Cari amici le chiamano primarie. Non è un voto, è un gioco di club, dove s’imbrogliano, litigano, si arrovellano, piangono, ridono, stappano bottiglie di spumante, si abbuffano, tra i bignè traboccanti di creme pasticcere, pistacchi, noccioline. Prima felici, poi ingiuriosi per aver vinto, perso, truccato, comprato, vietato, il voto di accoliti fedeli, da far rabbrividire quel che resta del Pdl a Napoli, come a Roma, dove si ritrova un presidente del consiglio eletto, di fatto, alla medesima maniera. Dio lo vuole! Siamo in piena democrazia. E’ il gioco delle parti, dei ruoli disegnati da altre regole; non quello del voto popolare in regolari elezioni e competizioni tra partiti…Partiti? Ma di cosa sto parlando ?…scusate farnetico.


ma possibile che , oltre quello che ci è dato vedere e sopportare dobbiamo anche assistere alla pagliacciata delle primarie? Se vanno secondo i capi partito bene, altrimenti accuse denunce, voglia di ribaltare tutto (da parte degli sconfitti) fino alla pantomima della richiesta di referendum (a Roma) sul nome designato (sembravano tutti d’accordo) e una volta confermato …voila, dal cilindro del mago spunta il candidato oppositore. E senza condividere il parere di chi dice o mamma o sindaco devo ammettere che la cosa non è facile specie per una città ormai sommersa dal malaffare e dal degrado come Roma
Mala tempora currunt e non si vede lo strapiombo alla fine ,