
Questo sondaggio sul campo, che ha visto protagonisti oltre sei milioni di elettori, non ha mosso di un centimetro i convincimenti degli italiani che continuano a essere divisi senza appello tra una parte e l’altra dello schieramento politico. Certo, poi ci sono coloro che per spirito di bandiera sostengono di aver vinto loro, non importa con quale scarto, perché, contravvenendo a De Coubertin, l’importante non è partecipare ma vincere, costi quel che costi. Insomma, continuiamo a percepire la politica come se da una parte esistessero soltanto Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega e dall’altra PD, Movimento 5 Stelle e Verdi-Sinistra. Ma non è così semplice. Intanto a votare vanno sempre meno cittadini e quasi la metà degli aventi diritto resta a casa, senza che nessuno sembri davvero interessato a comprenderne le ragioni profonde. Eppure quel silenzio elettorale pesa più di tante dichiarazioni urlate nei talk show. Esiste inoltre una parte del Paese che guarda al Centro, a movimenti meno agitati e più pragmatici come Azione, Italia Viva, Avanti PSI e altre realtà storiche e civiche. Un’area moderata che forse non accende le piazze ma continua a rappresentare cittadini che chiedono equilibrio, concretezza e capacità amministrativa. Questo dovrebbe suggerire maggiore cautela prima di trasformare ogni consultazione in una sfida da stadio, dove i tifosi vedono soltanto la propria squadra senza l’obiettività necessaria per analizzare davvero il gioco e capire dove si sbaglia. Credo che gli italiani abbiano compreso che i conflitti permanenti, di qualsiasi genere, favoriscono soprattutto chi ama vivere di scontri e contrapposizioni. La maggior parte delle persone, invece, è composta da lavoratori, famiglie, pensionati e giovani che cercano stabilità e serenità nonostante le difficoltà economiche, le incertezze internazionali e le sbandate del Governo. Toni più bassi e meno propaganda aiuterebbero a osservare meglio le loro necessità e magari, insieme, anche a risolverle. Ecco perché molti si allontanano dai fanatismi e dagli estremismi, compresi quelli incarnati da movimenti estremi. La Sinistra, nel bene e nel male, possiede un’esperienza storica che potrebbe consentirle uno sguardo più inclusivo e sociale. Ma se davvero vorrà tornare a vincere le elezioni non dovrà accontentarsi di prepararsi a prevalere soltanto sul filo di lana: dovrà osare di più, aprirsi al dialogo con il mondo moderato, con le competenze, con chi negli anni ha contribuito al benessere e alla crescita del Paese. Solo così potrà trasformare una vittoria numerica in una vera proposta di governo credibile e condivisa.
Angelo Santoro

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