Si snoderà silenziosamente la IX Marcia per la Libertà dei Popoli e delle Minoranze oppresse, che si terrà a Roma sabato 8 ottobre alle 16 da Piazza Mazzini a Castel Sant’Angelo e a Parigi da Place de la Bastille a Place de la République, organizzata dalla storica Associazione di cultura liberale “Società Libera”. L’appuntamento vuole essere un’occasione di riflessione sullo stato della libertà e dei diritti individuali nel mondo, tema che dovrebbe essere centrale e vicino agli ambienti culturali prossimi al liberalismo, ma che trova profondo disinteresse anche nella galassia liberale del Paese, abituata com’è ad una considerazione quanto mai domestica del tasso di libertà.
La condizione di oppressione di popoli e minoranze quali tibetani, uyghuri, vietnamiti, cambogiani, krom, laotiani, kurdi, indios amazzonici, yazidi, minoranze cristiane e venezuelani, ultimi aggiunti ma non meno soffocati da un antistorico regime, difficilmente scuote coscienze ed interesse mediatico. Lo stato della libertà e dei Diritti naturali nel mondo va deteriorandosi se in oltre metà dei Paesi, a centinaia di milioni di persone, è negata o limitata la libertà politica, religiosa, economica e non riconosciuti i diritti umani, sociali e civili. L’occidente, e con esso una sempre più declinante Europa, continua a rimanere inerte, prevalgono retoriche e generiche affermazioni di principio; “costruire un mondo che abbia come fondamento il rispetto dei diritti umani” o “i diritti umani continueranno ad essere al centro della politica di allargamento dell’Ue” sono dolci e piacevoli espressioni, tratte da un documento del Consiglio dell’Unione europea, che tanto ricordano la suggestiva “Un mondo migliore è possibile” particolarmente amata da Fidel Castro, notoriamente esemplare leader liberale. Resta il fatto che se nel ventunesimo secolo le libertà fondamentali continuano ad essere negate o limitate qualcosa non funziona a livello delle relazioni internazionali. La tanto declamata difesa delle libertà individuali, dell’ autodeterminazione dei Popoli, della dignità delle persone, in nome di una malintesa realpolitik, è sempre subordinata a priorità di tipo politico, economico e commerciale. Le istituzioni internazionali non dovrebbero considerare secondario e di basso profilo la salvaguardia dei Diritti Umani nei rapporti tra gli Stati sullo scacchiere mondiale.
Il pianeta ha fame di libertà ed occorre nutrirlo con la libertà politica che è presupposto per la stabilità e la coesistenza, il mondo non sarà in pace fin quando assetti politici, unità, omogeneità territoriale ed identità dei Popoli saranno imposti. Occorre nutrirlo con la libertà economica e la libera iniziativa, se vogliamo assicurare sviluppo e superamento di criticità e deficit a cominciare da quello alimentare, il mondo necessita di creazione di valore, se si vuole rispondere alle aspettative, ai bisogni e ai sogni di popoli e persone. Occorre assicurare la libertà religiosa e linguistica, fondamentali elementi per la salvaguardia delle rispettive identità; a conferma, l’accanimento contro le chiese cristiane in Medio Oriente, la precarietà di quelle ortodosse in Kossovo, la distruzione dei monasteri in Tibet – l’ultimo, nello scorso luglio, quello di Larung Gar tra i principali centri di studi buddisti – a seguito della quale due monache si sono immolate, e siamo a circa duecento suicidi in otto anni, nell’oblio quasi assoluto dei media occidentali.
Ed allora, un appuntamento silenzioso per riflettere e testimoniare l’impegno delle genti d’Europa, ma soprattutto per richiamare l’attenzione della dirigenza politica europea sulla necessità di dare segnali concreti. Il primo potrebbe essere l’instaurazione della Giornata europea per la libertà dei popoli e delle minoranze oppresse, un primo passo non particolarmente coraggioso, considerando che celebriamo già la Giornata internazionale del cane, ma forse significativo come segnale.
Vincenzo Olita

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