
Il 20 novembre non sarà uno sciopero generale come gli altri contro una manovra finanziaria di cui ancora non si conoscono tutti i dettagli. Sarà una sfida aperta al Centrodestra e, nello stesso tempo, una scossa al Centrosinistra che, nonostante continui a essere favorito dai sondaggi, non sembra ancora sapere cosa vorrà fare da grande e soprattutto quali proposte unitarie mettere in campo per il rilancio del Paese. Sono mesi che si parla, e spesso solo si parla, di come scegliere il leader che dovrebbe guidare il campo largo alla vittoria. Sono mesi che Conte e Schlein non riescono a trovare un accordo. Sono mesi che si discute di un possibile federatore. Sono mesi che nessuno ha il coraggio di fare un passo avanti e dire agli alleati: seguitemi. Anche a rischio di essere politicamente impallinato alle spalle. Ed ecco comparire Landini. Alla guida di un sindacato che sembra sempre più in difficoltà nel rappresentare un mondo del lavoro profondamente cambiato, Landini decide di entrare nella mischia. Con lo sciopero generale del 20 novembre sembra voler trasformare la mobilitazione sindacale in qualcosa di più. Una sfida politica al Governo e, indirettamente, alla stessa Meloni. L’uomo che ritrova le piazze, che scalda i cuori di una parte dei giovani e che prova a dare loro una speranza. Un grido lanciato con una voce tonante, quasi d’altri tempi, per sfidare il Governo e la maggioranza a misurarsi sul futuro del Paese. E lo fa in campo aperto, mentre i leader dei maggiori partiti del Centrosinistra vengono trattati dai cosiddetti saggi di quell’area politica come bambini che non riescono a risolvere l’equazione alla vigilia del giorno degli esami. Le elezioni. È proprio qui che la vicenda Landini diventa politicamente interessante. Perché al di là delle ragioni sindacali dello sciopero, la domanda che si pone è un’altra: chi oggi ha davvero il coraggio di occupare lo spazio dell’opposizione? Chi è disposto a parlare a un Paese che non chiede soltanto alleanze elettorali, ma una prospettiva? Chi ha il coraggio di indicare una direzione, anche rischiando di sbagliare? Landini sembra aver deciso di farlo. Forse perché non ha nulla da perdere. Forse perché avverte nelle piazze una domanda politica che i partiti non riescono più a intercettare. Oppure perché ha capito prima degli altri che il consenso non si costruisce soltanto nei palazzi, nelle riunioni ristrette e attraverso i sondaggi, ma anche nella capacità di parlare alla gente e di dire con chiarezza da che parte si vuole stare. Ma una piazza piena non è ancora un progetto di governo. La protesta può accendere una miccia, ma non è sufficiente per costruire una maggioranza. E soprattutto non basta evocare il fascismo per rispondere alle paure e alle speranze di milioni di italiani che chiedono lavoro, sicurezza economica, servizi efficienti e un futuro per i propri figli. È questo il vero punto interrogativo che accompagna la discesa in campo di Landini. Può un leader sindacale trasformare la forza della piazza in una proposta politica capace di parlare all’intero Paese? Può diventare il punto di riferimento di un’opposizione che oggi appare ancora divisa e alla ricerca di una leadership? E soprattutto, il Centrosinistra è disposto ad accettare che qualcun altro occupi quello spazio che i suoi partiti non riescono a riempire? Perché mentre Conte e Schlein continuano a discutere di alleanze, leadership e formule politiche, Landini ha scelto una strada diversa. È sceso in piazza e ha lanciato la sua sfida. Non sappiamo ancora se sarà l’uomo della provvidenza, né se riuscirà a trasformare la protesta in consenso elettorale. Ma certamente ha fatto qualcosa che oggi, nel Centrosinistra, sembra mancare: ha preso l’iniziativa. Sarà dunque Landini l’uomo capace di rappresentare la sfida alla Destra? Sarà lui a indicare una strada mentre gli altri continuano a cercare il federatore, il programma e il candidato alla guida del campo largo? E al grido di “morte al fascismo” reclamerà agli elettori il governo del Paese? Forse no. Ma una cosa è certa: mentre il Centrosinistra continua a cercare il proprio leader, Landini ha deciso di scendere in campo. E questa, comunque la si giudichi, è già una notizia politica.
Angelo Santoro

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