
Sui fatti di Milano, per ora, c’è poco da aggiungere: filmati, immagini e commenti sono sotto gli occhi di tutti e saranno i cittadini a farsi un’opinione. La vera novità politica arriva invece da Maurizio Landini, che annuncia uno sciopero generale per novembre e sembra voler entrare da protagonista nella partita del centrosinistra. Mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano a confrontarsi sul futuro del Campo largo e su chi debba guidarlo, il segretario della CGIL sembra voler compiere un salto di qualità, proponendosi come possibile federatore del fronte anti-Meloni. Altro che primarie e litigi tra i leader dei partiti: Landini scende in campo e reclama un ruolo centrale. La domanda, tuttavia, è inevitabile: sciopero generale contro che cosa, esattamente? Opporsi al governo Meloni, in carica ormai da tempo, non sembra da solo una motivazione sufficiente a giustificare una mobilitazione di questa portata. Resta da capire se dietro l’annuncio vi sia una strategia sindacale concreta oppure anche l’ambizione di conquistare un peso politico maggiore, magari in vista di una futura leadership del Campo largo.
Nei prossimi mesi ne vedremo certamente delle belle, ma c’è una preoccupazione che non può essere sottovalutata: il rischio che il confronto politico e sindacale degeneri in scontri sociali pesanti. Sarebbe una follia. In una democrazia si discute, ci si confronta, si litiga anche duramente sui programmi e sulle scelte del governo, ma non si deve mai smarrire il senso della responsabilità. La protesta è legittima, lo sciopero è un diritto, ma nessuno dovrebbe alimentare tensioni tali da trasformare il dissenso in uno scontro permanente. Un’ultima osservazione riguarda proprio Milano: il sindaco Sala ha commentato gli episodi di cui si è discusso in questi giorni, ma, a dire il vero, il suo intervento non è apparso così chiaro a tutti. Almeno a me, confesso, non è riuscito di capire esattamente che cosa volesse dire.
Roberto Caputo

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