1. PREVENZIONE
Forse l’8 dicembre 2019, forse già a novembre, il virus è segnalato in Cina e questo già è un problema. Il ritardo assegna a quel paese responsabilità enormi per quello che è successo.
Sulla stampa sono apparse notizie di polmoniti sospette in Italia, nel Lodigiano e non solo, già da gennaio. Se si fossero segnalati questi casi sospetti forse si sarebbe avvertito il pericolo ancorché indefinito e si sarebbero attivate procedure di allerta. Quale è la Sua opinione?
2. SOTTOVALUTAZIONE
Quando sono arrivate le prime notizie dalla Cina si sono adottate misure di blocco dei voli insufficienti forse anche perché il pericolo era sottovalutato. Nonostante le immagini spettrali di Wuhan sotto coprifuoco, è partita una discussione fra scienziati che si dividevano fra chi la dichiarava poco più di una influenza e chi la considerava un pericolo grave per la salute dell’uomo.
Ritiene che sarebbe stata forse necessaria una maggior prudenza degli scienziati prima di pronunciarsi e cautela prima di cedere alla lusinga dei medi? Come avrebbero dovuto comportarsi
3. CONFUSIONE
Quando è stato accertato il primo caso a Codogno la politica è precipitata nel caos mentre i medici, i paramedici, il volontariato si sono trovati esposti in prima linea senza adeguate protezioni.
Molti amministratori locali hanno all’inizio rifiutato la realtà, chi dicendo che la città non si fermava, chi facendone bandiera contro il razzismo con incontri affollati con la comunità cinese.
Forse sarebbe stato opportuno ispirarci a maggior cautela ed assieme maggiore decisione , che ne pensa.
4. AZIONE
L’azione è iniziata all’insegna del caos: si bloccano i comuni del Lodigiano, poi Vo’ nel Padovano, poi la Lombardia, poi no anche il Veneto e parti dell’Emilia. Il risultato sono state le corse alle stazioni ferroviarie per rientrare nei luoghi d’origine.
Poi il blocco totale. Con le Regioni poi a rilanciare: non c’è bisogno di riordinare poteri e competenze in tema di emergenza sanitaria? E come?
5. COMUNICAZIONE
Si è assistito nella fasi iniziali a una totale babele comunicativa che ha coinvolto sia le autorità sanitarie e di protezione civile sia gli scienziati fino ad arrivare alle autorità di governo, alle regioni ed ai comuni. Il piano contro le pandemie dedica spazio alla comunicazione. Cosa è successo? Si potrebbero dettare linee guida?
6. COMPRESSIONE
L’Italia è davanti alla scelta difficile: in prospettiva come combinare la salvaguardia della salute con la continuazione della chiusura delle attività e dell’obbligo a restare in casa con la salvaguardia dell’economia che può essere compromessa da un blocco prolungato. Quale è la sua opinione in proposito?
7. VALUTAZIONE
Come giudica la capacità di risposta del servizio sanitario nazionale, al di là dello straordinario impegno del personale: c’è carenza di posti letto? Le impostazioni di ospedali per gli acuti sono insufficienti? Le terapie intensive sono sottodimensionate? Servono ospedali dedicati (un tempo lazzaretti..)? Come soprattutto bisogna attrezzarci per le pandemie prossime venture, le future emergenze?
8 REGIONALIZZAZIONE
Si tira giustamente in ballo la costituzione che tutela il diritto alla salute e poi la riforma che ha creato il SSN come servizio universale, modello Beveridge. In Italia si è realizzata all’insegna del regionalismo. Ha ancora senso questa impostazione? Si può dire che le Regioni hanno fallito? Che sono state una fonte non solo di sprechi ma anche di inefficienze? E la cancellazione della sanità privata – che pure attua la sussidiarietà costituzionale – sarebbe la soluzione dei problemi? Ed i tagli sono il problema principale?
Queste domande sono il frutto di una semplice riflessione sui temi emersi con l’epidemia del corona virus. Sarebbe interessante capire se e quanto le questioni poste sono condivise. Ecco perchè la vera pagina sarebbe quella che potreste scrivere voi, con i vostri commenti. E una pagina ulteriore, ancora più importante e a tempo debito dovrebbe scriverla una Commissione di inchiesta, di quelle vere e non strumentale: non per ricercare il colpevole ma per trarre lezioni per la pandemia prossima ventura..
Luciano Pallini

IL dopo si sta già delineando e sa di tarallucci e vino. Poi qualcuno mi spieghi perché il sovranismo di Salvini è parafascista, mentre la paccottiglia patriottarda di Conte e Mattarella è accolta come manna nazionalcattolica. La verità è una sola: se la morte di 20.000 persone pur vecchie e malconce, Lombardia batte Cina (sic!), non ha creato uno shock collettivo fino a invocarsi PURGHE salutari in ogni settore della politica e dell’accademia, significa che la nazione – pardon il paese! – non esiste. Siamo in mano ad avvocaticchi da due soldi, volenterosi e diligenti, convinti che per essere leader basti essere primi della classe. Perché Speranza pur non avendo responsabilità, non ha dato le dimissioni per far posto ad un tecnico autorevole? Perché i dirigenti della ISS non danno le dimissioni? E così i responsabili regionali della sanità? Urge vincere la guerra? Ma allora anche il buon Cadorna fu ingiustamente silurato. Il gioco dello scaricabarile è cominciato, e poi l’epidemia è ineluttabile, e il ricorso al “senno-di-poi-son-piene-le-fosse” diventerà la cantilena nazionale. Dopo la finzione sulla fine dell’epidemia, ci sarà solo un’abbuffata di tarallucci e vino, insieme a tanta comprensione per l’orribile belpaese, mentre pizzaioli, affittacamere e storici dell’arte riprenderanno la loro esistenza di parassiti. Onore invece al sindaco di Lucca Tambellini, che dopo il contagio ha denunciato tutto ciò a chiare lettere. A Bruxelles fingeranno di non sapere chi siamo.
La spesa per la sanità è cresciuta seppur di poco negli ultimi anni. Gli ospedali di oggi sono macchine tecnologiche e ci si deve stare il meno possibile… Poi le scelte di dove indirizzare le risorse sono le regioni. Per la situazione della finanza pubblica siamo noi ad aver creato un debito monstre che ci schiaccia e che vien pagato dai cittadini in termini di servizi. Grazie
Sarebbe troppo lungo riportare i dati ufficiali, ma l’esperienza del regionalismo in Italia rappresenta senz’altro un fallimento. Da nord a sud, salvo qualche rara eccezione.
Caro Giubileo, non so se è un fallimento ma sicuramente va ripensata profondamente
Intanto va premesso che con i “se” ed i “forse” si parla di fantasia.
1 Dati sospetti appaiono di frequente nelle casistiche mediche e sarebbe un inutuile e pericoloso rincorrersi di allarmi di anno in anno. L’evento “speciale” porta sempre con se l’imprevisto
2 Siamo stati la seconda grande nazione ad essere investita ed il mondo scientifico come in tutte le evenienze straordinarie non può essere concorde quindi ancher la politica ha un elemento in meno di certezza
3, 4 e 8 Comprensibilmente incerta sul da farsi (vedi le altre nazioni venute dopo!!) la politica ha subito la deleteria ingerenza delle Reguioni che vogliono apparire “originali e personalizzate in tutti i provvedimenti. Deve essere abolita la revisione dell’art. V della Costituzione (e dopo eventualmente ridiscutere i ruoli delle regioni)
5 La comunicazione ha effettivamente avuto degli iniziali tentennamenti ma successivamente si è attestata a dei tempi e dei mezzi ripetitivi e quindi maggiormente assimilabili
6 La priorità deve essere data alla salute. Dopo andranno aiutati i lavoratori tutti. Dopo le aziende medio piccole. (tanto è inutile produrre se non c’è chi compra
/ Il giudizio sul SSN può essere dato solo attraverso un confronto con gli altri paesi paritetici. In questo senso ha funzionato. Tutti discorsi sulle strutture sanitarie insufficienti sono gratuiti perchè si inquadrano in un piano nazionale di più ampio respiro. Certamente devono esserci maggiori stanziamenti a fronte di una riorganizzazione che veda meno amministrativi e più personale sul campo. Non si puà organizzare un paese in base ad una pandemia
Non sono d’accordo: c’è stato un susseguirsi tra dicembre e gennaio di casi di polmoniti sospette riportate dalla stampa locale. Non ha funzionato il meccanismo di allerta in presenza di queste patologie previsto nel piano in vigore per contrastare le pandemie. Occorrerà che qualcuno si prenda la responsabilità di aver adottato un protocollo per il quale si facevano tamponi solo a chi veniva dalla Cina (Direttamente!!! nemmeno si consideravano gli arrivi da altri aeroporti intermedi) o di chi era stato in contatto con queste persone. E questo a provocato i primi gravi focolai. Cito il direttore di Anestesia e rianimazione di Schiavonia dove c’è stato il primo morto per Coronavirus sul Gazzettino di oggi 6 aprile D. Direttore torniamo a quel 21 febbraio? R. ” No, partiamo dal giorno prima, il 20. Quando ci rendiamo conto che un paziente di 77 anni di vo? presenta qualcosa di anomalo. Ha una polmonite virale, ma tutti gli esami risultano negativi e nemmeno la radiografia ci aiuta: E’ qualcosa di sconosciuto” D. Quindi fate il tampone R”Sì, ma non è un passaggio così scontato. Quell’uomo non ha i requisiti per fare il tampone. Non arriva da viaggi asiatici e non è stato a contatto con persone provenienti dalla Cina: E’ semplicemente un anziano che giocava a carte in un bar di Vo’. Insistiamo e la mattina del 21 riusciamo a farlo” D. Cosa ricorda di quel giorno? R2 La telefonata del direttore medico in cui mi informa dell’esito. Positivo. Mi sento cadere addosso una valanga. Chiamo il personale e dico ‘Siamo davanti ad una catastrofe’. Ma restiamo luci e scatta il piano…..Blindare l’ospedale e bloccare tutto è stata una scelta oculata” Ecco il problema è: chi ha dettato un protocollo fondato sulla geografia e non sulla patologia? Chi ci ha lasciato nell’incertezza sulla gravità del pericolo e non ha adottato provvedimenti di blocco prima? Di questo si dovrà discutere. Grazie dell’attenzione.
Caro Luciano, mi piacciono gli interrogativi sollevati nel tuo bell’articolo che ha anche il merito di essere interattivo verso il lettore che è sollecitato, con domande precise e stimolanti, ad una diretta partecipazione e quindi a dire la sua.
Voglio rispondere alle voci discordanti che si sono levate da parte di virologi, epidemiologi, biologi, ecc. alcune delle quali mi hanno molto indignata: un vero professionista, e soprattutto colui che lavora in ambito sanitario ed ha sulle spalle la responsabilità della salute e della vita delle persone, non può esprimersi su un tema pressoché sconosciuto, nella fattispecie su un virus assolutamente ignoto dando anche ripetute garanzie con la frase di chiusura: “… non si muore di coronavirus …”
Quanti sono i morti che questa incauta rassicurazione ha prodotto? tale leggerezza ha impedito che si prendessero subito misure restrittive molto severe, che si decretassero zone rosse come la bergamasca facendo così – questo è il mio pensiero – un gran piacere alle industrie ivi insediate che continuano a far lavorare il personale con protezioni che ancora non sappiamo quanto efficaci possano essere. E’ vero che le attività vanno salvate ma non certo così|
Voglio rispondere quindi alla domanda: conciliabilità o inconciliabilità tra salute e lavoro? Dobbiamo puntare sulla protezione di chi lavora, migliorare i nostri sforzi e le nostre competenze, indiscutibilmente alti come l’infaticabile e generoso personale medico, tutto, che si è immolato per salvare tante vite.
Dobbiamo essere orgogliosi di tutto ciò e non dimenticare mai la straordinaria dedizione del personale sanitario che continua a lavorare con un noto margine di rischio. Quindi si riprende a lavorare ma con gli adeguati mezzi di protezione e con l’allestimento di nuovi ambienti se, ad es, quelli dove si svolgevano precedentemente tante attività, alla luce del dramma che stiamo vivendo, non sono idonei. Non è facile (e non sempre possibile) ma non ci manca nulla per riuscirci. Questa volta, invece di autoflagellarci come talvolta accade a causa di qualche indisciplinato e scriteriato individuo, sentiamoci importanti per tutto il meraviglioso operato degli ospedalieri, dei medici di base, di tutti … infondo il miglior farmaco che attualmente è in grado di contrastare il perfido virus, e che anche negli Stati Uniti viene impiegato nella cura di chi è colpito da questo agente patogeno, appartiene agli studi e al formidabile intuito professionale di un medico napoletano.
Infine … ma dove è questo razzismo? qualunque persona ci si possa avvicinare produce il nostro naturale allontanamento per il distanziamento fisico da osservare. E se all’inizio abbiamo guardato con sospetto questa etnia perché dal loro paese si è sviluppato il morbo, poi diffuso ad abundatiam, non ci vedo niente di male. Il male è stato anche non averci correttamente avvisati.
Grazie, Luciano, grazie al nostro team di studiosi e operatori!
Lucia Pugliese
Concordo Lucia. Grazie
Questo è il frutto di quello che ci ha.chiesto l’Europa per rientrare dal debito da cui con questo regime monetario non potremo mai rientrare e che fa comodo alla finanza internazionale e chi come in Europa la rappresenta ,come la Germania che insieme a questi profittatori dei francesi che ne raccolgono gli avanzi si sono pappati la Grecia ed adesso tocca a noi. Se non ci sbrighiamo ad uscirne,Purtroppo, perderemo tutto anche perché soprattutto nel pd vedo pronti i vari Prodi, amato, D’Alema o chi per loro, a svenderci per l’ennesimo benefit o piatto di lenticchie di qualche presidenza.
Mi scusi ma sono in profondo disaccordo. La colpa è di chi ha creato questo debito monstre. Dal default stile Argentina la UE con la BCE ci ha salvato con il whatever it takes di Draghi e ora con lagarde.
Occorre una commissione d’inchiesta parlamentare che accerti funzioni e disfunzioni, individui le responsabilità degli organi e dei dirigenti e se ne valutino le conseguenze penali, senza troppe giustificazioni. Non si capisce perché dopo Caporetto qualche centinaia di disgraziati sia finito al muro, e i colpevoli di mancata vigilanza di fronte all’attuale macelleria debbano continuare a credersi scienziati e prenderne le prebende.
Credo la commissione di inchiesta sia utile per trarre da questa dolorosa vicenda gli insegnamenti per prepararci meglio per la prossima pandemia che verrà.
Appena possibile dovremmo – lo dico in sintesi, ovviamente – abolire, cancellare , la sciagurata revisione dell’articolo V della Costituzione.
Sui difetti in generale – dovrei dire disastri – dei governi regionali , sulla vergogna degli statuti speciali delle regioni ed altro, ricordo , da vecchio iscritto al PLI,, la battaglia del liberali contro il modo in cui vennero realizzate le Regioni politico-amministrative in Italia