ne abbia le capacità. Piuttosto grava su di lui un vizio di origine: il modo come è avvenuta la sua ascesa a Palazzo Chigi.
Renzi è prigioniero della sua contraddizione. Aveva sempre detto che non sarebbe andato al governo senza una investitura popolare. E, invece, ci è andato nel peggiore dei modi. Passi lo sgambetto al suo compagno di partito, Enrico Letta. Più fatale gli è stato diventare presidente del consiglio con un parlamento frantumato. A tal punto che per mettere assieme una maggioranza ha dovuto assemblare un mosaico che, se da un lato sta assieme a fatica per quanto è contraddittorio, dall’altro non ha futuro in quanto coalizione. Se vuole vincere le prossime elezioni, il presidente del consiglio dovrà farlo da solo, perché i gruppuscoli che lo sostengono, a cominciare da quello di Alfano, pomposamente autoproclamatosi Nuovo Centro Destra, elettoralmente non hanno futuro.
Ed è per questo che Renzi non governa, piuttosto è perennemente in campagna elettorale. Per dirla con De Gasperi, non guarda alla prossima generazione: non può permetterselo perché è un precario a causa della sua maggioranza raccogliticcia e potrebbe cadere da un momento all’altro. Guarda alle prossime elezioni. E, dunque, ogni suo gesto, ogni parola, e, purtroppo, ogni atto del governo, è uno spot elettorale. La scarsa qualità della stampa italiana gli da una mano, come quando annuncia trionfante e con sprezzo del ridicolo che “il deficit va giu‘ e il Pil va su“. E’ avvenuto, appena qualche giorno fa, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo il via libera alla nota di aggiornamento del Def. E soltanto la stampa estera ha rilevato la gigantesca bugia.
Ora, fino al prossimo 4 dicembre, le campagne elettorali saranno addirittura due, a causa del referendum costituzionale. Il che significa, se possibile, un vuoto di governo ancora maggiore e dosi di propaganda più insopportabili.
Nicola Cariglia

Ma che vuoi che se ne freghi di governare. Devono VINCERE! Cosa; per chi?
Ma il conformismo ha ormai conquistato tutti e l’autocensura (non si spara sul guidatore) sta addormentando sempre maggiori strati della popolazione, sopratutto del ceto intellettuale e dei media.
C’è paura? Probabilmente si in un popolo che non ha mai fatto la rivoluzione (ma ha pagato le guerre con milioni di morti!), anzi ha odiato i rivoluzionari (Mazzini, Garibaldi, ecc.), perché potevano cambiare gli equilibri del Francia o Spagna…..
L’ultima ci vede impegnati ai confini con la Russia, come coordinatori della “difesa” NATO.
QUALCUNO LO SA? Forse la Mogherini commissaria Europea e qualche “generale” nostrano. Ma il Parlamento? Il Presidente della Repubblica che è il capo delle Forze Armate?
Tutto tace: le trombe hanno la sordina, si tifa Clinton, si sta attenti alla Raggi (non a Marino), si ingoiano bocconi amari, ma tutto deve essere messo tra la spazzatura sotto il tappeto, perché vi sono cose MOLTO PIU’ IMPORTANTI e non vi suggerisco quali.
Tanti auguri.
I primi a noi stessi (senza figli maschi dei quali speriamo non aver bisogno!)
Caro Gran Franco Orsini, se su un giornale on line come Pensalibero c’è timore a parlare di certi argomenti, al punto da inventarsi un nuovo taglio editoriale che spenge la voce dei lettori in concomitanza col referendum costituzionale, puoi immaginarti cosa sia il resto dell’informazione pressoché governata da gentaglia prezzolata a doppia o tripla faccia.
Caro Nicola, come vedi commenti e botta e risposta tra i lettori sono in pratica scomparsi. Ora Pensalibero è una raccolta di opinioni affrettate e senza seguito, e la rete è piena di siti simili. Non mi sembra sia stata scelta saggia, e, torno a dire, proprio in vista del referendum, quando accendere le micce è salutare per la democrazia, comunque la si pensi. Perché ogni tanto nella vita non si smette di essere sereni e posati, credendo che i toni sommessi diano misura?