Possiamo finalmente sfatare un luogo comune che ha avuto sin troppa fortuna: non è vero che lo sport preferito dagli italiani è il calcio, perché l’attività in cui eccelliamo e perseveriamo senza freni è in realtà quella della rimozione, prosaicamente intesa come negazione indefessa e senza vergogna di tutto quanto fino a ieri avevamo sostenuto con forza e convinzione. Non si potrebbe spiegare altrimenti il colossale vuoto di memoria – o, se preferite, l’abnorme esibizione di facce di tolla – che pare aver colpito larga parte della classe politica italiana riguardo la vergognosa legge elettorale che ci ritroviamo, improvvisamente rinnegata e definita scandalosa da coloro che a suo tempo l’hanno voluta e votata con assoluto sprezzo della democrazia e, soprattutto, della sovranità popolare. Il fenomeno in questione, come da migliore tradizione della rimozione italica, è rigorosamente bipartisan, un virus che si trasmette di ora in ora sulle opposte sponde bipolari e si propaga alla velocità della luce tanto da aver ormai assunto le proporzioni di un’epidemia pandemica che, stante la sua inconsistenza di fondo, ci ricorda quella che da ragazzini chiamavamo “stupidera”, ovvero il primo che partiva con la ridarella contagiava tutti gli altri senza che ci fosse un vero motivo per cui ridere. Abbiamo già scritto, ma ci piace ripeterci, della labilissima memoria di Rosy Bindi – sarà l’età?! – che da due mesi a questa parte la porta ad affermare ovunque le sia data opportunità di parola che questa legge elettorale è “scandalosa”, dimenticando chissà perché di precisare che il suo partito l’aveva prima anticipata in Toscana, con la legge elettorale regionale, e poi entusiasticamente approvata a livello nazionale grazie anche alla ferma volontà di Massimo D’Alema. In questi giorni abbiamo sentito Bocchino, ormai non più un uomo ma un incrocio fra una Madonna pellegrina e l’eco delle valli alpine, spiegare lo scontro fra Fini e Schifani sui due progetti di modifica della legge elettorale attualmente in discussione al Senato come una democratica battaglia per il ripristino della sovranità popolare, scippata pare da anonimi banditi senza nome, visto che Bocchino ha preso perlomeno un Master e qualche altra specializzazione nell’arte di non rispondere alle domande più ovvie. Che di solito son anche quelle più scomode. Perché Bocchino, e con lui Fini naturalmente, con tutto il gruppo di nuovi adepti a Fli – che poi sono tutti transfughi del Pdl sponda berlusconiana in preda al raptus della rivincita per essere stati trombati da qualche incarico – ci dovrebbero pur dare qualche onesta, e perché no argomentata, spiegazione sulle ragioni di questo improvviso cambio di posizioni riguardo ad una legge elettorale che loro stessi hanno scritto, votato e di cui hanno ampiamente usufruito per portare le loro truppe cammellate in Parlamento, fregandosene altamente dell’opinione degli elettori. Ma questa risposta non arriva mai, Bocchino glissa, gira intorno, cambia discorso – l’abbiamo visto l’altra sera in un talk shaw con tre giornalisti che non sono riusciti ad ottenere uno straccio di risposta in tal senso – ma si guarda bene dall’addentrarsi in un terreno estremamente periglioso come quello della dialettica onesta: e come potrebbe altrimenti continuare a propagare il verbo della novità coniugato con quello della rivolta liberale – sissignori, liberale, una roba da non credere – se ammettesse che la legge elettorale in realtà a loro andava bene com’era, che la fondazione del Pdl solamente un anno fa era l’unico strumento per vincere le elezioni e partecipare alla spartizione degli incarichi istituzionali e del potere a tutti i livelli, che lo scontro per la leadership, aggravato da antipatie personali, è stato in realtà l’unico reale movente dello strappo di Fini?! No, meglio rimuovere le cause, far conto sulla scarsa memoria di questo paese, e puntare invece sugli effetti speciali delle dichiarazioni quotidiane, tanto, si sa, l’ultimo che parla ha sempre ragione fino alla prossima dichiarazione. Lo scetticismo che palesammo fin dall’inizio della contesa Berlusconi-Fini, e che si è poi rafforzato negli ultimi tre mesi, è dovuto essenzialmente ad una ragione che, per noi che pratichiamo ancora qualche sano principio e non desideriamo farne abiura, ha un valore fondante: la credibilità. Non vediamo, né riusciamo pur con tutta la nostra buona volontà a rintracciare, alcun segno di credibilità nel complesso delle azioni di Fini, Bocchino e compagnia di giro oggi chiamata Fli, neppure nella pretesa, peraltro condivisibile, di ricostituire una dialettica democratica fra le parti che fin qui è stata del tutto assente. Ribadiamo che non era questo né il tempo né il momento: quando si è parte attiva, e Fini certamente lo è stato, della fondazione del principale partito di un paese, quello che, dati alla mano, raccoglie più voti e dunque governa, si ragiona di idee, principi e progetti, ammesso che se ne abbiano, in fase di fondazione, non si aspetta di aver vinto le elezioni e di essersi accomodati sulle poltrone più alte per avviare una fronda interna e destabilizzante non solo per il partito, chè ce ne importerebbe poco, ma per tutto il paese. Dunque, si dia pace Bocchino, e con lui tutti i parolai che ci assordano di questi tempi, da destra e da sinistra: chi coltiva ancora una memoria storica, non crede né crederà mai a tali improvvise folgorazioni sulla via della democrazia partecipata, né tantomeno potrà riconoscere la validità di ragioni che avrebbero dovuto palesarsi al momento dell’approvazione della attuale legge elettorale, bocciandola, ed alla fondazione del Pdl, mettendo in tavola precise condizioni liberali di cui solo oggi si vagheggia per far abboccare gli ingenui all’amo della presunta rivoluzione illuminata. Non si riempiono i vuoti di memoria con le chiacchiere, ma i mestieranti della parola solo questo sanno fare, dunque non chiedano la nostra fiducia perché non l’avranno.
ChiBo

Che la frammentazione dei partiti difficilmente possa associarsi ad un governo stabile è abbastanza logico ,ma attribuire la responsabilità della frammentazione al sistema proporzionale è abbastanza superficiale( infatti oggi abbiamo più partiti che mai ). Mi permetto di osservare che qualcuno ha già inventato la “soglia percentuale” come sistema per togliere di mezzo le pretese ridicole e marginali . Certo , con questa moltitudine di parlamentari che ci ritroviamo, e con i vantaggi personali legati al momento elettorale , è obiettivamente difficile parlare di “soglie” di sbarramento .Ma sarebbero necessarie.
Inoltre il voto plebiscitario ,per alzata di mano ,quale vuole Gianfranco per garantire stabilità di governo,di demo-cratico mi sembra abbia molto poco . E sicuramente necessita solo di pochissimi “rappresentanti”,dato che la bontà delle decisioni governative si misura solo con l’accettazione dei sudditi.
Garantire voto libero e segreto è opinabile con le liste bloccate,e ridurre le poltrone a numero fisiologico è difficile senza sbarramenti percentuali .
A che gioco vogliamo giocare ?
Paolo: condivido la tua decisione.
Gianfranco: il porblema è la sovranità popolare che nel nostro paese è totalmente rinnegata dalla legge attuale, modellata solo ed esclusivamente sulle esigenze della partitocrazia che l’ha partorita. Per il resto, è evidente che la legge è solo uno strumento, per questo nella nostra proposta abbiamo articolato una serie di condizioni atte a correggere le storture di un intero sistema: se bipolarismo deve essere, allora che questo sia applicato completamente e non solo a parole.
E’ da qualche tempo che il mondo politico si agita sul problema della legge elettorale. Mi viene da sorridere pensando a tanta agitazione, perchè si riferiscono a questa legge elettorale tutti i mali possibili, mentre in realtà la legge ellettorale è solo il modo con cui vengono eletti dal popolo i parlamentari, rappresentanti della sovranità popolare. In seguito i parlamentari esprimono un governo che gode della fiducia della maggioranza di essi. Qualsiasi legge elettorale è buona se con essa si riesce ad eleggere un parlamento con rappresentatività popolare la più larga possibile e nello stesso tempo il parlamento riesca ad esprimere governi stabili. E’ difficile avere contemporaneamente un parlamento largamente rappresentativo delle forze sociali e nello stesso tempo avere stabilità di governo, perchè la frammentazione dei partiti difficilmente assicura un governo stabile. Questo, a mio parere, si raggiunge con il sistema elettorale della proporzionale pura abbinanto alla sfiducia costruttiva, in caso di crisi di governo. Solo due paesi in ocidente adottano un sistema di questo tipo. Cioè il governo dimissionario rimane in carica nella pienezza delle sue funzioni finchè un altro governo non sia pronto per sostituirlo. Questi paesi sono l’Olanda e Israele.
Condivido. Aprire scommesse su quando (mai) sarà modificata la legge elettorale. Dal mio canto, prima di allora non tornerò a votare!