Non è assolutamente vero che prima di questa legge ci fosse il far west, l’Ordine dei Medici si era dato una serie di regole, all’interno del proprio codice deontologico, che ha funzionato benissimo. Una maggioranza parlamentare non può imporre le proprie regole etiche.
Anna Maria Celesti, consigliere regionale di Forza Italia, medico ginecologo, si è decisamente schierata contro la Legge 40 fin dalla sua approvazione, sostenendo le sue ragioni non solo come medico ma anche per la sua esperienza personale di donna; all’età di 37 anni, in seguito ad un intervento chirurgico, è diventata sterile ed ha liberamente scelto, insieme al marito, di non perseguire altre vie alla maternità, ma si batte perché le altre donne, con la stessa libertà di scelta da lei esercitata, possano seguire altre vie per avere un figlio.
Dottoressa Celesti, perché è importante questo referendum?
Perché chi crede nella democrazia crede nel senso di responsabilità e nella libertà di coscienza dei cittadini che, sulle questioni che riguardano i loro diritti, devono poter decidere cosa è giusto attraverso il proprio giudizio, e non secondo l’imposizione di coscienza di una maggioranza parlamentare.
La sua opinione di medico e di donna sulla Legge 40.
Premetto che credo nel rispetto delle opinioni di tutti e quindi che non si debbano tutelare solo le opinioni affini alla propria ma anche quelle diverse, questo è l’elemento fondamentale della democrazia. Sul piano sociale si devono garantire due cose essenziali: la tutela della salute ed il rispetto delle scelte individuali. La legge 40 viola entrambi questi principi ed è, oltretutto, una legge inutile, perché fin dal giugno 1995, a seguito di alcuni episodi totalmente condannabili nel campo della fecondazione assistita, l’Ordine dei Medici si era dato una serie di regole, all’interno del proprio codice deontologico, che ha funzionato benissimo. Voglio ripetere con forza, quindi, che non è assolutamente vero che prima di questa legge ci fosse il far west, l’Ordine dei Medici prevedeva la fecondazione solo allo sopo di ovviare alla sterilità. Non permetteva maternità surrogate né fecondazioni su donne in menopausa non precoce o a morte avvenuta del partner; non pemetteva la selezione di gameti o di embrioni per pregiudizi razziali né lo sfruttamento di gameti o di embrioni a fini commerciali o solo a fini di ricerca. Prevedeva la fecondazione solo per coppie eterosessuali stabili, e stabiliva un rapporto chiaro tra medico e paziente sin dall’inizio. Quindi, se proprio il parlamento voleva fare una legge, bastava che recepisse il codice di regole dell’Ordine dei Medici, invece ha applicato un approccio totalmente sbagliato alla maternità. A mio avviso, la maternità intesa come capacità reale o virtuale di dare la vita determina la diversità uomo-donna, è un punto di forza che valorizza nella donna la capacità di dare e di creare la vita e non lo si può liquidare senza pensare al dolore di una donna e di una coppia. La libertà di scelta è determinante, una maggioranza parlamentare non può imporre il proprio modo di sentire e le proprie regole etiche. Una coppia sterile ha tre possibilità: non fare nulla, adottare oppure ricorrere alla fecondazione assistita, e deve essere una libera scelta. La legge 40 viene meno a tutte e tre queste possibilità: l’obbligo di impianto dell’embrione di fatto è un trattamento sanitario obbligatorio inaudito; il rischio di aborto e di gravidanze gemellari è molto maggiore e pericoloso tanto per la donna che per i bambini; il divieto della diagnosi preimpianto per poi ricorrere all’aborto è una contraddizione assoluta: è più logico per la salute e l’etica fare prima una diagnosi o abortire? E in caso di genitori portatori di malattie genetiche, impedire la diagnosi preimpianto presuppone non solo avere un figlio malato ma mette a rischio di vita anche la madre. Il divieto alla fecondazione eterologa, poi, mette addirittura in discussione lo stesso principio dell’adozione; la genitorialità non può essere solo un fatto genetico, chi adotta ama un figlio come se avesse il proprio Dna, e questo vale anche per la fecondazione assistita. Oltretutto, la Legge 40 colpisce le categorie economicamente deboli, perché chi ha maggiori risorse va all’estero a cercare quello che nel nostro Paese è proibito.
Dottoressa, inviti le donne a votare sì.
La donna deve rivendicare la propria femminilità che si esplica anche attraverso la capacità reale o virtuale di dare la vita, che le permette di sentirsi paritaria all’uomo pur nella diversità. Dobbiamo lottare per ciò che siamo ed essere orgogliose di poter esprimere le nostre potenzialità, per questo dobbiamo votare sì alla libertà di scelta.
Chiara Boriosi Fonte L’Opinione

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