
Le scene di teppismo a margine delle proteste giovanili di questi ultimi giorni non modificano la reale consistenza delle ragioni di queste mobilitazioni uguali in Italia come in altri paesi d’Europa.
La protesta é scaturita dalla scarsità di investimenti su scuola ed istruzione, le prospettive di un sicuro precariato immersi come sono le nuove generazioni fra la scarsità abitativa e i salari inadeguati e risibili all’ingresso nel mondo del lavoro; Queste sono una realtà e fotografano la crisi sociale di lungo periodo che stiamo vivendo in Europa e in Italia da almeno un trentennio.
Si può discutere a lungo sulle responsabilità politiche che vengono da lontano e che hanno trovato formidabile alleato nell’immobilismo nella longevità di questo Governo.
I giovani ad ogni buon conto tornano nelle piazze ed il segnale e’ evidente.
Da un lato la drammaticità della condizione giovanile nel nostro Continente che segna il suo inverno demografico dall’altro il risveglio della coscienza politica di una generazione.
Se si pensa che nel mese di Marzo essa fu indirizzata in difesa della Casta Giudiziaria questa volta, per fortuna, ci sono giovani che si battono per i loro diritti che i più anziani stanno sottraendo a loro.
Per questo le scontate ed inevitabili polemiche sulle responsabilità nelle violenze, e nel rischio di un’escalation non possono sottrarci dalla preoccupante analisi attorno a questo drammatico disagio sociale.
Bobo Craxi

In totale assenza di socialismo è più che normale che la gente scenda in piazza.
Ma sembra che i politici nostrani e dell’UE siano sordi. Probabilmente vivono in una dimensione parallela.