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Vivere tra lo spaccio di droghe, cronache dell’assurdo

Il parco delle Cascine a Firenze ha registrato un calo del 43,5% dei reati nel secondo semestre del 2025. Il dato, fornito dalla Prefettura al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riguarda l’area considerata per anni una delle più problematiche della città per episodi di spaccio, violenze e danneggiamenti.

di Vincenzo Donvito | 25 Agosto 2026

Il parco delle Cascine a Firenze ha registrato un calo del 43,5% dei reati nel secondo semestre del 2025. Il dato, fornito dalla Prefettura al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riguarda l’area considerata per anni una delle più problematiche della città per episodi di spaccio, violenze e danneggiamenti.

Grande soddisfazione? Ovvio per chi è preposto ad un servizio di repressione e prevenzione e per la fruizione mediatica. Ma per chi vive e amministra la città si tratta di un palliativo e un’illusione, visto che reati, soprattutto quelli connessi alle droghe, sono in forte aumento, con la città al 2o posto tra quelle italiane (la prima è Milano, la terza è Roma).

Lo stesso rapporto del Comitato fiorentino rileva che, per quanto riguarda la droga, il problema è tutt’altro che sotto controllo, con la crescita di sostanze nocive come il crack, tipica sostanza dell’emarginazione e disperazione, dai costi bassi ed effetti potenti quanto devastanti. Lo spaccio è più circoscritto e discreto, ma non calato. Ed è quasi annullato per sostanze tipo hashish, i cui “clienti” non si sono certo “ravveduti” grazie alla repressione e prevenzione, ma semplicemente si rivolgono a mercati molto diversi, tipo autocoltivazione e piccolo spaccio ad essa connesso.

Cronache che, al di là della fanfara del presunto successo, non potrebbero essere altrimenti. La domanda di droghe è alta e il mercato clandestino si adegua e perfeziona. Le politiche (molto ideologiche) del governo in merito (con pubblicità dissuasiva) non danno i risultati sperati e, anzi, visti i numeri che abbiamo riportato, provocano effetti contrari.

Crediamo sarebbe il caso che i decisori istituzionali, anche locali, si impegnassero per evitare il fiorire di queste cronache della sconfitta. E’ evidente che i Serd (servizio pubblico dipendenze) non bastano e non sono attrattivi, pur se dispensano farmaci e cure ad hoc. Ci sono città come Zurigo (e anche altre città svizzere) che portano avanti da anni esperimenti positivi di riduzione del danno: centri di consumo controllato e sanitario delle specifiche sostanze, evitando il dilagare sul territorio e controllando la purezza delle sostanze.

Ma questo – Serd e Zurigo – è un supporto che vale solo per chi è tossicodipendente ed ha deciso di ridursi il danno e/o curarsi. 

Ché rimane il grosso problema di chi non è tossicodipendente e si approccia al mercato clandestino per un consumo ludico quanto estemporaneo. Consumatori che, magari alla ricerca di sostanze “leggere”, cedono all’offerta di sostanze “pesanti”, incentivate dagli spacciatori per il loro maggior guadagno.

Un contesto rispetto al quale, le risposte legalizzatorie che arrivano da alcuni Paesi europei e d’oltre Atlantico, sono positive, sanitariamente e per l’ordine pubblico. Opzioni che possono essere prese in considerazione solo con approcci realistici  e non ideologici. Soprattutto – per questi ultimi – quando si presentano con l’obiettivo di “un mondo senza droghe”.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Dossier

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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