Si avvicinano le elezioni politiche più anomale dal dopoguerra, con un post pandemia da gestire , una guerra nel cuore dell’Europa ancora in corso, e la questione approvvigionamento energetico con tutti i suoi problemi annessi e connessi.
E si va, come ormai consuetudine, di emergenza in emergenza.
Evitando, ancora una volta, di affrontare con equilibrio e competenza, diverse questioni che ormai sono incancrenite da decenni. Una fra tutte: la giustizia.
Quella civile , quella penale , quella amministrativa, quella tributaria.
Non rendendosi conto che questa si che è una vera e propria emergenza oramai endemica. Che rallenta la società civile , alimenta paure e sfiducia nello Stato, allontana investitori che non si fidano delle interpretazioni e dell’ applicazione delle leggi in modo errato.
Intendiamoci , la colpa non è della magistratura, o per lo meno non solo ed esclusivamente.
Le colpe sono da ricercare innanzitutto in una cultura che ha fatto carta straccia della nostra civiltà giuridica e l’ha sostituita troppo spesso con la delazione, i finti pentimenti , la ricerca di un colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica.
L’esatto opposto di ciò che dovrebbe essere, appunto , la giustizia con la “ g “ maiuscola.
A chi come noi è garantista da sempre , non suonano nuove certe denunce che adesso vengono esplicitate anche da taluni magistrati e componenti del consiglio superiore della magistratura.
Ed è del tutto evidente che specialmente in sede penale i guasti di una giustizia ingiusta vengon fuori in tutta la loro gravità.
Il caso “ Palamara” e l’autentico verminaio che ne consegue dimostra d’altronde come il sistema giudiziario sia profondamente da riformare , anche oltre la riforma “ Cartabia”.
Dispiace molto e fa tremare i polsi che si debba avere paura più da innocenti che da colpevoli, secondo l’assioma che andava molto di moda negli anni delle cosiddette “mani pulite “ ed anche prima , secondo il quale “ siamo tutti presunti colpevoli”.
Il nostro è un Paese senza memoria storica, ma giova ricordare ( ad esempio ) quanto accadeva nell’estate del 1993 all’ attuale Presidente della Repubblica per far capire la gravità della situazione e l’indebolimento delegittimante delle istituzioni che è tuttora in essere.
Per non parlare del “ caso Tortora “ , della sua ingiusta carcerazione preventiva e della lunga battaglia garantista che sfocerà poi in una grande vittoria del referendum sulla giustizia giusta del 1987 poi disatteso dal parlamento.
Ma torniamo a Mattarella, e al suo legittimo sdegno che manifestò per essere stato messo sotto accusa ingiustamente da un pentito per corruzione, insieme ad altri politici di altri partiti .
Fu una delle tante inchieste dell’epoca, inchieste che si basavano su semplici accuse ( spesso infondate ) di corruttori pentiti.
Erano loro che conducevano il giuoco: ed i giudici ( molti, troppi) si allineavano.
Bastava che un qualsiasi appaltatore di lavori pubblici dicesse di aver dato dei soldi a un uomo politico perché i magistrati si mettessero a emettere avvisi di garanzia a gogo con l’ effetto che tutti sanno.
Nel caso di Mattarella un tale Salamone rivestì di colpo i panni dell’arcangelo Gabriele diventando fonte di ogni verità. Non importava chi colpisse, purché fosse uno che avesse a che fare con la politica.
Sergio Mattarella, era uno degli uomini migliori della Dc, fratello di Piersanti, sulla cui tragica fine
nessuno ha mai osato dire le cose che sono state dette a proposito di Lima. L’amarezza della lettera con cui Sergio Mattarella annunciò la sua intenzione di abbandonare la politica sarebbe dovuta servire di lezione ai giacobini da strapazzo che affollavano ( ed affollano) schermi televisivi e pagine di giornale.
Un meccanismo che poi in questi trenta anni è divenuto incontrollabile. Della corruzione erano ( e sono ) responsabili i politici che hanno fatto scempio dello Stato quanto gli imprenditori, a cominciare dai più grossi, che da questo scempio hanno tratto enormi vantaggi. Buttare l’intera responsabilità sui politici come hanno fatto i giudici e i mass media per tutto questo tempo significa aver creato le condizioni per cui l’Italia non potrà mai uscire dalla crisi. Colpendo all’impazzata la classe politica non si affretta il rinnovamento ma lo si impedisce, mentre i profittatori, che hanno trovato il modo per farla franca, collaborando con gli inquirenti, mantengono il proprio potere.
Che la giustizia debba fare il suo corso lo sappiamo bene e siamo pronti a ripetere quella che ormai è diventata una giaculatoria.
Ma è inammissibile aver messo sullo stesso piano quelle che erano contribuzioni ( ancorché illecite ) con le tangenti.
La tangente è il corrispettivo di un favoritismo, la contribuzione no. Per fare giustizia occorre provare qual è stato il comportamento illecito, altrimenti si fa solo polverone.
Sarebbe stato sufficiente distinguere , e invece si è messo tutto sullo stesso piano .
Con l’unico risultato che il bambino ( la politica) è stato gettato , mentre l’acqua sporca ( la corruzione ) è nel frattempo aumentata.
Francesco Carbini

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