L’Italia arriva al voto, per esigenze e con modalità di “casta”, non di popolo.
Il ricambio paventato è abortito e rinviato “sine die” dalla nomenklatura dominante e autoconservativa.
A 30 anni dal rapimento Moro, uno degli ultimi intellettuali pragmatici della nostra storia repubblicana, immolato con eccessiva e sospetta rigidità da “sedicenti amici”, tirato giù da un terrorismo sicario e balordo, forse perchè guardava troppo lontano o perchè una spanna piu su dell’ordinaria mediocrità della classe politica; a 60 anni dalla nostra Costituzione, sempre in bilico tra un “restyling” e una restaurazione reazionaria, il nostro popolo si interroga nel 2008, tra esigenze di “palazzo” e urgenze sociali (il potere d’acquisto dell’italiano medio è sempre più instabile e precario e quindi lascia sempre meno fiato in gola).
Poichè “primum vivere (in democrazia possibilmente) deinde philosophari”, il primo passo è quello di resistere a questa dittatura diarchica, che oggi risponde al binomio consociativo PD-PDL.
C’è il rischio di subire la messa in mora della democrazia e, con essa, più di un terzo degli italiani, che rischiano di essere esclusi dal diritto di rappresentanza parlamentare grazie alla neo-legge-truffa (premio /furto di maggioranza) a scapito della voce e delle ragioni di tutte le minoranze politiche calpestate e grazie alla neo-legge Acerbo che assembla “listoni bastardi” finalizzati elettoralmente a raschiare il barile e ad occupare di prepotenza le aule parlamentari.
Gli italiani votino e si esprimano liberamente, secondo coscienza e senza ricatti mentali “ad usum delphini”. In queste “elezioni”, delegittimate da una cooptazione dall’alto dei parlamentari, dalle cricche burocratiche dei partiti ed il popolo ripiegato in una miserabile funzione di ratifica, bisogna sconfiggere le pretese egemoniche dell’accoppiata PD-PDL, facendo in modo che almeno un terzo dell’elettorato (meglio se il 40%) si schieri al di fuori; in tal senso, anche se tecnicamente si tratterà di liste non cumulabili ai fini di un’alleanza di governo, il significato politico di un voto al di fuori della diarchia sarebbe evidente tanto da imporre alle cricche dirigenti del tandem PD-PDL un’inversione di tendenza rispetto alle pretese antidemocratiche e bipartitiche.
Votino i cittadini liberi da pressioni e condizionamenti, seguendo il loro cuore o il loro cervello, si astengano o votino nullo (meglio evitare le schede bianche, perchè potrebbero essere compilate in fase di spoglio nei seggi, se manca una dovuta vigilanza) votino a destra, al centro, a sinistra, dando voce a tutti, evitando un’inutile compressione di democrazia nell’accoppiata PD-PDL, limitando i consensi di ciascuno di essi a meno di un terzo dell’elettorato.
Il 15 aprile, se l’intento democratico e pluralistico dei cittadini sarà chiaro, potremo progettare uno scenario politico-culturale con 5-6 aree, con i laici liberali e socialisti, i federalisti, i conservatori, il centro, la destra e la sinistra con una pluralità di alleanze possibili che daranno sostanza alla terza repubblica.
Francesco Attolico
(presidente Democrazia Sociale Euromediterranea Puglia – direzione nazionale
Polo Laico Liberale Socialista)
attolico.dsepuglia@tele2.it 338.3156505

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