C’è chi dice che l’ultimo premio Strega avrebbe dovuto vincerlo Paolo Giordano con il romanzo “Divorare il cielo”; e è chi dice che questo libro rappresenti la prova della raggiunta maturità per (l’allora sopravvalutato?) autore de “La solitudine dei numeri primi”. Indubbiamente Giordano ha scritto oggi un romanzo di notevole potenza e complessità, risolte però – e non sfugge al lettore – con una scrittura controllatissima, ‘semplice’.
Siamo negli anni Novanta, i protagonisti sono quattro adolescenti e la storia racconta di loro fino all’età adulta, lungo l’arco di vent’anni. L’adolescenza è l’età dei sogni, dei progetti, della ribellione, dell’utopia, del cosa credere e del cosa fare per dare un senso alla propria vita. Il luogo che li vede insieme è una masseria della Puglia, che per i quattro, anche una volta adulti, rappresenterà il mondo: alternativo, passionale, vissuto al limite. Da lì si può, giustappunto, divorare il cielo, compreso Dio. Leggi tutto:
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