Non molto tempo fa ad un lettore che mi rimproverava (ingiustamente, secondo me) di essere un nostalgico della “prima repubblica”, risposi che l’unica cosa che rimpiangevo certamente era il fatto che si poteva tranquillamente avanzare critiche anche feroci senza che i politici presi di mira fossero divorati da sete di vendetta.
Oggi, di fronte alla valanga di “fuoco amico” indirizzata contro Massimo D’Alema in seguito alla ultima intervista rilasciata al Corriere della Sera, sono ancora più convinto della risposta che diedi al mio lettore.
Non entro nemmeno nel merito delle critiche di D’Alema: non faccio parte del PD, se la sbrighino loro. Del resto nel merito non sono entrati nemmeno tutti quegli esponenti PD che si sono ritenuti in dovere di partecipare al linciaggio: pretoriani del nuovo Papa, Matteo Renzi, o ex dalemiani smaniosi di guadagnare punti di merito agli occhi del nuovo padrone del vapore per fare dimenticare di essere stati ancor più servili ai tempi del vecchio. I quali rivolgono all’ex segretario PDS ed ex presidente del consiglio accuse leggerissime tipo: essere stato complottista contro Prodi, essere roso da invidia, essere arrogante (lui soltanto?), nutrire ambizioni e, ovviamente, accusa delle accuse, essere frazionista e, dunque, prossimamente traditore. E’ un armamentario di accuse che mirano a distruggere direttamente la persona e che i meno giovani ben conoscono (se non hanno rimosso la storia dalla loro memoria).
Linciare D’Alema sul piano personale e non per ciò che ha detto, confutandolo magari con altrettanta forza, era una pratica consueta di una stagione che D’Alema ha vissuto a lungo nel vecchio PCI. E aver vissuto quella stagione è, appunto, l’accusa che rivolgono a D’Alema gli stalinisti di oggi.

D’Alema non mi è stato mai simpatico, ma è un gigante al confronto con l’attuale inquilino di Palazzo Chigi e i suoi lecchini, la cui unica arma ideologica è mentire sistematicamente su tutto, la menzogna come spudorato metodo politico dei nuovi stalinisti, appunto così ben definiti da Nicola. L’attuale PD si annovera tra i partiti più equivoci della storia italiana dall’Unità, equivoco ideologicamente, equivoco nei fini, equivoco negli strumenti. Perché tanta tolleranza verso questa gente?
Nicola ha ragione e aggiungo che umanamente siamo a anni luce tra i due. D’Alema ha un caratteraccio, ma non è ipocrita, dice quel che pensa, lo si puo’ contestare, ma è preferibile a questa nuova generazione di arroganti, ignoranti, spesso sopravvalutati e incompetenti. Spettacolare la sua espressione quando, al funerale di Ettore Scola, un giornalista gli chiese cosa pensasse del fatto che Renzi era stato la da poco…..
Hai ragione, Nicola. D’Alema, come tutti, può dire ciò che vuole. Ma non puoi negare agli altri il diritto di prenderlo per il q.